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Ogni Venerdì pubblicheremo, in ordine alfabetico, la descrizione dei 73 comuni della provincia, che compare nella pubblicazione "I magnifici borghi. Atlante dei comuni della provincia di Rieti"
Un piccolo volume che raccoglie le informazioni essenziali per raccontare sinteticamente ognuna delle realtà descritte.
La pubblicazione, ora in ristampa, è stata realizzata dalla CNA con il contributo delle Camere di Commercio di Rieti-Viterbo e di Roma.
Queste pagine sono tratte da:
"i magnifici borghi.
Atlante dei comuni della provincia di Rieti"
La copertina e la prefazione della pubblicazione su:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=803104755166110&id=100063997782311

*Tratto da:
"I magnifici borghi.
Atlante dei comuni della provincia di Rieti"
Un piccolo volume che raccoglie le informazioni essenziali per raccontare sinteticamente ognuna delle realtà descritte.
La pubblicazione è stata ideata, progettata e realizzata dalla CNA con il contributo delle Camere di Commercio di Rieti-Viterbo e di Roma.
Il volume è stato ristampato, le persone che desiderano possono averlo, al rimborso del costo di stampa di 20 euro, richiedendolo alla CNA, tel. 0746 251082 cell. 348 3208498 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗔𝗰𝗰𝘂𝗺𝗼𝗹𝗶

Storia importante e scenari naturalistici


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal latino: ad cumulum=alla sommità di… aggregazione di piccoli villaggi in cima alla Valle del Tronto - cumulus=mucchio di costruzioni abitative

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 855 mt s.l.m.

Superficie: 87,37 kmq

Popolazione: 616

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune confina con Abruzzo, Marche, Umbria, circondato dai Monti Sibillini e dai Monti della Laga. E’ attraversato dal fiume Tronto.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nel 575 i territori di Accumoli facevano parte dell’Abbazia di Farfa e del ducato di Spoleto che all’epoca possedeva le Terre Summatine (Accumulese, Amatriciano, Arquata del Tronto). Alcune famiglie dell’Accumulese si associarono per tutelare i loro diritti e rendite quindi nel 1212 fondarono il libero Comune di Accumoli scegliendo di entrare nel Regno di Napoli degli Angioini. Partecipò ai Vespri Siciliani, e fece parte della Capitaneria della Montagna d’Abruzzo, comprensorio territoriale custode del confine tra Regno di Sicilia e Papato. L’autonomia di Accumoli è stata insidiata da pesanti assedi: quello di Norcia, quello dovuto all’espansionismo degli Sforza e quello conseguente alla guerra tra Francia e Spagna per il predominio sull’Italia. Nel 1643 Accumoli fu ceduto ai Medici, ma tornò al Regno di Napoli Nel 1860 entrò nel Regno d’Italia assegnato a L’Aquila, nel 1927 passò a di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Soltanto la Torre Civica del 1100 è sopravvissuta alla distruzione del borgo causata dal forte sisma del 2016. Tele, arredi, statue e tutto ciò che è rimasto del patrimonio artistico di Accumuli è custodito altrove.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio comunale è inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga ed è Sito di Interesse Comunitario (SIC). I laghetti dei Pantani, tra prati e faggi secolari offrono uno spettacolo particolare nei mesi estivi, quando le acque, grazie alla presenza dell’alga Euglena si colorano di rosso. L’Oasi WWF di Lago Secco e Lago della Selva, ospita specie animali e vegetali delle glaciazioni quaternarie. Preziosa per le biodiversità, la flora vanta oltre mille specie censite con imperdibili spettacoli di fioritura.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞

Sui Monti della Laga i carbonai mantengono attive le carbonaie e la tradizionale lavorazione del carbone.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Pentecoste: Pellegrinaggio alla Madonna delle Coste

Agosto: Sapori di Accumoli, Sagra Pasta alla Griscia, Sagra della Pecora, Sagra Fettuccina alla Trota, Sagra Pasta del Vergaro (nelle frazioni)

Novembre: Mostra Equina TPR

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pasta alla Griscia, Pasta del Vergaro, Prodotti degli allevamenti.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.accumoli.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗔𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲

Altopiano-crocevia tra quattro regioni

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal latino matrix=origine, perché Amatrice fu sede della Chiesa principale acquistando preminenza sui villaggi vicini.


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 955 m s.l.m.

Area 174,38 km²

Abitanti 2.251

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

La conca di Amatrice, sulla dorsale appenninica dei monti della Laga, caratterizzata da un elevato grado di sismicità, rappresenta un crocevia territoriale tra la Valle del Velino e la Valle del Tronto, tra Lazio Umbria, Marche, Abruzzo.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Amatrice nasce come insediamento sabino in epoca preromana. Quando gli antichi Romani conquistarono la zona chiamarono i villaggi situati nel punto più alto della Salaria, Summa Villarum che assunse importanza strategica in quanto collegamento tra Roma e la costa dell’Adriatico. Dopo a caduta dell’Impero Romano, i Longobardi intorno al 548 istituirono il Ducato di Spoleto di cui Amatrice e le terre summatine divennero parte. Con Carlo Magno i territori tra Ascoli e Rieti passarono sotto l’amministrazione carolingia e Amatrice come altre terre furono donati all’Abbazia di Farfa, definita abbazia imperiale svincolata dal Papato. Amatrice fu uno dei primi modelli architettonici di difesa muraria ed accentramento logistico delle popolazioni, perché le principali famiglie vollero l’autonomia giuridica e amministrativa della città per tenere testa alle mire accentratrici dei grandi feudatari, specialmente dopo il Mille, quando si incrociarono nella penisola l’invasione dei Normanni, le faide tra i Comuni, gli assalti dei Saraceni, gli scontri tra l’esercito imperiale e il Papato e la resistenza dei Bizantini. Amatrice fu sostenitrice della Casata di Svevia, nella guerra del Vespro si schierò con gli Aragonesi dai quali venne ricompensata con il titolo di Città e la facoltà di coniare moneta. Con l’incoronazione di Carlo V come Re d’Italia, nel 1530, il Papato recuperò la sua giurisdizione nei territori laziali, per cui nell’amministrazione di Amatrice si avvicendarono nobili famiglie romane come gli Orsini che rimasero fino al 1737. Nel 1789 il dominio dei Francesi divise il Centro-Sud in dipartimenti e Amatrice entrò in quello di Pescara. Dopo la Restaurazione lo Stato della Chiesa recupera le sue prerogative. Quando si diffusero gli ideali risorgimentali, il Lazio e Amatrice parteciparono alle lotte patriottiche che condussero alla proclamazione del Regno d’Italia (1861-1870) e al riordinamento territoriale e amministrativo del paese. Così Amatrice fu compresa nella giurisdizione de L’Aquila degli Abruzzi fino al 1927, quando fu assegnata a Rieti. Nel 1918 in Amatrice fu fondata dal Don Giovanni Minozzi l’Opera Nazionale del Mezzogiorno d’Italia.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Museo Civico Floriana Svizzeretto in memoria della storica dell’arte e direttrice del Museo civico Cola Filotesio. Ospita 50 beni artistici tra dipinti, sculture, elementi di arredo e suppellettili sacre

Area del Gusto della Tradizione e della Solidarietà realizzata su progetto di Stefano Boeri, una piazza polifunzionale di 9000 m², in cui le attività di ristorazione distrutte dal sisma potessero ritrovare uno spazio dedicato.

Auditorium della Laga punto di aggregazione sociale, utilizzato per conferenze, teatro e cinema.

Casa della montagna del CAI è un edificio permanente realizzato con tecniche di bioedilizia, privo di barriere architettoniche, finalizzato a progetti per le scuole, per la formazione e attività legate all’arrampicata, tappa per escursionisti e centro di soccorso nelle calamità naturali.

Santuario dell’Icona Passatora databile tra 1300 e 1400, conserva affreschi del pittore conosciuto come il Maestro della Madonna della Misericordia, e dell’artista amatriciano Dionisio Cappelli.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio di Amatrice è inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Ospita l’orso marsicano, il camoscio d’Abruzzo, l’aquila reale. Si possono percorrere gli antichi sentieri della transumanza scoprendo castagneti e coltivazioni di altura di lenticchie, pastinaca, grano tenero, aneto, coriandolo zafferano. Nei boschi si può trovare l’abete bianco, la betulla, la fioritura di stelle alpine e orchidee selvatiche.

Macchia Piane è una area prativa sulla conca di Amatrice, dalla quale si può raggiungere Cima Lepri e Pizzo di Sevo. Un percorso conduce al Tracciolino di Annibale e a Forca o Guado di Annibale.

Sacro Cuore itinerario che conduce alla vetta del Monte Gorzano. Magnifico il percorso di avvicinamento attraverso faggete, radure intervallate da ruscelli e cascate.

Lago di Scandarello bacino artificiale realizzato nel 1924 dallo sbarramento delle acque del rio Scandarello. Ospita persici, trote, lucci e carpe.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞

La fama del Tracciolino di Annibale deriva dal fatto che vi sarebbe passato Annibale Barca con il suo esercito dopo la battaglia del Trasimeno (217 aC) e prima di quella di Canne (216 aC). È un suggestivo sentiero a mezzacosta con svariati cambi di versante, tra torrenti e cascate che raggiunge il Guado di Annibale, tra Cima Lepri e Pizzo Svevo.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio: Carnevale Amatriciano

Marzo: Palio dei Somari

Maggio: Primaverissima, Sagra degli Gnocchi Ricci

Agosto: Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, Processione Madonna di Filetta

Ottobre: Festa d’Autunno

Novembre: Il Pane dei Santi

8 Dic./6 Gen.: Eventi per il Santo Natale

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Formaggi Salumi, Amatriciana

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.amatrice.rieti.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶...  𝗔𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝗼𝗰𝗼

Il borgo patria del marrone

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Deriva dal termini osco Interocrium  inter=tra /ocre = monti

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 525 m s.l.m.

Area: 63,90kmq

Popolazione: 2.334

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Antrodoco è situato lungo la via Salaria. Il borgo è circondato dai Monti Giano e Nuria. A Nord la Valle del Velino è sovrastata dal Monte Elefante, che fa parte del Massiccio del Terminillo. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

In epoca romana Interocrium era una stazione di posta sulla Via Salaria. In età medievale nella zona fu costruita una cittadella chiamata la Rocca su una altura scoscesa di difficile accesso e avamposto strategicamente importante lungo la Via degli Abruzzi e della transumanza. In seguito alla conquista e alla affermazione dei Normanni nell’Italia meridionale, Antrodoco fece parte del Regno di Sicilia. Ruggero II concesse Antrodoco come feudo alla famiglia dei Lavareta. Più tardi Federico II lo volle invece assegnare al duca di Spoleto Rainaldo Urslingen, diplomatico di origine sveva, che però perdette l’incarico per le sue eccessive ambizioni. Pertanto il feudo nel 1382 fu venduto a Giovanna II di Napoli. In seguito Antrodoco entrò nell’Abruzzo Ulteriore, provincia del Regno di Napoli, nel 1529 divenne feudo di Battista Savelli, nel 1614 passò al marchese Giovanni Bandini, poi al Marchese Niccolò Giugni, fino al 1750. Durante i moti carbonari del 1821 nelle gole di Antrodoco si fronteggiarono le truppe napoletane del generale repubblicano Guglielmo Pepe e l’esercito austriaco guidato dal generale Frimont in difesa dei Borbone, che fu insignito da Ferdinando I del titolo di Principe di Antrodoco.  Dopo l’Unità d’Italia, Antrodoco già parte del Regno delle due Sicilie è annesso al Regno d’Italia. In questa fase si manifestano in Antrodoco, come in molti altri territori del Regno delle due Sicilie, il fenomeno del brigantaggio, da ricordare è la Banda di Antrodoco. Nel 1927 Antrodoco a seguito del riordino delle circoscrizioni Provinciali voluto dal regime fascista, entrò a far parte della Provincia di Rieti. Antrodoco per seicento anni era stata nel Circondario di Cittaducale, parte della Regione dell’Abruzzo Ulteriore del Regno di Napoli e poi Regno delle Due Sicilie

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di Santa Maria Assunta ex Madonna del Popolo, edificata in età medievale in stile romanico fu riedificata dopo il terremoto del 1703 in stile barocco. Per la sua acustica è sede di concerti di musica sacra.

Chiesa di Santa Chiara, faceva parte di un grande complesso del 1300 che comprendeva l’ospedale e il monastero delle Clarisse di Santa Chiara. Riaperto dopo un lungo restauro (2012), ha un’unica navata, la volta affrescata, quattro altari e una cantoria in muratura che sovrasta la porta d’ingresso e un organo a canne

Santa Maria extra moenia è stata costruita sui resti di un tempio dedicato alla dea Diana e con materiali di spoglio di provenienza romana. Presenta una facciata a capanna con spioventi irregolari, una torre campanaria con monofore, bifore e trifore con capitelli a gruccia e finestroni rettangolari. L’ abside è semicircolare, l’interno è diviso in tre navate dove sono presenti numerosi affreschi. Accanto alla chiesa vi è un battistero a pianta esagonale del 1400, con un notevole patrimonio pittorico. La chiesa è Monumento Nazionale.

Chiesa della Madonna delle Grotte nel1600 in una grotta nella zona di Rocca di Corno fu ritrovata una immagine dipinta della Vergine Maria. Nel luogo del ritrovamento fu costruito un santuario. La statua della Madonna delle Grotte in maggio è portata in processione dal Santuario alla Collegiata di Antrodoco, e riportata al Santuario il lunedì successivo alla Pentecoste 

Musei il Museo Cittadino intitolato al pittore locale Carlo Cesi e il Museo Storico Militare Lin Dlija

Piazza del Popolo al centro si trova una fontana del 1975. Un lato è occupato da Palazzo Pallini con l’intera facciata in stile liberty.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio è caratterizzato da un paesaggio montano con fitti boschi di faggio e carpino. Nelle Gole tra i Monti Reatini e del Cicolano scorrono le acque del Velino. Si possono percorrere sentieri fino alle vette più alte, ma anche fare escursioni meno impegnative come la risalita delle Gole fino a Sigillo o la passeggiata tra i castagneti dei Marroni Antrodocani. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞

La distilleria Pallini nasce ad Antrodoco nel 1875. Il fondatore, Nicola Pallini, è un giovane di umili origini, ma intraprendente nel commercio infatti a 20 anni è già un venditore affermato nei mercati delle Marche ed d’ Abruzzo. L’attività cresce e permette il trasferimento dell’azienda nel grande palazzo sulla piazza centrale del paese, che diventa emporio, banca ed abitazione della famiglia Pallini. Nell’azienda entrano i figli Virgilio e Fidelio che continueranno l’attività separando il settore dei liquori da quello dei tessuti. Nel 1922, in convalescenza dalla leva dopo la I guerra Mondiale, Virgilio si trasferisce a Roma e nasce la I.L.A.R. Industria Liquori Antrodoco Roma. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Carnevale antrodocano

Maggio: Festa Madonna delle Grotte

Giugno: Festa di San Giovanni

Luglio: Castaldato Interocrino in Festa, Festa di Sant’Anna

Agosto: Sagra degli Stracci

Novembre: Festa d’Autunno

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Castagna antrodocana

Stracci antrodocani

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

Link del Comune: https://www.comunediantrodoco.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗔𝘀𝗰𝗿𝗲𝗮

Terra di guerra e panorami suggestivi

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Ascrea sembra provenire dal nome personale latino Ascreius

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 757 m slm

Area 13,98 km²

Abitanti 212

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è situato nella media Valle del Turano su uno sperone del Monte Filone e alle pendici del Monte Navegna. Fa parte della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il castrum nasce fra il 1000 e 1100 come feudo imperiale annesso alla baronia dei Collalto, e si è sviluppato dal progressivo abbandono dei preesistenti borghi rurali di Mirandella e Bulgaretta. Nel 1440 il feudo fu venduto ai Mareri sotto i quali la rocca divenne un covo di briganti. Per ripristinare un sicuro transito di uomini e merci tra la valle del Turano e il Regno di Napoli, nel 1568 il Pontefice ordinò la demolizione della rocca. La complicità tra i Mareri e i briganti non fu stroncata, perciò nel 1615 Marzio Mareri fu condannato a morte dall’autorità papale e i suoi feudi confiscati. Il feudo torna ai Mareri e il matrimonio con la reatina Colomba Vincenti dette origine alla famiglia Vincenti Mareri. Ascrea durante la dominazione francese in Italia (1789/1806) fu segnata dai combattimenti tra le truppe napoleoniche e la coalizione antifrancese. Con il Regno d’Italia il comune passò alla provincia di Perugia, poi alla provincia di Roma e nel 1927 fu incluso nella provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di San Nicola del 1252, ospita trittici di pregio e affreschi del 1500.

Ruderi di Mirandella: resti del nucleo fortificato d’epoca medioevale.

Chiesa di San Giovanni Battista e Palazzo Turchetti nella frazione di Stipes, presenta architetture di un certo pregio. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Vi sono sentieri per trekking e mountain bike tra ampi panorami di borghi, laghi, boschi, montagne che portano al fosso di Valloppio, a Fonte le Forche e ai Ruderi di Mirandella. Nelle alte quote sono ospitate le aquile reali durante la nidificazione

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il Ballo delle Pupazze è una tradizione della antica cultura contadina che cercava presagi sui futuri raccolti scrutando le fiamme che avvolgevano le pupazze.

La Festa delle Chiatte è dedicata alle nubili, in dialetto chiatte.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Aprile: Festa degli Asparagi.

Agosto: Festa dell’Assunta, Ballo delle Pupazze, Sagra delle Fettuccine con funghi porcini.

Ottobre: Festa delle Chiatte.

6 Dicembre: Festa del Patrono San Nicola di Bari.

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Miele pregiato, Tartufo di Stipes, Asparagi selvatici, Fungo porcino

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

Link del Comune: https://www.comune.ascrea.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶...  𝗕𝗲𝗹𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

La vedetta dei Monti Sabini e del Turano

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Il nome di Belmonte deriva dalla collocazione del borgo su una cresta collinare

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Altezza 756 m

Area 23,64 km2

Abitanti 636

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 

Si trova su un costone dei monti Sabini che dividono la Valle Santa dalla Valle del Turano.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 

In località Grotte Zoccani sono visibili reperti di insediamenti umani risalenti al neolitico. In epoca preromana, nel luogo dove sorge Belmonte era presente Palatium, antica città dagli Aborigeni. La presenza delle Mura Ciclopiche in località Terze Ville e la struttura del centro storico attestano la preersistenza del borgo anche in epoca romana. Il Castrum Belmontis nasce nella fase medievale dell’incastellamento come rocca di difesa e feudo della Chiesa. I primi feudatari furono i Brancaleoni, ai quali succedettero i Cesarini. Essi ampliarono il feudo con l’acquisizione di territori alienati ad altre famiglie. Nel 1483 Belmonte subì l’assedio dei Reatini accorsi in aiuto dei massari ribelli all’autoritarismo dei Cesarini. Nei secoli successivi divenne feudo dei Mattei e dei Lante della Rovere. Con il Regno d’Italia la denominazione diventa Belmonte in Sabina. Fece parte della provincia di Perugia, poi di Roma e nel 1927 di Rieti.  

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Mura Ciclopiche muraglione costruito con blocchi di pietra calcarea di forma poligonale; sosteneva un terrazzamento a destinazione agricola o abitativa.

Chiesa di San Salvatore presenta un affresco del 1500 e una copia dell’Arcangelo Gabriele di Guido Reni. Nella Chiesa si trovava la croce processionale di argento cesellato da un orafo del 1500, attualmente custodita presso il museo diocesano di Rieti

Chiesa della Madonnella di architettura romanica.

Chiesa di Sant’Elena Antica eretta nel 700 su un tempietto romano, di cui restano elementi architettonici in marmo.

Chiesa del Convento di San Nicola con affreschi del 1500.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio presenta boschi incontaminati, tratti pianeggianti e declivi con percorsi adatti al ciclismo e mototurismo. È attraversato dalla Strada del tartufo e della castagna e dal Cammino di Francesco. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Sagra del Turchetto prevede convegni, mostre, giornate ecologiche, spettacoli musicali e teatrali di gruppi locali. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Giugno: Festa di Sant’Antonio

Agosto: Sagra del Turchetto, Festa della Madonna, Festa della Pizza

Settembre: Festa di Maria SS. Della Croce

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Turchetto, tipico dolce di farina di farro e nocciole a forma di losanga

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.belmonteinsabina.ri.it/  

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗕𝗼𝗿𝗯𝗼𝗻𝗮*

Conca verde coronata da catene montuose

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Prende il nome da Santa Croce in Burbone, chiesa alla quale facevano riferimento le ville della zona; le quali nel 1290 si aggregarono in un unico centro organizzato.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 760 m s.l.m.

Area 47,95 km2

Abitanti 576

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo dell’alta valle del Velino si sviluppa in una conca formata dal fiume Ratto, circondata dalle catene del Terminillo, della Laga, del Gran Sasso.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nel territorio sono presenti resti di popolamento umano risalenti al neolitico, ai Sabini e ai Romani. La prima testimonianza della esistenza di Borbona si trova in una bolla papale del 1153, in cui si parla della pieve di Santa Croce in Burbone, punto di riferimento di case sparse nella zona. Nel 1294 il vicino Castello di Machilone fu distrutto dagli Aquilani; le genti di quel feudo si riunirono per formare un vero e proprio centro organizzato. La parte più antica è situata su uno sperone roccioso chiamato Lama o Terra. Nel 1300 il borgo era uno dei 99 castelli de L’Aquila compresi nel Regno angioino. Dalla Cronaca Aquilana sappiamo che nel 1423 fu coinvolto nella guerra tra angioini e aragonesi. Nel 1570 entrò nei possedimenti di Margherita d’Austria che favori l’incremento economico-sociale di Borbona. Nel 1703 fu distrutta dal terremoto e ricostruita nel 1731 dai Borboni di Napoli. Nel 1927 passò dalla provincia de L'Aquila a quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Parco della Rimenbranza, sacrario dei caduti nella prima e seconda guerra mondiale

Santuario di Santa Maria del Monte immerso in una pineta a mille metri di altezza

Chiesa S.Anna alla Terra del 1400, arricchita da dipinti del 1500 e del 1600 e da un altare barocco

Parrocchia di Santa Croce riale al 1000, distrutta dal terremoto del 1703, fu ricostruita nel 1732.

Santa Maria Assunta del 1500, a navata unica con il presbiterio sormontato da una cupola.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Lo scenario naturale è dominato da pascoli, boschi di faggi e castagni. E' possibile percorrere a piedi, a cavallo e in mountain-bike itinerari che ricalcano i percorsi medioevali.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Al Festival Regionale di Canto a Braccio partecipano improvvisatori del centro Italia con un ricco repertorio di canti e balli della tradizione contadina e pastorale.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio: Festa di Santa Restituta

Giugno: Festa della Madonna del Monte

Agosto: Fiera di Ferragosto

Settembre: Canto a Braccio

Ottobre: Sagra del Fagiolo borbontino, “Piovono Libri”

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Fagiolo borbontino (prodotto IGP)

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.borbona.rieti.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗕𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗩𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼

Antica residenza dei Flavi lungo il fiume Velino

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Viario: nome del primo insediamento umano di epoca preromana. Rifugio dei pastori provenienti dalla Sabina, prese il nome di Borghetto, nel 1863 Borgo Velino.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Altezza 460

Area 18,29 km2

Abitanti 925

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo è situato alla base del gruppo montuoso del Monte Nuria, in un tratto pianeggiante lungo il fiume Velino e all’imbocco della Piana di San Vittorino.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il primo insediamento umano è stato Viario, in epoca preromana, fin dal tempo dei Pelasgi e luogo di sosta dei pastori sabini. Nel primo secolo dopo Cristo in quel sito era presente la dimora della Dinastia dei Flavi. L’attuale abitato sarebbe stato fondato nel 1300 dagli abitanti del castello di Forca Pretula, distrutto dalle milizie di Cittaducale, e appartenuto per lungo tempo al Regno di Napoli.  Nel 1539 fu inserito tra i domini di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, sposa di Ottavio Farnese e ai Farnese rimase fino al 1731. Nel 1642 nella storia del borgo compare la figura di Giulio Pezzola, brigante filospagnolo. Nel 1798 nella località stazionarono gli accampamenti dell’esercito napoleonico. Fu aggregata ad Antrodoco nel 1938, divenne Comune nel 1957.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Ninfeo dei Flavi, resti della villa romana dimora della famiglia imperiale dei Flavi

Convento della Valle, ospitò San Francesco

Chiesa di San Matteo costruita nel 1700, con pavimento policromo e preziose decorazioni della cupola, 

Chiesa dei Santi Dionigi, Rustico ed Eleuterio edificata in stile romanico, sui resti di un antico tempio dedicato a Diana

Chiesa di Santa Lucia

Palazzo Pezzola dimora del brigante Giulio Pezzola

Fontana romanica dedicata a Margherita D’Austria

Torre del Cassero, resti di una struttura difensiva del 1400

Museo comunale con sezioni dedicate al mondo contadino, alla flora e fauna locale. Raccoglie affreschi e oggetti d’arte sacra.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Dalle Vette del Monte Nuria si scende verso la zona dei pascoli e dei fitti boschi di faggi, castagni, querce. Nella fertile Piana di San Vittorino, grazie alla abbondanza di acqua, predominano salici, ontani, pioppi e coltivazioni.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

L’Associazione degli Sbandieratori e Musici di Borgo Velino, fondata nel 1974, tramanda l’antica arte del gioco delle bandiere. Si esibisce in costumi medievali nelle piazze italiane ed estere.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Eventi dell’Agosto Borghettano

Settembre: Festa Maria SS del S. Amore

Ottobre: Festa di San Dionigi

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pizza per terra

Marrone antrodocano

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.borgovelino.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗕𝗼𝗿𝗴𝗼𝗿𝗼𝘀𝗲

Contaminazione tra Lazio e Abruzzo nel cuore dell’Appennino centrale

Toponimo

Il nome originale era Borgocollefegato, dovuto alla vicinanza di Colle Fegato che faceva parte dell’Abruzzo Ulteriore. Nel 1960 il nome venne cambiato in Borgorose in riferimento al vicino Monte Rosa.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Altitudine 732 m s.l.m.

Area 145,80 km²

Abitanti 4218

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è inserito nella Riserva Regionale Montagne della Duchessa, sottogruppo montuoso dei monti del Cicolano, e si sviluppa tra la vasta piana di Corvaro e il corso del fiume Salto. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Come testimoniano resti di antichi vici di epoca preromana il Cicolano prende nome dagli Aequicoli, popolazione che proveniva dalle valli del fiume Aniene. La conquista romana del Cicolano iniziata al tempo di Tarquinio Prisco, portò alla distruzione delle fortificazioni di altura che gli Equi utilizzavano per la transumanza verticale, e alla edificazione, nella zona pianeggiante di Corvaro, di villae romane destinate allo sfruttamento del latifondo. Durante l’epoca augustea il Cicolano fu diviso in due Municipia, Cliternia e la Res Publicae Aequicolanorum, di cui faceva parte Borgorose. Con la caduta dell’Impero Romano e le conseguenti invasioni barbariche, si formarono i primi centri incastellati e nel 900 nacquero i paesi che oggi fanno parte del Comune di Borgorose, alcuni avevano lo status di castrum, altri di villae. L‘alto medioevo fu caratterizzato dall’influenza del monachesimo benedettino riconducibile  all’Abbazia di Farfa il cui patrimonio fu incrementato dalle numerose donazioni della aristocrazia longobarda e dei Franchi. Infatti all’inizio del 700 il territorio di Borgorose era parte del Ducato di Spoleto e nel 725 il Duca Trasamondo ne fece dono all’Abbazia di Farfa. Alla fine del 900 questi territori furono devastati dai Saraceni, alla fine del Mille il potere dell’Abbazia di Farfa entra in declino anche per la conquista normanna. in seguito Borgorose entrò a fare parte della Curia di Rieti, successivamente passò al Regno di Napoli che la affidò ai Mareri, nel 1400 tornò definitivamente a Napoli affidato questa volta ai Colonna e ai Barberini. Il territorio fu al centro di tragiche vicende di brigantaggio ad opera di Bernardino Viola dall’Unità d’Italia fino al 1870. Nel 1927 il governo fascista distaccò il borgo dalla Provincia de L’Aquila per inserirlo nella provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Sant’Anatolia santuario costruito nel 1877 nel luogo del martirio della Santa avvenuto nel 251. Presenta una facciata neoclassica. L’interno, a tre navate, contiene una piccola cappella con l’immagine della Santa del 600.

Fontanili di Sant’Anatolia sono 14 fontanili restaurati. Di particolare interesse sono la Fonte di Acqua Santa, il Fontanile Quattrocento, Fonte Cantu Riu e Fonte Lisandrella.

Sant’Anastasia la chiesa è citata in una bolla di Anastasio IV del 1153. Nel 1700 fu arricchita con materiali provenienti dalla cappella di San Giovanni in Leopardis. L’antico portale è sormontato da un rosone affiancato da bifore. A navata unica, conserva pregiate tele del 1600 e 1700.

Santa Maria delle Grazie in Collefegato, costruita sopra i ruderi di una villa romana di cui resta un muro in opera poligonale.

San Mauro in Fano del 1100 costruito su un tempio equicolo, fanum, da cui deriva il toponimo. 

Madonna di Malito antico santuario a 1000 m di altezza, custodisce una Madonna con Bambino su legno di pioppo ritrovata in un romitorio su Monte Costa.

Rocca di Corvaro resti dell’antico castello sulle propaggini del Monte Cava. Rimane parte di una torre a pianta circolare e parti del muro di cinta con feritoie.

Museo Archeologico del Cicolano a Corvaro dove sono custoditi i reperti archeologici degli scavi eseguiti nella zona.

Eremo di San Nicola grotta naturale alle pendici del Colle Mauro. All’interno è visibile un altare con iscrizione in carattere gotico: Domina Margharita hoc hopus fieri fecit riferita a Margherita d’Austria che soggiornò in quei territori entrati in suo possesso su donazione del padre, l’imperatore Carlo V.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il lago della Duchessa, è formato da due doline di origine carsica ed è un lago in alta quota. Nel bacino, alimentato solo da acqua e neve, vive e si riproduce il tritone crestato e i cespugli di ginepro nano ospitano la Vipera dell’Orsini.

Valle del torrente Apa e Cascate di Malito ricca di vegetazione, la valle raccoglie faggete, boschi di cerro e carpino nero, ornello e castagno. Lungo il torrente si incontrano il salice ripaiolo e il salice rosso.

Il borgo di Cartore alle pendici della Duchessa, è il punto di partenza dei tutti gli itinerari della Riserva.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il territorio è attraversato dal Cammino dei Briganti, un itinerario circolare di 108 km tra Marsica e Cicolano, che fa tappa in 18 borghi.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Marzo/Aprile: Festa di Sant’Anastasia 

VIII di Pasqua: Festa di San Francesco e San Rocco a Corvaro

Giugno: Evento Birra del Borgo

Luglio/Agosto: Festa di Sant’Anatolia, Festa di San Rocco e Sant’Anastasia, Festa della Madonna di Malito

Settembre: Festa dell’Organetto

Ottobre: Mostra e Rassegna Equina TPR

Novembre: Festa di Santa Caterina a Corvaro

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pecorino, Caciata, Coratella, Carne Chianina, Pane con Patate, Caucioni, Murzitti, Zafferano, Tartufi, Funghi e Lenticchie, Birra del Borgo

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comuneborgorose.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝗰𝗲

Dove il sole tramonta sui laghi dorati 

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Deriva dalla contrazione tra il termine greco KATÁ (presso) e il termine latino ÍLÈX (leccio)

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 660 m s.l.m.

Area 37,62 km²

Abitanti 2.438

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo situato in posizione isolata e inespugnabile si affaccia su un paesaggio con diverse vedute: la Valle Santa con i suoi seminativi, filari di viti e olivi; il Lago Lungo, il Lago di Ripasottile e il Lago di Ventina; i Monti Sabini e la vetta del Tancia.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

L’origine di Cantalice si fa risalire all’Alto medioevo quando in seguito alle incursioni dei Saraceni gli abitanti di alcune strutture urbanistiche come Rocca di Sopra, Rocca di Sotto, Rocchetta disposte lungo un declivio collinare, si riunirono in un unico luogo fortificato che chiamarono Cantalice. La sua storia è caratterizzata da conflitti secolari con i castelli vicini e con Rieti che ambivano alla conquista del borgo per le risorse idriche ed economiche dei laghi. Cantalice riuscì a difendersi grazie alla posizione accidentata del ripido sperone dove è collocata, alle fortificazioni e all’alleanza con Cittaducale. Nel 1200 la Diocesi di Rieti, compreso il territorio di Cantalice, era annessa allo Stato Pontificio che però nel 1253 concesse il feudo al Re di Napoli Carlo d’Angiò come compenso per l’aiuto ricevuto contro i ghibellini italiani sostenitori della casata di Svevia. Nel 1300 Rieti mise in atto una politica di aggressione per inserire Cantalice nella sua giurisdizione. Per difendersi dagli attacchi di Rieti e dei feudi limitrofi Cantalice collaborò con Carlo II d’Angiò nel fondare Cittaducale nel 1308. Nel corso del 1400 per una serie di accordi politici, il re di Napoli cedette Cantalice e Cittaducale al Papato in cambio del governo di Terracina e Benevento, ma dopo poco tempo Cantalice rientrò nel Regno di Napoli. Nel 1485 il borgo, rafforzata l’alleanza con Cittaducale, rimase sotto il Regno di Napoli essendo ostile al Papato che l’avrebbe sottomessa a Rieti. Anche Cittaducale non tollerava il Papato perché sostenitore della politica aggressiva de L’Aquila. Seguì un lungo periodo di lotte anche per contrasti con Poggio Bustone e Rivodutri fomentati da Rieti. Nel 1500 Carlo V donò il feudo di Cantalice alla figlia Margherita D’Austria, che provvide a proteggere la zona dalle scorrerie dei briganti e a rimuovere ogni causa di antagonismo con Rieti. Deceduta Margherita  Cantalice passò ai Farnese per eredità. Al periodo farnese seguì un tempo di disordini a causa delle lotte tra le famiglie cantaliciane e delle incursioni dei briganti, fino al suo rientro nel Regno di Napoli.  Nel 1799 fu saccheggiata dall’esercito francese. Con il Regno d’Italia passò alla provincia de L’Aquila e nel 1928 venne aggregata al Comune di Rieti fino al 1946 quando riacquistò l’autonomia. 

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa della Pace risalente al 1400, è arricchito da affreschi e da un soffitto a cassettoni del 1700.

Porta da Capo con epigrafe che risale a Carlo V

Chiesa di San Felice di stile barocco con pianta a croce latina. Nella cupola sono raffigurati i miracoli del Santo. Custodisce un organo a canne del 1700. 

Torrione del Cassero restaurato e fornito di una cisterna interna, in posizione dominante di avvistamento.

Palazzo Ramacogi la cui facciata esterna è abbellita da una loggia cinquecentesca con cinque arcate. Sopra al portone di ingresso è riportato lo stemma della famiglia raffigurante uno scudo con una rosa.

Scalinata di Cantalice attraversa il paese dalla cima fino alla Piazza di Cantalice Inferiore, lambendo le case in pietra, scale, fontane e chiesette.

Chiesa di Santa Maria del Popolo, dotata di un antico portico e di un portale del 1548. A tre navate, espone sopra l’altare maggiore una tela del 1600 e custodisce due monumenti funebri.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Nel territorio di Cantalice sono presenti ‘a Cerella, un antichissimo acero monumentale e La Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile. Il percorso naturalistico che si snoda intorno a questi utimi è fornito di palafitte che consentono di fotografare la fauna lacustre. Un altro percorso abbraccia le montagne intorno al Terminillo fino a Leonessa. Inoltre è possibile raggiungere in mountain bike il Passo del Lupo tra boschi e panorami incantevoli. Il paese è inserito nell’itinerario del Cammino di Francesco

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Una leggenda racconta che Felice Porri, mentre era impegnato con altri giovani nel duro lavoro dei campi sotto un sole cocente, sentì i suoi compagni imprecare contro Dio. Felice nel chiedere perdono per loro colpì la terra con il bastone. In quel punto sgorgò miracolosamente una sorgente d’acqua. Dove il Santo compì il miracolo è stato eretto un Santuario che prende il nome di San Felice all’Acqua. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Marzo: Festa di San Giuseppe, Rievocazione Miracolo delle Fave

Aprile: Festa Santissima Maria delle Grazie

Maggio: Festeggiamenti per San Felice da Cantalice, San Liberato

Giugno: Festa Madonna della Grandine, Sant’Antonio da Padova

Luglio/Agosto: Eventi dell’Estate Cantaliciana

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Le Strengozze

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.cantalice.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝘂𝗽𝗼 𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

Museo a cielo aperto

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Fusione di due centri abitati nella fase di costruzione del Castrum: Chantia e Lugo. Secondo la leggenda, un lupo ululando sembrava cantare.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 297 m

Area 10,62 km2

Abitanti 1.656

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova in collina tra i torrenti Aia e Galantina e tra i Monti Reatini e il Tevere

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Cantalupo sorge sui resti di ville di epoca romana e sulle fondamenta di due piccoli villaggi nati dopo la caduta dell’Impero Romano. Durante le invasioni barbariche tra 700 e 800 si unirono nel Castrum Cantalupi, citato nel 1037 per la prima volta nel Regesto Farfense. Nel 1200 e 1300 il feudo appartenente ai Conti di Sant’Eustachio che costruirono il Palatium, mentre per tutto il 1400 rimase ai Savelli. Si susseguirono diversi feudatari fino al 1800 quando fu acquistato dal Patriziato Sabino. Nel 1862 Giovanni Camuccini, figlio del pittore neoclassico Vincenzo, acquistò e trasformò l’antico Palatium in museo. Nel 1861 il borgo entra nel regno d’Italia, nel 1927 fu aggregato a Casperia e nel 1940 divenne autonomo Comune.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Porta Maggiore o dell’Orologio presenta due statue in marmo del 1500 dedicate a Mercurio e Minerva.

Palazzo Camuccini rinascimentale ma rielaborato secondo lo stile vignolesco, con porticato dorico, loggia ionica, e affreschi della scuola degli Zuccari.

Parco Camuccini collegato al Castello con un ponte pedonale.

Chiesa Maria SS Assunta un’unica navata, a pianta ovale e abside semicircolare con cappelline, tabernacolo e urna funeraria di epoca romana L’ altare maggiore con colonne di cipollino verde è abbellito da un quadro con cornice di marmo.

Chiesa di San Girolamo del 1400.

Chiesa di San Biagio con facciata a capanna con pilastri di ordine dorico

Chiesa di Sant’Adamo del 1150. Facciata a capanna e campanile a vela centrale.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Presenta una copertura arborea costituita da macchia mediterranea. Piste ciclabili e la vicinanza ai monti Tancia e Pizzuto rendono possibili escursioni sportive.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Rassegna di ipotesi espressive è occasione per sperimentare nuove esperienze creative. Di particolare interesse una raccolta di versi e ricordi di Mario Verdone ispirati dal suo buen retiro a Cantalupo. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio: Processione di Sant’Adamo

Luglio/Agosto: Rassegna Cinematografica, Terra Folk, Sagra degli gnocchi, Sagra del melone

Ottobre: Festa dell’Olio

Tipicità

Melone Cantalupo (retato) - Olio d’oliva Dop

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.cantalupoinsabina.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗽𝗿𝗼𝘁𝗮

Il piccolo borgo fortificato

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dal termine Casa con l’aggiunta del nome di persona Perotis/Perotae di non chiara origine.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 523 m s.l.m.

Area: 14,55 km2

Abitanti: 692

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Casaprota è un centro agricolo posto su una ramificazione dei Monti Sabini tra l’alto bacino del torrente Farfa e il fosso Montenero. Il Comune comprende anche la comunità di Collelungo.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

La zona dall’età preromana, è stata attraversata da antiche strade di transumanza. Reperti del periodo romano attestano la presenza di villae rusticae nella zona. Nel 900 il fundus Casaprotae apparteneva ai monaci dell’Abbazia di Farfa che fondarono il castello. Durante il Medioevo i Signori che si succedettero incrementarono la coltivazione dell’ulivo e la presenza di mulini nell’alveo del fiume Farfa. Nel 1100 il castrum risulta della casata De Romania; nel 1300 passato ai Brancaleoni per poi divenire comunità autonoma. Nel 1476 passò agli Orsini, successivamente ai Gentili Vincenzi e ai Savelli. Nel 1604 Casaprota fu incamerato dalla Camera Apostolica. Durante il dominio napoleonico insieme a Collelungo fu assegnato al dipartimento del Clitunno e poi al Dipartimento di Roma. Con la Restaurazione nel 1816 lo Stato Pontificio lo appoggiò a Poggio Mirteto e Fara Sabina. Annesso al Regno d’Italia appartenne alla Provincia di Perugia fino al 1927 quando passò alla provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Porta d’accesso delle mura difensive con i cardi in pietra e la volta a botte. 

Il Castello mostra una facciata aperta da una serie di finestre del 1500, con un torrione del 1300. 

La Chiesa di San Domenico. Nel pavimento in cotto due botole testimoniano l’antico uso cimiteriale delle chiese. 

Santa Maria delle Grazie costruita nel 1500 presenta un interno intonacato in bianco e un altare sormontato da un dipinto. 

Santa Maria della Neve, nella frazione di Collelungo, risale al 1500 e conserva dipinti del 1600. 

San Clemente custodisce un affresco del 1613.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Paesaggio caratterizzato da olivi secolari. È attraversato dalla Via di Francesco nel tratto che da Ornaro porta a Frasso Sabino.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Le sorgenti de Le Capore sono la seconda fonte del grande acquedotto del Peschiera che rifornisce di acqua anche le capitale.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Sagra della Bruschetta

Luglio: Rassegna Cinema Estate

Agosto: Sagra Fettuccine ai Porcini

Settembre: Festa del Patrono San Michele Arcangelo

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

Funghi

Sardapadelle

Fregnacce

Maccaruni a Fezze

Frittata co e Veticchie

Panciallu

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.casaprota.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗮

Il borgo millenario citato nell’Eneide

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Aspra Sabina è il nome medievale e riconduce all’omonimo Monte Aspra su cui sorge. Nel 1947 riprende il nome originario Casperia=città dei Caspi

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Altitudine 397 m

Area 25,31 km2

Abitanti 1.178

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 

Il Comune occupa una zona di collina interna tra la riva sinistra del Tevere e il versante ovest dei Monti Sabini. Include cime superiori a 1200 metri.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 

In epoca protostorica dal Mar Caspio, Sabo, da cui il nome Sabina, e il suo seguito sarebbero pervenuti nel territorio dell’attuale Casperia dove fondarono la loro prima città, citata da Virgilio nel racconto della guerra tra Turno e Latino nell’Eneide. Sono stati ritrovati resti di acquedotti del 400 aC e di villae rusticae del I° secolo dC in località Paranzano e Legarano. Con le invasioni barbariche la popolazione costruì un borgo fortificato sul Monte Aspra. Da libero Comune, nel 1278 Aspra entrò nei domini della Santa Sede e nel 1347 Cola di Rienzo fu suo podestà. Tra 1400 e 1500 divenne feudo dei Savelli e degli Orsini. Nel 1592 Aspra tornò sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

La Cinta Muraria del 1282 con Porta Santa Maria e Porta Romana, l’Arco Vecchio o Arco di Mezzo

Chiesa di San Giovanni Battista a tre navate, con torre romanica e affreschi del 1300, un dipinto su pala del 1524, una statua lignea di San Sebastiano e un monumentale organo del 1600

Chiesa SS. Annunziata con facciata barocca del 1600, quattro altari, cappelle e pale dipinte.

Palazzo Forani edificato alla fine del 1500 dalla famiglia Bruschi, con fregi, stucchi e pareti affrescate. È stato inserito nella Rete delle Dimore Storiche del Lazio.

Convento Montefiolo costruito nel 1580 dai baroni Savelli.

Chiesa di S. Maria in Legarano edificata nell’Alto Medioevo sui resti di una villa rustica romana, con molte e notevoli opere d’arte.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

La zona presenta pregiati oliveti sulle colline e quattro alberi monumentali. A 1054 metri si trova Fonte Cognolo, la sorgente più importane di tutta la catena montuosa 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Casperia è stata insignita della Bandiera Arancione per l’integrità della cinta muraria con le due porte antiche, le case a torre, i palazzi signorili, il labirinto di viuzze

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Giugno: Festa di San Giovanni Battista

Agosto: Sagra degli stringozzi

Ottobre: Sagra della Polenta

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Amaretto casperiano, una meringa a base di uovo e nocciole tostate

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comunedicasperia.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹 𝗱𝗶 𝗧𝗼𝗿𝗮 

La perla del Turano

Toponimo

Il feudo era denominato Castelvecchio. Dal 1864 assume il nome attuale. Deriva da Thora o Thyra nome di un antico pagus sabino e poi romano.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 607 mslm

Area 15,49 km²

Abitanti 266

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune, raccolto intorno a un colle sulla sponda del Lago artificiale del Turano, si trova nella Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Reperti archeologici testimoniano un popolamento preistorico e in epoca romana, ma la struttura del borgo è tipicamente medievale. Il castello, costruito dai Longobardi intorno al Mille, è citato nel 1035 nei documenti farfensi come Castrum Vetus de Ophiano Nel 1092 fu donato all’Abbazia di Farfa insieme all’antico e prospiciente Castrum Antoni. Fu poi dei Brancaleoni e dei Mareri. Nel 1268 il borgo offrì rifugio a Corradino di Svevia, braccato dagli Angioini. Annesso nel 1440 allo Stato Pontificio, il feudo passò agli Estouteville, agli Orsini e ai Borghese fino all’abolizione napoleonica dei feudi. Dopo il 1870 fu assegnato a Perugia, poi a Roma e infine a Rieti. Nel 1935 fu costruita la diga di Posticciola e creato il lago artificiale del Turano.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Torre poligonale dell’anno Mille, era il mastio del Castello

Chiesa di San Giovanni Evangelista del 1600, presenta un’abside affrescata 

Fontana del Tritone del 1898, totalmente in pietra

Santuario di Sant’Anatolia eretto nel 1870 nel luogo del martirio della cristiana Anatolia

Il Borgo di Antuni antico Castrum Antoni, sul monte prospiciente Castel di Tora e si protende su un sottile istmo verso il Lago Turano. 

Palazzo del Drago nel Borgo di Antuni. Distrutto dai bombardamenti americani del 1944, sono stati restaurati il portone, i bastioni e i contrafforti originali, le sale affrescate e le 365 finestre.

Eremo di S. Salvatore grotta naturale con altare e affreschi.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Paesaggio fitto di boschi, pascoli e cascate. Sono possibili escursioni a piedi, a cavallo, in bicicletta, giri in barca o canoa sul lago. Un percorso conduce alle Vallocchie, cascata su pietre calcaree immerse nel verde.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il Lago Turano contiene 163 milioni di metri cubi d’acqua. È collegato al bacino artificiale del Lago del Salto con una galleria di 9 chilometri.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

I° dom. Quaresima: Il Polentone

Luglio Processione di Sant’Anatolia

Agosto Mangiando sotto le stelle

Settembre: Sagra degli Strigliozzi 

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pecorino, tartufi, funghi porcini - Pesce di lago - Fagioli a pisello

Ravioli con ricotta di pecora, gnocchi con selvaggina

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.castelditora.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗻𝘁'𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼

Il borgo dalle mille acque sotterranee

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Castel si riferisce alla presenza di una fortezza, Sant’Angelo è legato al culto del Santo. 

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Informazioni

Altezza 581 m

Area 31,27 km2

Abitanti 1.174

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 

Territorio montuoso caratterizzato da fenomeni carsici, con doline e inghiottitoi. Il borgo domina sulla Piana di San Vittorino attraversata dal Fiume Velino.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Storici di epoca romana narrano che la zona intorno a Cutilia fu popolata dagli Aborigeni, poi dai Sabini e in seguito dai Romani.

L’abitato ha origine nell’800 come fortezza dei Longobardi. Nel 1200 il feudo appartenne al Regno di Napoli, incluso nel giustizierato dell’Aquila. Nel 1539 l’imperatore Carlo V lo offrì in dote alla figlia Margherita insieme ai possedimenti d’Abruzzo. La Madama D’Austria introdusse nel borgo mulini da grano, da concia e l’industria della carta. Con la morte di Margherita il feudo fu ereditato dai Farnese. Nel 1600 rientrò nel Regno di Napoli e reintegrato nel distretto dell’Aquila fino al 1861. Nel 1927 diventa Comune della Provincia di Rieti

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

La Torre e resti delle Mura Medievali: una porta d’accesso con arco a sesto acuto

Chiesa di Santa Maria della Porta con una facciata medievale, tre navate con archetti affrescati, l’altare maggiore con colonne di marmo, il fonte battesimale in pietra. 

Chiesa di San Biagio di struttura romanica, con portale del 1564 formato da un timpano decorato. Presenta tre navate e sei altari e una tela del 1500.

Chiesa di San Rocco di origini altomedioevali

Sito di Acquae Cutiliae presso le Terme dei Flavi, delle quali rimane un muro imponente, probabilmente il terrazzamento di un impianto termale

Lago di Paterno antico bacino idrico di Cutilia, lago sacro alla dea Vacuna

Peschio del Principe ruderi di una fortezza difensiva medievale.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Zona ricca di sorgenti e di laghi: il Lago dei Cigni, il lago Paterno, e un piccolo lago di acqua sulfurea. È possibile attività di trekking in direzione dei Monti della Laga, Monte Giano, fino al Gran Sasso.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel luogo sono situate le Sorgenti del Peschiera che producono 18.000 litri di acqua al secondo e riforniscono di acqua anche la città di Roma

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Aprile: Festa delle Sorgenti

Agosto: Le vecchie Cantine di Ponte, Festa della Pupazza

Settembre: Festa della Madonna della Stella (Canetra)

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Sagne della nonna 

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.castelsantangelo.ri.it/it

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗿𝗳𝗮

Tra architetture medievali e cultura olivicola

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Castellum Novum, dal 1863 Castelnuovo di Farfa, dall’omonimo fiume e dalla vicina Abbazia.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 358 m

Area 8,84 km2

Abitanti 1000

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

A sud dei Monti Sabini, Castelnuovo è situato su un colle circondato da valli solcate dal torrente Farfa e dal suo affluente Riana

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Sono stati rinvenuti frammenti ceramici nel sito Grotta Scura, presso il fiume Farfa, che attestano un popolamento della zona fin dall’età del Bronzo. Nell’Alto Medioevo un primo nucleo abitato si sarebbe formato intorno alla chiesa di San Donato. Fonti storiche attestano l’esistenza del primo insediamento fortificato nel 977, il Castellum Sancti Donati, poi abbandonato per le incursioni saracene. Nel 1200 l’Abbazia di Farfa volle la riedificazione di un Castrum Novum, la cui storia resterà legata alla signoria territoriale farfense, fino a quando nel 1400 non fu occupata dagli Orsini. Successivamente la famiglia Simonetti, ristrutturando vecchi edifici, diede vita al sontuoso palazzo Salustri Galli.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa Madonna degli Angeli del 1600, presenta una pianta circolare con abside e quattro cappelle.

Chiesa di San Nicola di Bari del 1700, presenta pianta ellittica a navata unica, con sei cappelle. 

Palazzo Salustri Galli risale al 1500 impreziosito da affreschi, decorazioni di pregio e da giardini all’italiana.

Museo dell’Olio della Sabina all’interno del palazzo Perelli del 1500, ospita un frantoio del 1700 e opere d’arte contemporanea ispirate all’utilizzo dell’olio nella cultura mediterranea.

Chiesa di San Donato altomedievale, è inserita nel percorso del Museo dell’Olio della Sabina.

Monumento Naturale Gole del Farfa area protetta ricca di biodiversità. Ambiente ideale per il trekking, il rafting o il canyoning. Sul fiume un antico Ponte Romano collega Castelnuovo a Mompeo.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Nel paesaggio si alternano oliveti, frutteti, filari di viti, pascoli. Sono presenti falchi pellegrini, gufi reali e la rondine montana.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Castelnuovo fa parte della Rete Città dell’Olio, associazione nazionale dei territori in cui l’olio diventa veicolo di tradizioni e cultura.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio -Sant’Antonio Abate

1° Maggio Scampagnata con fave e pecorino

Agosto -Festa Madonna degli Angeli - -Sagra delle fregnacce alla persa

Dicembre festa di San Nicola di Bari

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio D.O.P. Sabina - Formaggio di pecora

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.castelnuovodifarfa.ri.it/


"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶*... 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝘂𝗰𝗮𝗹𝗲

Piccolo scrigno d’arte

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dal latino Civitas Ducalis, chiamata così in onore di Roberto Duca di Calabria, figlio di Carlo II D’Angiò.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 481 m s.l.m.

Area: 71,25 km²

Abitanti: 6.443

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si sviluppa sul Colle di Cerreto Piano, lungo la Via Salaria, a ovest della Piana di San Vittorino, dove scorre il Velino. Intorno si innalzano il Monte Terminillo, il gruppo montuoso del Monte Nuria e di Monte Giano.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Secondo Tito Livio in epoca protostorica la media Valle del Velino sulla quale domina Cittaducale era abitata da Aborigeni e Pelasgi durante l’Età del Bronzo e in località Valle Ottara è stato rinvenuto un altro sito protostorico Il borgo attuale, chiamato Civitaducale è sorto nel 1308 per volere di Carlo II d’Angiò allo scopo di proteggere i confini settentrionali del Regno di Napoli dal Papato.

Il baluardo difensivo rimase fedele alla casata degli Angioini e, dopo le guerre del Vespro, a quella degli Aragonesi ottenendo dal Regno di Napoli il privilegio di battere moneta e appoggio militare contro gli attacchi di Rieti e de L’Aquila. Nel 1502 Cittaducale ebbe il titolo di città e divenne vescovado soppresso però nel 1818 per essere incorporato alla diocesi de L’Aquila Nel 1541 Carlo V assegnò il feudo a sua figlia Margherita d’Austria che lo rese un centro economico e politico di notevole importanza. Alla morte di Margherita i Farnese ereditarono Cittaducale e alla loro estinzione passò sotto i Borbone tornando alle dipendenze del Regno di Napoli. Con l’occupazione francese divenne sede di Sottoprefettura e venne inserita nel Secondo Abruzzo Ulteriore per tornare poi al Regno di Napoli dopo la caduta di Napoleone. Nel 1821 nella zona tra Rieti e Cittaducale avvenne quello che è considerato il primo scontro del Risorgimento tra le truppe napoletane guidate da Guglielmo Pepe e le truppe austriache. I Napoletani sconfitti attraversarono il territorio di Cittaducale per asserragliarsi ad Antrodoco.

Nel 1927 per il riordino delle circoscrizioni provinciali del Regno d’Italia, il Comune di Cittaducale passò dalla Provincia de l’Aquila alla nuova provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Terme di Vespasiano sito articolato su quattro terrazzamenti rappresenta il più imponente complesso archeologico del II a.C, in attività fino all’epoca medievale quando furono costruiti un mulino e la Chiesa di Santa Maria di Cesoni datata nel 1100 ma certamente più antica come testimonia la presenza del campanile diroccato e strutture romane provenienti dalle terme di Vespasiano.

Mura di Cinta con possenti torri quadrangolari, tra cui la Torre Angioina con pianta a ferro di cavallo, a guardia della Porta Napoli. 

Ex Cattedrale di Santa Maria del Popolo sede della diocesi di Cittaducale fino al 1818. La facciata presenta un rosone e tre portali in stile gotico-romanico della scuola abruzzese. Restaurata in stile barocco, all’interno sono conservati la statua policroma di San Rocco del 1500, tele del 1600, un altorilievo del 1300 e un affresco nell’abside. La chiesa è affiancata da una torre a tre piani. 

Palazzo Vescovile costruito nel 1623 nella Piazza del Popolo su progetto dell’architetto Pietro Berrettini. È formato da un grande salone vescovile con affreschi dei pittori Ascanio e Vincenzo Manenti.

Palazzo della Comunità ospitò la duchessa Margherita d’Austria. Restaurato da Jacopo Barozzi detto il Vignola.

Torre Civica torre merlata a fianco del Palazzo della Comunità

Palazzo Dragonetti-De Torres in stile barocco situato lungo il Corso Superiore.

Della Chiesa originaria di Santa Cecilia restano l’antica navata, il portale in pietra del 1471 e affreschi del 1500 che raffigurano la Crocefissione e alcuni Santi

Chiesa di Sant’Agostino in Piazza del Popolo, risale al 1400. L’ingresso è situato in una parete laterale, e presenta una torre campanaria a due piani con bifore. Il portale del 1450 reca sulla lunetta un affresco di Lorenzo Torresani.

Palazzo Maoli sorge ad angolo su Piazza del Popolo, costruito nel 1700 presenta una serie di stanze affrescate da artisti di scuola napoletana. È collegato a Palazzo Caroselli, oggi sede del Comune. All’interno sono esposte le opere dell’artista Enrico Di Sisto.

Monastero di Santa Caterina d’Alessandria costruito nel 1327 comprende la Chiesa, il coro, il Museo di oggetti sacri, una biblioteca con volumi del 1500, il refettorio, le celle, l’orto, la sartoria e il forno.

Santuario di Santa Maria delle Grazie del 1700 con facciata neoclassica, a navata unica, conserva all’interno un affresco della Madonna e un affresco con la Resurrezione. Ai lati dell’altare sono poste le statue dei profeti Michele e Isaia.

Basilica di Santa Maria di Sesto dove il vescovo di Cittaducale fece collocare nel 1620 una lapide che asserisce che la chiesa si trova in umbilico Italiae.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Scenario naturale occupato a Est da rilievi montani ammantati da boschi e a Ovest dalla verde piana di San Vittorino, bordata dal Velino e da altri corsi d’acqua minori, da sorgenti e laghetti di origine carsica, bordati da pioppi e salici.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

A Cittaducale è presente il Complesso Bandistico di Santa Cecilia, antico di 170 anni. Molto attive la Fanfara degli Alpini e le Majorette Shiningh Stars.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio: Il Carnevale a Santa Rufina

Pasqua: La Passione

Maggio: Fiera di Santa Monica

Giugno: Sant’Antonio da Padova

Luglio: Festa di Santa Rufina e Santa Seconda, Sport Estate a Santa Rufina 

Agosto: Fiera di San Magno, Sagra del Pecorino, Agosto Angioino

Ottobre: Madonna Addolorata, Rulli e Cantine a Santa Rufina

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Sagne alla Molinara

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.cittaducale.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶*... 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲

Il borgo dal nome evocativo

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Cittareale deriva da Civitas Regalis

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza mt 962 s.l.m.

Area km² 59,66

Abitanti: 401

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Borgo è situato in un territorio montuoso coronato dalle cime dei Monti Reatini, tra questi il Monte Pozzoni, da cui nasce il Velino. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nel 290 aC inizia la Romanizzazione della Sabina montana e della Valle Falacrina in essa compresa. Nell’antico Vicus Phalacrinae nel 9 dC nacque l’Imperatore Tito Flavio Vespasiano. Durante il regno longobardo la Valle Falacrina fece parte del ducato di Spoleto, fu sede di Castaldato ed entrò nelle mire dell’Abbazia di Farfa. Sotto i Carolingi fece parte dello Stato Pontificio e nell’800 fu devastata dai Saraceni. Nel periodo normanno-svevo nella zona fu edificata una torre triangolare per difesa militare del confine settentrionale del regno normanno. Nel 1329 Roberto D’Angiò fece edificare Civitas Regalis includendo gli abitanti della Valle di Radeto, Falacrina e la terra Camponesca, formando un sistema difensivo contro l’aggressività di Cascia, Norcia, Amatrice e il Papato. Nel 1489 Alfonso V D’Aragona ampliò la fortezza svevo-angioina. Durante l’occupazione francese Cittareale fu inserita nel Secondo Abruzzo Ulteriore. Con la Restaurazione rientrò nel Regno delle Due Sicilie. Dopo il 1860 fu compresa nella provincia de L’Aquila, nel 1927 passò alla provincia di Rieti

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

La Rocca angioina-aragonese capolavoro di architettura militare fatta erigere e fortificata dagli Aragonesi, con pianta triangolare e massicce torri cilindriche.

Museo Civico ospita i reperti rinvenuti durante la Campagna di Scavi Archeologici di Falacrina.

Chiesa di San Pietro costruita sui resti di un tempio romano dedicato a Vacuna, conserva un trittico del 1596. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Grotta della Sibilla presso il Monte Pozzoni. Di grande interesse scientifico, è visitabile solo da speleologi.

Selvarotonda alle falde del Monte San Venanzo, secondo polo sciistico di Rieti

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il Santuario Madonna di Capodacqua edificato presso una sorgente tra le cui acque sarebbe apparsa una statuetta della Madonna. Nel 1779 una siccità indusse la popolazione a recarsi presso il Santuario per invocare l’aiuto divino e miracolosamente arrivò la pioggia.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Luglio: Note al tramonto

Agosto: Sagra della braciola

Settembre: Festa del cavallo agricolo 

Dicembre: Messa dell’Immacolata Concezione, Giorno della Santissima Trinità, Festa della Madonna Santissima di Capo d’Acqua

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Birra d’Alta quota

Miele, Carni di allevamento locale

Formaggi

Tartufi

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.halleyweb.com/c057017/hh/index.php

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗮𝗹𝘁𝗼 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗼 

La porta della Valle del Turano

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Il borgo ha preso il nome dei Baroni di Collalto che furono i primi feudatari.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Altezza 980 m s.l.m.

Area 22,37 km²

Abitanti: 391

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Comune di montagna interna, si trova su un rilievo montuoso in mezzo a un territorio boschivo, sulla linea di confine tra Lazio e Abruzzo

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

L’insediamento risale all’epoca preromana, ma l’origine del paese attuale è ai Longobardi che depredarono Carseoli, fiorente colonia fondata dai Romani nei territori degli Equi. I Saraceni indebolirono ulteriormente la città e gli abitanti costruirono una prima torre di difesa intorno alla quale si formerà il nucleo abitativo di Collalto Sabino. Sotto i Longobardi fu sede di gastaldato con autonomia politica e amministrativa, nel Mille divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa. Nel 1200 il borgo ottenne il diritto di battere moneta e costruì la prima cinta muraria. Dopo la vittoria di Benevento, Carlo D’Angiò cedette il borgo al Papato che nel 1300 e 1400 lo affidò a diverse nobili famiglie, tra cui la casata dei Collalto che diede nome al paese. L’invasione napoleonica del 1798/99 impoverì il borgo di gran parte degli arredi. Nel 1861 il castello di Collalto subì l’assalto di bande guidate dal brigante Chiavone contrario al plebiscito del 1860. L’orda venne placata e il borgo venne annesso al Regno d’Italia

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Castello Baronale nel corso del 1500 e 1600 fu strutturato come una fortezza inespugnabile, fornito di torrette di avvistamento e luoghi per ospitare cannoni

Palazzo Latini risale al 1400 ha una pianta irregolare, quattro piani e due torri.

Chiesa di Santa Lucia dell’anno Mille, conserva un affresco del 1500.

Convento di Santa Maria presenta un portale del 1400 e un affresco con lo stemma della famiglia Soderini.

Ruderi di Montagliano edificato nell’800, abbandonato nel 1600.

Ruderi dell’Abbazia di San Giovanni in Fistola edificata sul preesistente tempio romano

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Collalto rientra nei Borghi più belli d’Italia. Circondato da boschi di castagni e faggi secolari, confina con la Riserva dei Monti Cervia e Navegna, i Monti Lucretili e Simbruini.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

In Agosto Collalto ospita rassegne di teatro, cinema e musica soprattutto lirica. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Luglio: Sagra delle Cordicelle

Agosto: Aestas

Novembre/Dicembre: Mercatini di Natale.

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Castagna rossa, Le Cordicelle

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comunecollaltosabino.rieti.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗧𝗼𝗿𝗮 

La piccola Svizzera

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Fino al 1864 il nome del borgo è Collepiccolo. Modificato in Colle con la specifica legata all’antica città Thora

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 542 m s.l.m.

Area 14,37 km²

Abitanti: 363

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Comune di bassa montagna della Sabina meridionale, posizionato su una sottile penisola protesa sul bacino artificiale del Lago Turano.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 

In epoca preromana nel fertile fondovalle del Turano sorgeva la città sabina di Tora/Tirya. In età romana la zona sabina del Turano, compresa l’antica Tora, fece parte della Regione Valeria. Con le invasioni barbariche gli abitanti di Tora si spostarono sui rilievi circostanti dando origine al nucleo storico del paese che si chiamerà Collepiccolo e nel 1864 Colle di Tora. Quando i Longobardi nel 500 divisero i territori conquistati in Itala in Regioni, Ducati e Gastaldati, la Sabina fu inserita nella Regione Valeria, nel Ducato di Spoleto e nel Gastaldato Turano in cui rientò Collepiccolo. Nel 700 il borgo appartenne all’Abbazia di Farfa, poi passò sotto la giurisdizione papale. Le incursioni dei Saraceni determinarono la fortificazione del paese del quale tra 1200 e 1600 furono signori i Brancaleone, gli Orsinie e i Borghese. Nel periodo francese il borgo fu compreso nel Dipartimento del Clitunno. Annesso al Regno d’Italia, nel 1923 passò dalla Provincia di Perugia alla provincia di Roma e nel 1927 a quella di Rieti. Nel 1935 fu costruita la diga di Posticciola. 

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di San Lorenzo inaugurata nel 1731, con quattro altari, il maggiore è sormontato da una grande tela. Di fronte troneggia una Fontana di forma esagonale, del 1700, con ornamenti in porfido.

Arco medioevale dei Carbonai unica testimonianza del borgo sommerso 

Edicola dedicata alla Madonna situata in un crocevia e Edicola del Buon Pastore con un affresco murale realizzato dal maestro Arduino Angelucci nel 1940

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Sulle acque del lago si riflette il verde delle quercete, dei cerreti, dei rovereti. L’ambiente offre escursioni a piedi, in bicicletta e in canoa.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Regione Valeria comprendeva i territori degli Equi da Roma a Pescara e prese nome dalla Via Valeria pavimentata dal console Marco Valerio Potito nel 286 a.C. sul tracciato della antichissima via di transumanza. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Agosto: Festa patronale di SS. Lorenzo, Concerto Polifonico Lago del Turano

Ottobre: Sagra del Fagiolo a Pisello

Dicembre/Gennaio: Eventi per le Festività Natalizie, Presepe Vivente, La Pasquarella

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Fagiolo a pisello

Trote del Turano

Pizzillu coll’Erbe

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.colleditora.ri.it/

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Tesoro nascosto della Sabina

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼

Il nome ha origine dalla posizione del borgo su un colle e dalla presenza di un tempio pagano dedicato a Giove Collis Iovis

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 1.013 s.l.m.

Superficie: 10.61 km²

Abitanti: 128

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è situato a 1013 metri di altezza, circondato da prati e boschi, nella zona tra il lago del Turano e quello del Salto.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 

Il ritrovamento in zona di utensili, mattoni, frammenti di mosaici e di acquedotti, fanno pensare a un primo nucleo abitativo di epoca romana, sorto intorno a un tempio dedicato a Giove. La citazione di un Fundum Iovis si trova nei documenti imperiali di Ottone I del 967 e di Enrico V del 1118. Si suppone che il popolamento in un primo tempo fosse formato da case sparse che furono aggregate in un unico centro fortificato tra il 1100 e 1200 dalla Signoria dei Collalto. Tra 1500 e 1600 il borgo passò ai Savelli, ai Soderini e infine ai Barberini. Durante l’occupazione francese Collegiove fu incluso nel Dipartimento del Clitumno per passare a quello di Roma. Con la Restaurazione entrò a far parte dello Stato Pontificio, per poi tornare alla baronia dei Collalto quando ottenne l’autonomia amministrativa. Con l’annessione al Regno d’Italia, fu prima inserito nella provincia di Perugia poi in quella di Roma e nel 1927 in quella di Rieti


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Museo allestito con la collaborazione degli abitanti che hanno donato attrezzi ed utensili per il recupero della civiltà contadina e per documentare il duro lavoro quotidiano degli abitanti di questi territori,

Chiesa di Santa Maria antica chiesa parrocchiale dotata di due campanili del 1500. Al suo interno è conservata una tazza marmorea di età romana, adibita ad acquasantiera 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Collegiove fa parte della Riserva Naturale dei Monti Cervia e Navegna, immerso in una natura incontaminata dove vivono il lupo e l’aquila. È possibile raggiungere l’Anello delle Rocche da Collegiove fino al Monte Cervia o percorrere la passeggiata sulla cresta della montagna, con vista sui monti Velino, Terminillo e Navegna. Lungo il cammino è visibile il Lago del Turano.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il borgo è stato inserito nella Strada del Tartufo e della Castagna della Valle del Turano, per iniziativa della Comunità Montana. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio: Corpus Domini, Infiorata

Ago.: Festa patronale per Sant’Antonio Abate - 

“Spaventapasseri in festa”, Festa dell’Immacolata Concezione

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Castagne

Tartufi

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comunecollegiove.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗲𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼

Un centro rinascimentale sui terrazzamenti fluviali

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Castrum Vetulum, dà origine all’attuale nome del borgo.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 245 s.l.m.

Superficie:26,95 kmq

Abitanti: 1.581

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova in una zona di collina interna sui terrazzamenti fluviali della Valle del Tevere e dell’Aia.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Questo territorio è stato abitato fin dal paleolitico quando erano presenti nuclei sparsi di capanne nelle zone di Grappignano e Poggio Sommavilla. Nello stesso ambiente durante l’Età del Ferro sorsero villaggi dediti all’agricoltura e al commercio. Questi abitativi si diffusero in età arcaica ma furono distrutti dai Romani in epoca repubblicana e sostituiti con villae rusticae. L’origine del borgo risale all’epoca dell’incastellamento quando nel Fundus Antiquus fu edificato il Castrum Vetulum. Il borgo passò sotto il controllo giuridico-amministrativo di Narni, poi divenne feudo degli Orsini rientrando sotto la giurisdizione papale. Dal 1400 al 1600 Collevecchio divenne un centro culturale. Nel 1600 sede del Governatorato Apostolico della Provincia Sabina con tribunale e carcere. In seguito al plebiscito il borgo entrò nel Regno d’Italia, inserito nella Provincia di Perugia, nel 1923 in quella di Roma, nel 1927 passò a Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Palazzo Coperchi realizzato nel 1500 su disegno di Antonio da Sangallo il giovane.

Palazzo Menichini del 1500, edificato su disegno del Vignola

Palazzo Floridi-Pezzi del 1500

Palazzo Filippi del 1600, ristrutturato in stile neoclassico

Palazzo Rosati sorto nel 1600, oggi sede del Comune

Chiesa della Madonna del Rifugio del1586, con una campana del 1613

Chiesa di Santa Maria d’Isciano edificata nel 1500, conserva affreschi del 1500 e 1600.

Collegiata dell’Annunziata risale al 1200, dotata di un campanile romanico e di un portale del 1400

Palazzo del Tribunale Pontificio del 1600 con annesse le carceri.

Parco Orsini del 1700, con giardino all’italiana

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio presenta percorsi naturalistici e archeologici nell’area di Poggio Sommavilla situata sopra una necropoli preromana,

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Presso il tribunale di Collevecchio lavorò il mitico boia dello Stato Pontificio Mastro Titta. Nei sotterranei del Tribunale Pontificio sono stati ritrovati strumenti di tortura.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Sant’Antonio, Benedizione animali

Maggio.: Festa per San Prospero e San Bernardino

Giugno: Festa di Sant’Antonio

Agosto: Festa del Grano

Novembre: Festa del Patrono Sant’Andrea, San Martino, Polentata

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pampepato

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.collevecchio.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗩𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼

Il borgo tra i laghi dove vivono gli aironi

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Colli di Labro, nel 1962 rimane la denominazione Colli e viene aggiunta la specifica sul Velino per la vicinanza del fiume.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 465 m s.l.m.

Superficie:12,76 kmq

Abitanti: 452

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è situato in una zona collinare che digrada verso il Lago di Ventina ed è delimitata dal fiume Velino e dal Canale di Santa Susanna.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nella zona del borgo è stato rinventuto un abitato perilacustre di epoca protostorica e tracce di attività agricole, di allevamento e ittiche. In base alle affermazioni di Dionigi di Alicarnasso tale insediamento corrisponde all’antica Marruvium, città protostorica degli Aborigeni. Risale al Medioevo la comparsa sui colli dei primi insediamenti in torri fortificate, e nuclei abitativi probabilmente per poter dall’alto, controllare meglio il traffico lacustre. Le mire espansionistiche dei signori di Labro determinarono una specie di colonizzazione del borgo che ha ottenuto la sua autonomia nel 1957.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Grotte di San Nicola dove rimangono imponenti resti di un criptoportico e della villa romana di Quinto Assio Senatore romano che ospitò nel 54 aC Cicerone.

Torre di Morro Vecchio resti di una torre quadrata di sei metri di lato.

Chiesa di Santa Maria Maddalena risale al 1000, con una struttura muraria rivestita di pietra , in stile romanico e a navata unica 

Chiesa di Santa Maria Maddalena Nuova eretta nel 1818 con facciata a capanna, realizzata in pietra viva, a navata unica con capriate lignee e un affresco del pittore contemporaneo Franco Bellardi

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il Lago di Ventina ultimo relitto acqueo dell’antico Lacus Velinus, bonificato nel 272 a.C. da Mario Curio Dentato. Ricco di vegetazione, è luogo di sosta e riparo per l’avifauna come la gallinella d’acqua, l’airone cenerino e il cormorano. Tra i canneti si può ammirare il caratteristico nido a pendolino.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La riserva naturale del lago di Ripasottile luogo di svernamento di molte specie di uccelli acquatici. Nella zona un allevamento di trote costituisce un’attrazione per gran parte della fauna locale alla ricerca di cibo. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio Abate

Maggio: Santa Rita

Luglio: Festa patronale Santa Maria Maddalena - Sagra del Tartufo

Luglio/Agosto: Sagra del Cinghiale, Palio della Padella

Settembre/Ottobre: Biciclettata

Novembre: San Martino

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pesce di lago, Gamberi di Fiume, Tartufo e Cacciagione 

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.collisulvelino.ri.it/

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Un tranquillo rifugio di valore naturalistico

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Formato da Collis il luogo dove sorge e Cervinus dal nome personale latino Cervius 

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 560 s.l.m.

Superficie: 21,39 kmq

Abitanti: 282

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Concerviano affaccia sulla Valle del Salto in una zona caratterizzata da altipiani collinari. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Del Comune fondato in epoca alto-medievale, si hanno le prime notizie nel 700, collegate alla presenza dell’Abbazia di San Salvatore Maggiore. Nel 1252 vi erano tre chiese che attestano un popolamento consistente. Nel 1282 Concerviano, insieme ad altri castelli dipendenti dall’Abbazia di San Salvatore, passa sotto la giurisdizione del Comune di Rieti. Nel 1800 era frazione di Roccasinibalda ma nel 1853 divenne Comune autonomo. Nel paese erano presenti botteghe di artigiani del ferro, rivendite e una mola per il grano. Oggi conserva l’antico impianto urbanistico dentro la cinta muraria rettangolare con due torri fornite di merli guelfi. Si dice che Garibaldi si sia fermato a dormire a Concerviano nella Località “La Madonna”.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Abbazia di San Salvatore Maggiore costruita nel 753 sul pianoro Letenano, presenta una navata unica con cappelle laterali e presbiterio rialzato, un campanile e tre edifici conventuali.

Chiesa di San Nicola, eretta nel 1300, presenta molti elementi di arte barocca, conserva due tele del Manenti e una icona lignea della Madonna della Quercia, adornata da preziosi ex voto.

Madonna della Quercia costruita nel 1500 per celebrare l’apparizione della Vergine su una quercia. 

Cappella della Madonna del Carmelo del 1500 - 1600, si trova in località Bivio di Concerviano, è inserita in una grande struttura abitativa.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio è aspro ma pittoresco. Vi sono località-base per escursionismo e canyoning, come il Fosso della Mola, in località Cenciara.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

L’Abbazia di San Salvatore Maggiore fu fondata dai Benedettini dell’Abbazia di Farfa nel 735 e insignita del titolo di imperiale da Carlo Magno. Fu distrutta dai Saraceni nel 890, ricostruita e riconsacrata nel 974. Esistono testimonianze dell’esistenza nell’Abbazia di uno scriptorium che produceva codici diffusi nelle chiese di Roma e d’Europa.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Agosto: Sagra delle Fettuccine Casarecce, Festa del Santo Cuore di Gesù, Festa della Madonna della Speranza, Festa della Madonna del Buon Consiglio, Festa di Sant’Egidio e San Vincenzo

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Prodotti agricoli biologici

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.concerviano.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗶𝗴𝗻𝗶

Una stazione di posta sul confine del ducato

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Castrum Loci Confini si riferisce alla posizione di confine tra il contado della Sabina e quello di Narni.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 549s.l.m.

Superficie: 22,93 kmq

Abitanti: 574 

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Configni si trova al confine con l’Umbria, su un crinale del Monte Coscia, circondato da boschi di castagno.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Tracce di insediamenti del periodo neolitico sono stati ritrovati nelle grotte carsiche del Monte Cosce. Nel periodo romano il territorio era collegato a Terni e a Roma attraverso un ramo della Via Salaria. Configni è menzionato in una bolla papale dell’856 icome "appellasi pietra di Configni". Tra l’898 e il 900 divenne possedimento dell’Abbazia di Farfa, nel 1227 entrò nell’orbita del Comune di Narni. Nel 1400 il Papato assoggettò il borgo, per poi cederlo agli Orsini che nel 1539 lo dotarono di Statuti Comunali. Nel 1708 il Papato attribuì il borgo al ducato di Spoleto. Durante l’occupazione francese del 1798-99 e la Restaurazione Configni cambiò molte destinazioni amministrative. Nel 1861 entrò nel Regno d’Italia sotto Perugia, nel 1923 passò alla Provincia di Roma, nel 1927 in quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Resti del castello degli Orsini fondato nel 900. Rimane un arco di ingresso, due torri, parti della cinta muraria e lo stemma degli Orsini.

Chiesa di Santa Maria Assunta del 1400/1500, presenta una facciata con portale rinascimentale semplice e finestrone semicircolare. L’interno a navata unica è in stile simil-barocco, le pareti sono decorate con affreschi e dipinti 

Parco Montegrappa piccolo parco panoramico nel centro del paese

Chiesa di San Cassiano risale al 900, presenta una facciata lineare formata da filari di conci, una navata rettangolare con piccola abside, un’acquasantiera, un altare del periodo longobardo.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

La Falesia, immersa nel verde, alle pendici del Monte Cosce, ha una parete attrezzata per l’arrampicata sportiva. Offre diversi livelli di difficoltà, compresi itinerari per i bambini.

Il Pozzo di Miesole è una profonda cavità del Monte Cosce e può essere esplorato soltanto da speleologi esperti. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Secondo antiche credenze la Grottaccia, cavità carsica, era considerata luogo di espiazione e rifugio di presenze demoniache.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Tradizioni

Maggio: Sagra del Prugnolo e dell’asparago selvatico

Agosto: Festa della Montagna e Sagra enogastronomica Cantin Cantina

Tipicità

Ciambelle all’anice di Sant’Antonio, Strengozzi alla confignana

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.configni.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼

Un affresco del Trecento nella Valle Santa

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva da Fundus Quintiliani villa di Marco Fabio Quintiliano. Oppure dal nome personale Latino Contilius con l’aggiunta del suffisso aggettivale -anus

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 488 m s.l.m.

Area: 53,54 km²

Abitanti: 3.674

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il paese si trova su un colle ai piedi dei Monti Sabini, al bordo della valle reatina.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il territorio comunale risulta popolato fin dalla protostoria e in base a ritrovamenti archeologici fu sede di villaggi di Aborigeni, ai quali si aggiunsero i Pelasgi di origine egea. Il borgo è menzionato per la prima volta dal Regesto Farfense nell’850 con il nome di Fundus quintilianus e nacque dall’ampliamento della proprietà agricola del retore Marco Fabio Quintiliano, amico e consigliere di Vespasiano. Il feudo fu dotato di fortificazioni per resistere alle incursioni dei Saraceni e per la sua posizione strategica di controllo sulle montagne retrostanti. Contigliano nel 1400 era il castello più importante della Val Canera, rientrava nei possedimenti della Chiesa ma era a Rieti esercitare il controllo diretto tramite un vicario. Nel 1436 sostenne militarmente il condottiero Micheletto Attendolo Sforza nella guerra contro i reatini sperando di ottenere una propria autonomia, ma in seguito alla sconfitta restò alle dipendenze di Rieti. Nel 1501 il Capitano di Ventura Vitellozzo Vitelli, al servizio del Pontefice, essendo di passaggio verso L’Aquila, assediò Contigliano che si era rifiutato di dare rifornimenti ai suoi soldati, lo saccheggiò, lo dette alle fiamme, e fece una strage. Nel 1561 il paese era in netta ripresa, essendo sorte numerose nuove abitazioni ampliò la sua prima cinta di mura. Dopo l’occupazione francese e il successivo periodo della Restaurazione, Contigliano nel 1816 fu incluso nella provincia Sabina e fu sede di un governo che aveva giurisdizione su tutta la Val Canera. Nel 1827 venne declassata a podesteria dipendente da Rieti in un territorio che comprendeva Colle Baccaro, Poggio Fidoni e Poggio Perugino. Con l’Unità d’Italia, nel 1860 Contigliano entrò nella provincia di Perugia poi in quella di Roma e infine nel 1927 in quella di Rieti, divenendo comune autonomo nel 1946.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Centro Storico il paese conserva l’antico nucleo circondato da mura medievali dove si aprono Porta dei Santia, che conserva il portale ligneo originale e Porta Codarda. I Palazzi del 1500 1600 hanno un aspetto statuario e austero. La parte alta di Contigliano è ricca di viuzze e di gradinate con un alternarsi di archi e di scalette che conducono alla cima caratterizzata dalla Collegiata.

Collegiata di San Michele Arcangelo voluta dalle famiglie locali nel 1683, fu portata a termine nel 1747. È a navata unica sulla quale si aprono quattro cappelle laterali che descrivono il percorso catechistico. L’Altare Maggiore in marmo policromo è sormontato dall’Arcangelo Gabriele dipinto da Filippo Zucchetti nel 1710 e numerosi sono gli affreschi e i dipinti del 1600 e 1700.

Della chiesa di San Giovanni resta la facciata scoperchiata e qualche avanzo di affresco alquanto rovinato. È un luogo suggestivo per ammirare il paesaggio della conca reatina.

Ruderi della chiesa di San Lorenzo eretta da maestranze cistercensi nel 1100 sui resti di una villa romana. Si suppone che la Chiesa sia l’unica testimonianza dell’abitato medievale distrutto durante una guerra e ricostruito sul colle dove sorge Contigliano.

Castello di Terria residenza storica dei Duchi di Varano, riale al 1400, è stato ristrutturato nel 1800 dall’architetto Giuseppe Valadier, che fece realizzare la collina dove sorge il castello per preservarlo dalle piene del fiume.

Abbazia di San Pastore dell’Ordine Cistercense risale al 1255 e raggiunse il suo massimo splendore nel 1300 sotto valenti Abati. Presenta una pianta a croce latina divisa in tre navate. Sul chiostro si affacciano la sacrestia, l’aula capitolare con volta a crociera, e il parlatorio. Alla fine del 1500 l’Abbazia inizia il suo decadimento, a metà del 1800 è acquistata dalla ricca famiglia locale dei Potenziani. Solo nel 1980 la famiglia Antonacci ha riportato l’Abbazia al suo antico splendore. È inserita nella Rete delle Dimore Storiche del Lazio

Borgo di Reopasto frazione di Contigliano che con lo spopolamento, negli anni sessanta fu abbandonato per divenire un paese fantasma. È ancora visibile la chiesa si Sant’Andrea del 1700.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

La gran parte del territorio di Contigliano è attraversato dal Cammino di Francesco che raggiunge i quattro santuari francescani (Greccio, Fonte Colombo, La Foresta, Poggio Bustone) raggiungibili a piedi o in mountain bike. Un altro itinerario collega Contigliano a Cottanello attraverso Fontecerro e raggiunge l’Eremo di San Tomeo o Monte Macchia.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Villa Battistini fu la dimora del baritono Mattia Battistini (1856-1926) e domina su un parco di cinque ettari. Negli anni Ottanta è stata acquisita e restaurata Dall’Amministrazione Provinciale di Rieti. È una delle sedi decentrate del Conservatorio della Musica di Santa Cecilia di Roma.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Agosto: Assalto al Castello, Fiera di San Lorenzo, la Sagra de Lu Pizzicottu, Sagra della Trota al cartoccio a San Filippo,Festa delle Acque

Settembre: Corsa Podistica della Valle Santa

Novembre: Processione del Cristo Morto, Festa di San Martino

Dicembre: Sagra della Pizza Sucia

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pizza Sucia, Lu Pizzicottu, la Genziana

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.contigliano.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗖𝗼𝘁𝘁𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼

Il borgo con l’Eremo scavato nella roccia

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva da Aurelii Cottae (Gaio Aurelio Cotta della gens Aurelia e primo console)

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 551 s.l.m.

Superficie: 36,69 kmq

Abitanti: 526

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova su un colle all’estremità Nord della Sabina tiberina, vicino al confine con l’Umbria.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Cottanello è stato abitato fin dall’epoca romana, come attesta il ritrovamento nella zona di una grande villa rustica appartenente agli Aurelii Cottae, che faceva parte dell’ager di Forum Novum, suddiviso in fondi agricoli, con domus per i coloni e villae padronali. Il borgo fu fortificato intorno all’anno Mille, per il fenomeno dell’incastellamento. Dal 1200 fu feudo degli Orsini. Alla fine del 1700 passò sotto il controllo diretto della Camera Apostolica. Nel 1861 Cottanello con l’annessione al Regno d’Italia. Fece parte della provincia di Perugia, poi di Roma e dal 1927 di Rieti 

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Eremo di San Cataldo risale al 900, costruito in pietra calcarea che si amalgama con la roccia; conserva vari affreschi dell’800 e del 900.

Mura di cinta delle tre cinte murarie è conservata la più interna con un camminamento che aggira il borgo usato per la ronda.

Chiesa di San Luigi risale al 1500, costruita utilizzando una torre medievale

Villa romana del secondo secolo aC, in località Collesecco, riccamente decorata. Apparteneva alla famiglia Aurelii Cottae. 

Rovine di Castiglione Castrum Castillionis del 1036.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

I prati di Cottanello quelli situati a 900 metri sono chiamati Prati di sopra, quelli a 800 metri Prati di sotto, citati nel Catalogo Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Occupano una grande superficie boschiva e di pascolo montano.

Le cave di Cottanello sul monte Lacerone, dalle quali veniva estratto il marmo rosso detto pietra Cottanellina.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

L’affresco dell’eremo di San Cataldo, venne alla luce nel 1944 quando I tedeschi in ritirata, minarono il ponte sotto la chiesa. La deflagrazione non distrusse l’eremo ma sgretolò i muri interni portando alla luce un affresco. L’eremo è riconosciuto come Monumento Naturale. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio: I Vicoli dell’Arte e del Sapore

Luglio: Cottanelliadi

Agosto: Ferragosto Cottanellese, Sagra della Pizza Fritta

Dicembre: Mercatini di Natale, Eventi per le Festività Natalizie

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

Prodotti legati alla pastorizia

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.cottanello.ri.it/

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Il borgo dalle tante storie

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Di origine longobarda: da fara = clan familiare o per devozione a Santa Fara

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 482 m s.l.m.

Area 54,96 km²

Abitanti: 13.835

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo sorge sul Monte Buzio proprio davanti all’altura di Monte San Martino e si affaccia su una terra verdeggiante con vista sulla Valle del Fiume Tevere e sul Monte Soratte. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Sui ruderi dell’antica Abbazia di San Martino sono stati rinvenuti reperti dell’Età del Bronzo e di un abitato protostorico che si riferirebbero alla città aborigena di Mefula, scomparsa poi in Età del  Ferro, forse in concomitanza dei primi insediamenti sabini in pianura come la città di Cures. I Romani

costruirono intorno a Cures, una fitta rete di villae rusticae, aziende agricole con residenze signorili, in uso fino all’età imperiale. Fara nasce in tale contesto ma successivamente al crollo dell’Impero Romano e alle prime invasioni barbariche, alla fine del 500 quando un distaccamento militare longobardo si stabilisce nell’area dove sorgerà un primo abitato medioevale, negli anni in cui fu fondata da San Lorenzo Siro l’Abbazia di Farfa. Il castello di Fara fu costruito intorno all’anno Mille con la funzione di presidio militare e sotto il controllo dell’Abbazia di Farfa e a partire dal 1100 si afferma una aristocrazia locale che costruisce abitati e torri. Le vicende storiche di Fara da allora in poi coincidono con quelle dell’Abbazia. Nel775 Carlo Magno pose il monastero benedettino sotto il patrocinio imperiale e Farfa divenne un centro di potere. Intorno al 900 l’occupazione dei Saraceni fu causa di decadenza della zona ma con la riforma di Cluny l’Ordine Benedettino diede nuovo splendore a Farfa. Nel 1122, con il Trattato di Worms, l’Abbazia passò sotto la giurisdizione papale per cui la nomina pontificia degli abati portò le famiglie baronali romane (gli Orsini, i Farnese, i Barberini) al controllo dell’Abbazia di Fara. Nel periodo rinascimentale furono ristrutturate mura urbane, costruiti palazzi e arricchita la struttura urbana. In seguito, con la perdita della sua centralità, l’Abbazia fu annessa alla congregazione di Monte Cassino e nel 1769 la carica di Abate di Farfa spettò al Vescovo della Sabina. Con l’invasione francese i beni dell’Abbazia e una parte del borgo furono venduti mentre ai monaci rimase soltanto la custodia del monastero. Dopo la Restaurazione il territorio comunale tornò sotto il controllo pontificio. Nel 1867 il borgo di Fara fu coinvolto nella Campagna Garibaldina dell’Agro Romano per la liberazione di Roma che si concluse con la sconfitta a Mentana. A questa seguì la spedizione garibaldina dei fratelli Cairoli che da Fara raggiunsero la riva del Tevere navigando verso Roma per concludersi tragicamente a villa Glori. 

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Museo archeologico Nel Palazzo Brancaleoni, conserva i reperti archeologici della storia della Sabina Tiberina dalla preistoria alla romanizzazione. 

Monastero delle Clarisse e Museo del Silenzio, Il monastero, ultimato dal cardinale Francesco Barberini nel 1672, faceva parte di cinque luoghi di clausura. Nel Museo sono presenti teche contenenti oggetti-simbolo che evocano le sette tematiche della vita monastica quotidiana: preghiera, silenzio, disciplina, cucito, farmacia, cucina e lavoro. 

Collegiata di Sant’Antonino del 1500, edificata sui resti della chiesa, compresa nella cinta muraria di Santa Maria in Castello. Presenta una facciata in stile classico e una possente torre campanaria. L’interno a tre navate con diverse cappelle, conserva un affresco notevole nella navata centrale. È arricchita da un tabernacolo in alabastro di Volterra, opera del Vignola; da un Crocefisso di pregio e da una statua di Sant’Antonino. Il coro in legno è sormontato da una tela ovale in cornice barocca. Abbazia di Farfa voluta da San Lorenzo Siro conobbe un periodo di grande splendore durante l’epoca carolingia. Comprende la chiesa a struttura basilicare, ha la pianta a croce latina e tre navate, una biblioteca ricca di volumi, incunaboli e codici preziosi. 

Ruderi di San Martino, resti di un’abbazia del Mille parzialmente realizzata, in posizione difensiva, in cima al monte Acuziano di fronte al Monte Bruzio

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Farfa, ai piedi del Monte Acuziano, si trova in una atmosfera di silenzio immersa in una natura verdeggiante con la presenza delle acque del Fiume Farfa. Un’attrattiva è la presenza dell’ulivo più grande d’Europa in località Canneto e la fonte situata presso Farfa dalle acque curative che alimentano due piscine.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Caratteristico è il borghetto situato fuori dell’Abbazia con le case a schiera della stessa altezza. Queste abitazioni un tempo venivano affittate dai monaci ai commercianti che partecipavano alle fiere. Oggi ospitano botteghe artigiane.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Aprile/Maggio: Fiera di Farfa

Maggio: Fiori in Farfa

Giugno: Passeggiando tra le Rose, Fara Noir

Luglio: Sagra degli Stringozzi a Talocci, Città Invisibili, Fara Film Festival, Fara Music

Agosto: Festa dell’Assunta a Farfa, Arti e Mestieri, Sagra dei Ravioli a Talocci, Festa del Patrono Sant’Antonino

Settembre: Festival della Famiglia a Passo Corese 

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio del Consorzio Sabina Dop

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comunefarainsabina.rieti.it/


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Una terra di confine e di briganti


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dal nome latino di persona Flaminius con l’aggiunta del suffisso aggettivale-anus 


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 988 s.l.m.

Superficie: 100,62 kmq

Abitanti: 1.194


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Comune di montagna situato nel Cicolano, sopra la Valle del Salto, dove si estendono tre altopiani: Rascino, Cornino e Aquilente con i relativi laghetti.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il territorio di Fiamignano era occupato dalla Res publica Aequiculanorum dove sorgeva l’antica città degli Equicoli Cliternia, il più importante vicus della zona

L’attuale Fiamignano fu fondato nel 900 dagli abitanti dell’insediamento intorno al castello di Poggio Poponesco, situato nel cuore del Cicolano, dopo la distruzione del loro abitato da parte dei Saraceni. Con la conquista longobarda il Borgo fu annesso al ducato di Spoleto. Dall’inizio del 1300 fino al 1500 fece parte dei domini della potente famiglia dei Mareri. Nel 1532 fu ceduto ai Colonna e poi ai Barberini. Durante il periodo napoleonico Fiamignano entrò nel regno di Napoli e durante la Restaurazione nel distretto di Cittaducale. Dopo l’Unità d’Italia fu colpito dal fenomeno del brigantaggio. Nel 1927 entrò nella provincia di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Castello di Rascino fondazione longobarda del 1083. I ruderi si trovano a 1250 metri di altezza. 

Castello di Poggio Poponesco resta l’alto maschio, testimonianza del fenomeno dell’incasellamento.

Chiesa Madonna del Poggio piccola chiesa rurale conserva un importante cancello in ferro battuto e un frammento di colonna romana.

Chiesa dei SS Fabiano e Sebastiano del 1500 in stile romanico presenta una navata unica, di grande valore artistico.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio del comune di Fiamignano è formato da montagne coperte di faggete e conifere. L’altopiano di Rascino a quota 1150 metri, ospita un lago carsico ricco di fauna ittica. Il Colle della Fungara è la vetta più alta a quota 1881. Sulla sponda del Lago del Salto, nel territorio comunale, si trova il Tufo, uno scoglio a picco sull’acqua.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Esiste nel territorio di Fiamignano un intero percorso di affreschi su parete, realizzati da autori diversi, i murales dei briganti a muro, che ripercorrono la storia del fenomeno del brigantaggio.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa dei Patroni SS. Fabiano e Sebastiano.

Luglio: Processione a Santa Maria del Poggio 

Agosto: Sagra della lenticchia di Rascino, Profumo di Lavanda, Festa degli Stazzi, Sagra della Pizza Rentorta


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Lenticchia di Rascino


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.fiamignano.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗙𝗼𝗿𝗮𝗻𝗼

Il lento passaggio del Tevere e il vigile Soratte


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Forum Jani, tradotto foro, mercato di Giano o da Gens Furia, famiglia nobile con proprietà nella zona


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 218 m s.l.m.

Area: 17,69 kmq

Abitanti: 3148


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

In piena Valle del Tevere, il pianeggiante territorio di Forano è caratterizzato dal passaggio del fiume Tevere e dalla curiosa forma del Monte Soratte che svetta sulla pianura. 


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

I primi insediamenti dei Sabini sono datati tarda età del Bronzo. La romanizzazione porta in questo territorio diviso in latifondi, ville rustiche di famiglie patrizie. Con la caduta dell’impero romano e le prime invasioni barbariche il fenomeno dell’incastellamento, spopola le campagne e raduna gli abitanti del luogo sul Colle San Bartolomeo. Intorno ai resti della villa della Gens Furia, viene edificata una chiesa dedicata al Santo e nasce il Fundus Furiano (786). Altri villaggi si costituiscono in casalia, come Pacciano e l’attuale Gavignano. Nel 950 d.C. vengono edificati i castelli di Forano, Collenero, Gufi e Gavignano. Il territorio entra nei possedimenti di Farfa intorno al 1200. Forano è per un periodo libero comune poi nel 1300 è infeudato dai Sant’Eustachi, nel 1400 dai Savelli e alla fine del 1500 dalla famiglia Strozzi. Fu quest’ultimo il periodo di maggiore benessere del borgo, Luigi Strozzi ristrutturò la piazza, il palazzo baronale e costruì la Chiesa della Santissima Trinità. Alla fine del 1600 Forano divenne principato e nel 1812 il Duca Ferdinando Majorca Strozzi, rinunciò ai suoi diritti feudali sul castello. Nel periodo di occupazione francese, il territorio comunale fu parte del Dipartimento di Clitunno e poi di Roma. Con la Restaurazione tornò sotto il controllo della famiglia Strozzi, passò poi nel distretto e governo di Poggio Mirteto. Dopo l’Unità d’Italia entrò nella provincia di Perugia, poi di Roma ed infine nel 1927 in quella Rieti. 


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Palazzo Strozzi, palazzo ducale costruito sui resti di un’antica rocca nel 1600, si impone nel centro storico con la sua altezza. 

Chiesa Evangelica Valdese, 1889/94 costruita dal pastore Luigi Angelini si raggiunge percorrendo il viale detto il Passeggio, 

Chiesa di San Sebastiano, dedicata al Patrono edificata nel 1627 dalla famiglia Strozzi in sostituzione di quella di Collenero costruita dai Savelli. Testimonianze scritte del 1574 descrivono una chiesa più piccola, risalente al 1524. Fu restaurata nel 1710 e nel viale che dalla piazza Garibaldi porta alla chiesa furono piantati due filari di gelsi. 

Cattedrale della SS. Trinità, 1682, dono della famiglia Strozzi

Chiesa di Santa Maria Assunta, 

Chiesa di San Pietro d’Arenzano, edificata nell’anno 1000 appena fuori l’abitato, da documenti farfensi risultava costruita vicino al Castello di Collenero, donato dall’imperatore Ottone alla famiglia Savelli.

Borgo di Gavignano, dai resti di muri in opus reticularum, è chiara l’esistenza già in età romana, si ipotizza come residenza della Gens Gabinia. Il castello fu edificato nel 1300 e tutt’oggi Gavignano Alto conserva il suo aspetto medioevale con il palazzo in Piazza Pellegrini e la porta d’ingresso del paese. La porta, costituita da un arco del 400 è sormontata dall’orologio civico e una campana che ancora scandiscono le ore della giornata. Nel borgo è presente la chiesa di Santa Maria Assunta edificata nell’anno 1000 e ristrutturata nel 1775. La parrocchiale conserva all’interno un quadro raffigurante San Filippo Neri.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

La fertilità della terra e la ricchezza di coltivazioni grazie l’abbondante acqua, caratterizzano questo territorio pianeggiante che si presta a passeggiate a piedi, in bicicletta e a cavallo. In mountain bike si può raggiungere il Monte Soratte ed effettuare un itinerario ad anello di circa 42 km, passando per Sant’Oreste. Il tratto fluviale compreso nel territorio comunale confina con il comune di Ponzano. Il fiume Tevere in questo punto ha un andamento particolarmente sinuoso che prende il nome di “Fiasco del Tevere”.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nella frazione di Gavignano, fino al secolo scorso, era attivo un porto fluviale dal quale partiva un piroscafo diretto a Roma. Il servizio era a carico della “Soprintendenza de’Piroscafi Pontificej”.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio Abatea Gavignano, Festa del Patrono San Sebastiano

Febbraio: Festa di San Biagio

Marzo/Aprile, Passione Processione del Venerdì Santo

Maggio, Festa di San Macario e Festa di Santa Rita a Gavignano

Giugno, Celebrazione per il 2 Giugno, Festa dell’Acqua a Gavignano, Pollo senza Frontiere

Luglio: Festa della Birra a Gavignano

Agosto: Sagra della Pastasciutta e Feste Agostane di Forano, Festa di San Giovanni Bosco e San Giovanni Battista a Gavignano 

Settembre: Gara di Mountain Bike

Ottobre: Festa dei Nonni


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina Dop, Melograno, Fallone di Verdure, La Nociata, Acqua Cotta


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.forano.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗙𝗿𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗼

Un borgo cartolina tra piazze, fontane, archi in pietra e scalinate


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Probabile origine dal latino fraxum: posto di guardia o fra i sassi per il rumore dell’acqua che scorre sui ciottoli.


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 412s.l.m.

Superficie: 4,39 kmq

Abitanti: 754


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Frasso Sabino è situato alle propaggini meridionali dei Monti Sabini a sinistra del corso del fiume Farfa che nasce nel territorio.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

La prima menzione del borgo risale al 955 quando nel Regestum Farfense viene dichiarato che Sindari e Gaudenzio donano all’Abbazia alcune terre situate in locus ubi dicitur ad Frassum. Dopo il Mille il castello e l’abitato passarono alla famiglia Brancaleoni e in seguito ai Cesarini divenendo poi proprietà degli Sforza-Cesarini che a lungo ne mantennero il possesso prima che entrasse a far parte dello Stato Pontificio. Nel 1927 venne annesso al Regno d’Italia.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Grotta dei Massacci tomba monumentale rivestita di travertino, presenta tre nicchie per i sarcofagi. Oltre il confine comunale si trovano altri tre sepolcri a torre chiamati i Torracci.

Castello Sforza-Cesarini presenta un’imponente torre cilindrica datata tra 1300 e 1400. Attualmente  il castello ospita la manifestazione concertistica Frasso in musica.

Chiesa di San Pietro in Vincoli del1200, a tre navate, una delle quali trasformata in cappella funebre. Le pareti presentano affreschi del 1400. La chiesa è adibita ad auditorium.

Osservatorio astronomico Virginio Cesarini, situato in un mulino ristrutturato del 1700. È accreditato al Minor Planet Center per la recente scoperta di due asteroidi: ospita una mostra astronomica permanente, un planetario e un telescopio Cassegrain


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Le Sorgenti del Farfa presso Le Capore si caratterizzano per le acque fredde e spumeggianti dove è possibile la balneazione

I Monti Sabini: vari itinerari collegano Frasso con altri borghi con percorsi ad anello di diversa difficoltà.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Frasso ospita la manifestazione enogastronomica che raduna lo street food di qualità e che mette in mostra le attuali modalità di preparazione e vendita del cibo da strada con l’ape car e i food truck.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio: Carnevale con la Pantasima

Luglio: Sfilata (Moda e Riciclo)

Agosto: Festa di San Pietro in Vincoli (Processione Sfilata del Canestro), Frasso Musica, Sagra della Bertolaccia

Ottobre: Frasso in ottobre (Street food)


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

La Bertolaccia, Impasto di farina, acqua, sale e mentuccia fritto nell’olio d’oliva.


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.frassosabino.ri.it/ 



"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗰𝗶𝗼

Dove nasce il presepe vivente


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

deriva da curtis =organizzazione socio-econimica medievale de greze/grezze=pietrisco da cava da cui Greze/Greccia


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: mt 705 s.l.m.

Superficie: 17,85 kmq

Abitanti: 1.495


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è situato nell’alto Lazio, su un costone dei Monti Sabini, ai confini con l’Umbria.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Secondo la tradizione Greccio fu fondato da un gruppo di Greci esiliati, dai quali prese il nome. Secondo alcuni studiosi, invece, il nome deriva da Curtis de Greze, un’organizzazione socio-economica medievale collocata tra rocce calcaree dalle quali estraeva il pietrisco (greze) per realizzare strade ed edifici. Il Regesto Farfense cita la curte de Greccia, la quale intorno all’anno mille diventa un castello che venne distrutto da Federico II. Tra 1223 e 1226 il borgo ospitò San Francesco di Assisi. Nel 1300 fu sede podestarile. Nel 1799 fu distrutto e saccheggiato dall’esercito napoleonico.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di Santa Maria di Loreto si trova a Limiti di Greccio. Nel 2004 Piero Casentini ha impreziosito la chiesa realizzando tre tavole di grandi dimensioni che rappresentano la Madonna di Loreto, l’Annunciazione e il Presepe di Greccio.

Collegiata di San Michele Arcangelo risale al 1300, dotata di una scalinata, affiancata dalla torre del castello che costituisce il campanile.

Chiesa di Santa Maria del Giglio del 1400, a navata unica, con un altare centrale e due laterali, con stucchi di scuola romana e un affresco della Vergine del 1400.

La Cappelletta chiesa eremitica sul Monte Lacerone

Sentiero degli Artisti sul tema del presepio

Museo Internazionale del Presepe nella Chiesa di Santa Maria raccoglie le natività artistiche di tutte le culture. 

Santuario Francescano del Presepe scavato nella roccia, include la Cappelletta del Presepio del 1228

Abbazia cistercense di San Pastore fondata nel 1255, abbandonata nell’Ottocento e ora restaurata.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il borgo è circondato da boschi di querce ed elci. Sentieri suggestivi conducono fino alla cima del Monte Lacerone a quota 1204 metri, con la veduta dell’intera Valle Santa Reatina.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il Santuario di Greccio è considerato la Betlemme Francescana. Nel Natale del 1223, San Francesco fece rivivere la scena della Natività con la partecipazione degli abitanti dando vita al primo Presepe vivente.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio: Carnevalone

Marzo: Borghi in Moto

Marzo/Aprile: Santissima Pasqua

Giugno: Il Passo Umile e Lieto

Settembre/Ottobre: Festa San Michele Arcangelo, Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi.

Novembre/Dicembre: Rievocazione storica del primo Presepe


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Funghi, Tartufi e Asparagi, Piatti a base di Selvaggina


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.greccio.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗟𝗮𝗯𝗿𝗼 

Il borgo di pietra


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal nome latino aper - cinghiale, raffigurato anche nello stemma del Comune.

Dal termine latino lavabrum -bacino, in riferimento al Lago di Piediluco.


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 628 m

Area 11,74 km2

Abitanti 355


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Borgo, che sorge sul lato settentrionale della Piana di Rieti e al confine con la Provincia di Terni, domina il Lago di Piediluco e la valle del Rio Fuscello.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

La zona risulta popolata prima del prosciugamento del Lacus Velino (272 a.C). L’origine del borgo risale al 956 quando Ottone I° lo affidò ad Aldobrandino de’ Nobili. Nel 1050 è un Castrum fortificato acquisito dal Comune di Rieti. Seguirono secoli di ostilità con Piediluco, Terni e la Santa Sede. Nel 1264 Urbano VII scomunica Pandolfo di Labro sostenitore di Manfredi, nel 1476 Sisto IV scomunica Giovanni de’ Nobili per l’uccisione di un sacerdote. Nel 1575 Girolamo de’ Nobili sposa Virginia Vitelleschi. Il dominio francese modificò la collocazione amministrativa di Labro, che con la Restaurazione tornò sotto Rieti. Dopo il 1860 il Comune fu annesso alla provincia di Perugia poi a quella di Roma e nel 1927 alla Provincia di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

La struttura medievale presenta stradine ed edifici in pietra locale, mura merlate con Porta Cavour, Porta Reatina e Porta di Piazzale Genzi.

Castello Nobili-Vitelleschi del 1500 in pietra grigia, con giardini pensili, scalinate, loggette.

Chiesa di Santa Maria Maggiore a navata unica e soffitto a volte affrescate, con un fonte battesimale del 1400, una edicola del 1500 e una cappella con paliotto in cuoio a sbalzo. All’interno si trova la Cappella del Rosario.

Ex Convento dei francescani osservanti del 1600, comprende la chiesa di Santa Maria della Neve e il Convento dotato di un chiostro.

Torrione: vecchia torre di guardia con belvedere.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Sono presenti percorsi verso la Cascata delle Marmore, Greccio, il Lago di Piediluco, i laghi di  Ripasottile e di Ventina.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel 1968 la Contessa Ottavia Nobili Vitelleschi promosse la restaurazione degli edifici incaricando l’architetto fiammingo Ivan Van Mossevelde.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio Festa di Sant’Antonio Abate

Maggio Festa di San Pancrazio, Festa della Madonna della Luce, Festa di Primavera

Giugno: Mangialonga

Lug/Ago: Note e Gusto, Labro Festival

Agosto Madonna del Rosario, Madonna della Neve 

Dicembre: Eventi Festività Natalizie


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Funghi, tartufi Cacciagione


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.labro.ri.it/ 


"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗟𝗲𝗼𝗻𝗲𝘀𝘀𝗮

Architetture rinascimentali sull’Altopiano


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Nome originario La Gonessa proveniente forse da una famiglia gotica chiamata De Lagonissa, mutato in Leonissa e infine nell’attuale Leonessa


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 969 m s.l.m.

Area 204,02 km²

Abitanti 2.110 


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova su un vasto altopiano nel Lazio settentrionale, sovrastato dal Monte di Cambio, dal Monte Tilia e si estende fino ai confini con l’Umbria.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Le prime testimonianze scritte sull’esistenza di nuclei abitati nella zona dell’attuale Leonessa risalgono al 700, come dominio dei Longobardi. Numerosi castelli furono edificati nella linea di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Il primo nucleo del borgo, chiamato Gonessa, si è formato intorno all’antico castello di Ripa di Corno, appartenente al Regno di Napoli, dove trovarono rifugio le popolazioni che si ribellavano ai Signori dei castelli limitrofi e al dominio della Chiesa. Nel 1228 Carlo I d’Angiò firmò l’Atto di fondazione di Leonessa, sottoposta al diretto controllo dell’autorità del Regno di Napoli. Poiché aveva la funzione di provvedere alla difesa dei confini del Regno, godette di privilegi confermati nel corso del 1400 dagli Angiò-Durazzo (Ladislao I e Giovanna II) e dagli Aragonesi. Nel 1440 con il Trattato di Terracina, Leonessa e i territori di sua appartenenza furono ceduti allo Stato della Chiesa che li restituì tre anni dopo. In quegli anni nel borgo fiorì l’industria laniera che commerciò il suo prodotto nei mercati di Farfa e Ascoli Piceno. Il benessere economico favorì nel periodo rinascimentale la realizzazione di palazzi e chiese. Nel corso del 1500, in seguito alle politiche matrimoniali delle dinastie europee, i territori d’Abruzzo e del napoletano andarono alla corona spagnola per poi confluire in quella di Carlo V di Asburgo. Leonessa allora divenne parte di un ampio feudo donato dal Re alla figlia Margherita in occasione delle nozze con Ottavio Farnese. Il borgo iniziò il suo declino nel 1600. Nel corso del 1700 Leonessa fu coinvolta in numerosi conflitti tra truppe francesi e austriache. Dopo la sua annessione al Regno d’Italia entrò a far parte della provincia  de L’Aquila e nel 1927 fu aggregata alla provincia di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Palazzo Mongalli del 1500, attualmente sede del Comune, vanta un portale in pietra bianca con il simbolo della famiglia Mongalli. 

Palazzo Vanni decorato da un notevole portale del 1700

Palazzo Ettore è il più ampio tra i palazzi di Leonessa

Porta Spoletina risale al 1300, in pietra rosata locale, si apre sui resti della antica cinta muraria rivolta a Nord verso Spoleto

Porta Aquilana del 1200, è rivolta a Est verso l’Aquila. Conserva la saracinesca lignea di chiusura

Fontana Margaritiana del 1548, a pianta ottagonale, costruita in pietra fiorentina e decorata con stemmi, delfini e mascheroni. 

Fonte della Ripa del 1100 caratterizzata dall’arco a tutto sesto.

Chiesa di San Carlo Borromeo, realizzata nel 1700, presenta un altare maggiore con una ricca decorazione baroccheggiante.

Santuario di San Giuseppe del 1600, la cui chiesa è costituita da due aule circolari sormontate da cupole.

Chiesa di San Francesco, realizzata nella seconda metà del 1200, dotata un monumentale presepe del 1400 in terracotta dipinta. La chiesa inferiore custodisce un ciclo di affreschi tardo-giotteschi

Chiesa di San Pietro risalente al 1200, dotata di facciata in pietra quadrata, portale in pietra rossa e architrave con impresso lo stemma cittadino. Il campanile si alza su tre ordini, con orologio, bifora e campana. L’interno presenta una navata unica con quattro cappelle ai lati.

Convento Di Sant’Agostino, attiguo a San Pietro, risale al 1200, caratterizzato da un panoramico loggiato, dal chiostro e dal refettorio. Chiesa di Santa Maria di Loreto del 1520, retta dai Cappuccini, conserva numerose reliquie.

Museo Civico Mauro Zelli, situato all’interno del complesso architettonico che si articola intorno al chiostro dell’ex convento di San Francesco e presenta due sezioni: quella demo-antropologica e quella archeologica.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

L’altopiano tra valli e vette è dotato di un patrimonio naturale e incontaminato di faggete e pascoli.  Sono presenti percorsi per ciclisti e per escursioni verso le cime. Sito di Interesse Comunitario per l’Area naturale della Vallonina che si origina dalla Sella di Leonessa, è punto di partenza per escursioni estive e invernali. A Campo Stella si trova la base degli impianti di risalita.

La presenza dell’orso marsicano è confermata dalla distruzione nel 2021 di un apiario ad opera del plantigrade.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

In Giugno si svolge il Palio del Velluto, rievocazione storico-rinascimentale con figuranti in costume, spettacoli teatrali e apertura di taverne. Sei contrade si cimentano in vari giochi per conquistare il drappo di velluto rosso detto Pallium.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Giugno: Rievocazione storica del Palio del Velluto, Giostra dei Tamburi

Luglio/Agosto/Settembre: Leonessa Estate

Ottobre: Sagra della Patata

Dicembre: Manifestazioni Natalizie


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

La patata, PAT Lazio, Tartufo, Zafferano. Funghi, Grani Antichi.

Salumi artigianali, Formaggi, Mozzarella di Bufala di Terzone, Carne locale ovina e bovina.


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comunedileonessa.eu/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗼

La piccola Svizzera


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dall’aggettivo latino longus per la forma dell’insediamento allungato sul crinale di un colle 


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 804 m slm

Area 34,33 km²

Abitanti: 526


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune è nel territorio Cicolano, su un colle tra i laghi del Salto e del Turano e include tre borghi: Fassinoro, Roccaranieri e San Silvestro.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Resti della antica Via Cecilia e reperti di età romana fanno pensare alla presenza in zona di un nucleo abitato fin dall’antichità. Il Castrum Longoni fu edificato dai Longobardi alla fine del 900 in posizione strategica per la difesa della valle del Turano e dell’Abbazia di San Salvatore Maggiore, fondata fin dal 735 dai monaci benedettini. Fu centro amministrativo, giudiziario, e finanziario alle dipendenze dell’Abbazia di San Salvatore. Longobardi e Benedettini costruirono mulini per il grano e gualchiere per le tessiture, sfruttando i numerosi torrenti provenienti dal Monte Aquilone. Nel 1282 gli abitanti di Longone saccheggiarono l’Abbazia per passare sotto la giurisdizione di Rieti. Nel 1310 Clemente V fece restituire i territori ai monaci e mise la rocca sotto la protezione di Roberto D’Angiò Re di Sicilia. Longone rimase sotto lo Stato Pontificio fino all’ l’Unità d’Italia quando entrò nella Provincia di Perugia. Nel l 1923 passò alla Provincia di Roma, nel 1927 in quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa della Madonna dei Cinghiali affaccia sulla Valle del Turano e sul borgo di Magnalardo.

Chiesa dell’Immacolata Concezione conserva un dipinto della Sibilla Cumana del 1554

Chiesa di Sant’Anna vicino ad una sorgente.

Chiesa di Sant’Antonio-Conventino edificato nel 1200 dai francescani 

Chiesa di SS. Cosma e Damiano con pianta quadrata e tetto a capanna secondo i canoni benedettini del 500 e 600.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Grotta di Santa Lucia scavata nella roccia con un affresco della Santa

Fosso di Roccaranieri percorso per il canyoning, lungo 550 metri su un dislivello di 190 metri.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Per la Festa dei Santi Cosma e Damiano si svolge una processione con candele accese, mentre su un colle vengono infiammate fascine di ginestre, dette foconi, in ricordo del martirio dei due Santi


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio La Pasquarella

Giugno processione di Sant’Antonio

Agosto Sagra della Braciola di Pecora.

Settembre Festa dei SS. Cosma e Damiano


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Lo zafferano di Roccaranieri in forma di pistilli o in preparati. 

Vertusi, un misto di legumi.


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.longonesabino.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

Felice sintesi di suggestioni paesaggistiche e testimonianze storiche


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal Fundus Manlianus dell’età romana, villa rustica appartenente alla Gens Manlia.


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 222 m s.l.m.

Area: 43,16 km²

Abitanti: 3.433


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo, ai confini con l’Umbria, sorge su un colle dal quale si gode un panorama che comprende la Valle del Tevere, il Monte Soratte, i Monti Sabini e Tiburtini. Del territorio fa parte il borgo di Foglia situato sulla sponda sinistra del Tevere.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Rinvenimenti archeologici testimoniano insediamenti umani risalenti al Paleolitico inferiore nelle zone di Grappignano e Colle Rampo. Reperti provenienti dalle necropoli di. San Biagio, Castellano e Collicello, attestano l’esistenza di una civiltà proto-sabina e poi sabina entrata in contatto con la cultura piceno-adriatica e falisco-capenate. In tale contesto si inserisce la colonizzazione romana che popolò il territorio di villae rusticae, tra cui un Fundus Manlianus, per la produzione di vini e cereali, trasportati a Roma attraverso il Tevere. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’avvento del Cristianesimo, l’invasione longobarda e sotto l’Impero Carolingio, il territorio si impoverì. Intanto nacquero le diocesi di Vescovio e poi di Otricoli sotto il controllo dei Bizantini e della Chiesa. il Fundus Manlianus fu inserito nel Ducato di Spoleto e nel 700 è stato menzionato per la prima volta nei documenti dell’Abbazia di Farfa come insediamento rurale. Intorno all’anno Mille, con la ripresa dei commerci, il borgo riattivò i guadi e i porti sul Tevere; cinse di mura le case, costruì il castello dove fecero sosta Federico Barbarossa e il Pontefice. Nell’età dei Comuni Magliano si dette uno Statuto, eleggeva i consoli, seppe tenere testa al potente Comune di Narni. Diventò vassallo del Comune di Roma in cambio di protezione. Nel 1495 Alessandro VI assegnò al feudo la sede della Diocesi di Sabina e lo ha insignì del titolo di città. Nel 1660 il Pontefice volle eliminare il porto fluviale deviando il corso del Tevere: il borgo perdette i guadagni del pedaggio e subì i continui straripamenti del fiume. Solo nel 1800 con la bonifica del territorio, si impiantarono nuovi frutteti e vigneti, furono prodotte macchine agricole, realizzate nuove vie di comunicazione che riattivarono il commercio. Nel Periodo Napoleonico Magliano entrò nel Dipartimento del Tevere. Tornò allo Stato della Chiesa nel periodo della Restaurazione. Nel 1860 la città faceva parte della Delegazione di Rieti. Durante il Fascismo Magliano passò dalla Provincia di Perugia a quella di Roma e nel 1927 a quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Museo Civico Archeologico a Palazzo Gori diviso in sezioni: Preistorico, Protostorico, Epoca Arcaica e Epoca Romana.

Duomo di San Liberatore edificata nel 1300, nel 1495 diventa Cattedrale della Diocesi dei Sabini dopo Vescovio. La facciata del 1700 è opera dell’Alfieri forse su indicazioni del Vignola. Nell’interno, a tre navate, con presbiterio coperto da volte a botte, sono presenti anche quattro cappelle e il battistero. 

Chiesa di San Pietro risale al 1100 presenta linee romaniche nella facciata con arcatelle cieche su colonnine. L’interno è diviso in tre navate con abside semicircolare un affresco del 1500.

Santuario della Madonna delle Grazie edificato sui ruderi di una rocca medioevale. Sull’ altare maggiore si trova un pregevole dipinto su pala del 1400 Dal transetto della chiesa si accede alla cripta protoromanica. 

Santa Maria di Uliano realizzata tra 1242 e 1243. Oggetto di culto è una statua lignea della Madonna e una immagine della Madonna col Bambino del 1300 attribuita alla scuola di Giotto.

Borgo di Foglia. unica frazione di Magliano, è inserito tra i Borghi più belli d’Italia. È caratterizzato da Palazzo Orsini di epoca medioevale, da Palazzo Valignani-Orsini di epoca rinascimentale e dalla chiesa di Santa Maria Assunta edificata nel 1500 con affreschi del 1600 e 1700.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio di verdi colline e grandi tratti pianeggianti consente escursioni in mountain bike come il tour dell’Agro-Falisco che segue il tracciato dell’antica Via Amerina, la risalita del corso del Tevere lungo il confine con l’Umbria. Altro itinerario interessante è quello che, passando per Sant’Oreste, raggiunge il Soratte. In canoa è possibile prenotare il tour nelle antiche vie d’acqua sul Tevere. 


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La famiglia di Uliano fu colpita da una tragedia con la morte per soffocamento del figlio. Accecato dal dolore, Uliano percosse la moglie, che riteneva responsabile dell’accaduto. La Madonna apparve allora alla donna e la invitò a immergere sè stessa e il bimbo nella sorgente. Il piccolo ricominciò a respirare e la madre guarì dalle ferite. Uliano, per gratitudine edificò una cappella vicino alla sorgente miracolosa. 


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio/Febbraio: Carnevale Maglianese con Carri Allegorici

Aprile: Passeggiata a Santa Maria di Uliano

Maggio: Festa del Patrono San Liberatore

Giugno: Festa del Corpus Domini, Festa di San Pietro e Paolo, Sagra degli Gnocchi, Festa di Santa Serena

Luglio: Giostra del Gonfalone, Festa della Trebbiatura a Chiorano, Art in Festival, Festa di Sant’Antonio Abate alla Casa Cantoniera

Luglio/Agosto: Cinema all’Aperto, Festa della Madona a Chiorano

Settembre: Festa dello Sport.

Dicembre/Gennaio: Natale Maglianese


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio extravergine della Sabina DOP

Mazzafegata, Lumache con finocchio selvatico e mentuccia


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.maglianosabina.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗲𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶

Un piccolo frammento di Medioevo


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriverebbe dalla locuzione latina Marsorum tellus, terra dei conti dei Marsi, cioè della famiglia Mareri


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 930 s.l.m.

Area 11,08 km²

Abitanti 70


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova su uno sperone degradante verso il lago del Salto, nella regione storico-geografica del Cicolano, attraversata dalla antica via Equicolana.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

L’area in cui è situato il borgo era abitata dagli Equi in epoca romana e faceva parte della Res Pubblica Aequiculanorum. L’origine del Castrum Marcetelli risale al periodo tra il 1100 e 1200, quando in seguito alle invasioni dei saraceni, la popolazione, sparsa nella zona, si concentrò in un unico insediamento fortificato. Fece parte delle proprietà della potente famiglia dei Mareri che però subirono confische dei loro possedimenti da parte di Federico II e poi di Carlo D’Angiò. Nel 1271 Marcetelli fu infeudato dal provenzale Guglielmo Accrochemoure. Soltanto nel 1300 i Mareri tornarono in possesso del feudo. Nel 1500 diventò una delle mete preferite dai briganti della Valle del Salto. Sottoposto di nuovo a confisca, venne riconsegnato, ai Mareri nel 1623. Nel 1655 passò ai Barberini fino alla discesa in Italia delle truppe armate napoleoniche, che abolirono i diritti feudali. Nel 1863 fu assegnato alla provincia di Perugia e nel 1927 a quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Piazza della Porta con una fontana ottagonale

Palazzo Barberini e Palazzo Cavallari, nel centro storico del paese.

Chiesa di San Venanzio presenta linee architettoniche settecentesche 

Pieve di Santa Maria in Villa conserva nell’abside un ciclo di affreschi del 1500.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Marcetelli è parte della Riserva Naturale del “Monte Navegna e Monte Cervia”. Il paesaggio è caratterizzato da un ricco patrimonio boschivo di castagni, dove è possibile raccogliere funghi, fragole, lamponi. Risalta la Cerquabella, una gigantesca quercia con due secoli di vita. 


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Gli artigiani di Marcetelli, grazie all’abbondanza del legno di castagno sono diventati famosi maestri bottai e cerchiari. Nel centro storico si trova il piccolo Museo delle attività rurali e la storica Bottega del Cerchiaro.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: La Pasquarella

Maggio festa del Patrono San Venanzio

Agosto: Il Serpentone di Montagna tour enogastronomico del borgo - Processione alla grotta della beata Filippa Mareri – Festa di Santa Maria Assunta e San Rocco

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

La castagna rossa


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.marcetelli.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗶𝗰𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼

Il borgo alle falde del Monte Elefante


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dal nome di persona latino Mecilius, con il suffisso -anus che ne indica il possesso fondiario.


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 925 m s.l.m.

Area 36,85 km²

Abitanti 113


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

il borgo sorge sul versante sud orientale del massiccio del Terminillo, appoggiato alle pendici del Monte Elefante. Ad alta quota pareti rocciose e creste frastagliate conferiscono al territorio una fisionomia alpestre.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Tracce archeologiche fanno supporre che il luogo fosse abitato già in epoca romana. Il villaggio, è stato fondato nel Medioevo dagli abitanti fuggiti dal castello di Vischiata, quando si rifiutarono di partecipare al popolamento della città de L’Aquila. Il borgo è citato per la prima volta in un documento dove è scritto che fa parte di terreni acquistati dall’Abbazia di Farfa in locus qui nominatur Micilianus. Nel 900 fa parte delle terre dell’Abbazia filoimperiale benedettina dei Santi Quirico e Giulitta occupate da Federico II nel 1229. L’abitato diventa un centro fortificato durante il 1300, entra poi nell’orbita degli Orsini e dei Colonna infine è incuso nel Regno di Napoli. Con la dominazione francese sul Regno di Napoli, nel 1806 divienne libero Comune, ma con la Restaurazione torna sotto il dominio borbonico. Dopo il 1860 il paese è inserito nella Provincia de L’Aquila fino a quando nel 1927 passa alla neocostituita Provincia di Rieti. 


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

San Lorenzo Chiesa a navata unica con portico. All’interno presenta un affresco del Santo.

San Biagio chiesa parrocchiale nel centro storico del paese.

Abbazia di SS. Quirico e Giulitta, fondata dai Benedettini nel 900 con mura a fortezza e campanile per l’avvistamento.

Museo Civico delle Tradizioni Popolari, raccoglie dettagliate testimonianze della civiltà agricola e pastorale tipica dell’Alta Valle del Velino.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

A bassa quota si trovano campi coltivati; più in alto sono presenti boschi di cerri, aceri, castagni e lecci. Una strada sterrata percorribile a piedi, a cavallo, in mountain bike, collega l’abitato con Sella di Leonessa.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Un antico mulino ad acqua è stato recuperato per tornare a svolgere l’attività di macinatura. Le ruote in legno del mulino sono originali.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Agosto -Festa del Patrono San Lorenzo, Festa di Sant’Antonio, Festa della Madonna 


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Le castagne, Prodotti derivati dalla pastorizia 


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.micigliano.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗮𝘀𝗼𝗹𝗮 

Antica città dei Lauri


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Curtis de Lauri, poi Castellum de Lori prende infine il nome antico del monte che occupa: il Monte Asola


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 604 s.l.m.

Area 12,75 km²

Abitanti: 391


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova sul Monte San Pietro, propaggine del Monte Tancia, da cui domina la Valle del Torrente Aia, affluente del Tevere.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Epigrafi e reperti archeologici attestano l’esistenza di insediamenti in epoca romana. Il borgo è sorto sulle strutture di una villa rustica romana, la Curtis de Lauri, distrutta nel 489 dai Goti. Su quelle rovine l’Abbazia di Farfa fece edificare un nuovo abitato. All’inizio del 900 la Santa Sede sottrasse all’Abbazia la Curtis, edificò il Castellum de Lori e nel 1191 trasferì la popolazione di queto al Castrum di Montasola appena fondato. Il borgo fu feudo degli Orsini, dei Savelli, dei Della Valle e dei Rustici. Ulteriori destinazioni ebbe con il riordino amministrativo francese del 1789 e con la riforma attuata dalla Restaurazione nel 1816. Dopo l’Unità d’Italia il Comune fece parte della provincia di Perugia, nel 1923 della provincia di Roma, nel 1927 di quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di Santa Maria Murella costruita nel 1100 con i resti della città di Laurum 

Piazza Simone con un maestoso albero sempreverde.

Pesa del grano antica vasca in pietra locale per la pesa del grano che il Monte Frumentario destinava ai poveri.

Fonte Vecchia antichissima, conserva la forma architettonica originaria.

Chiesa SS. Pietro e Tommaso ospita una epigrafe storica, sei altari, affreschi, un’acquasantiera del 1300 e il soffitto a cassettoni del 1500.

Chiesa dell’Oratorio con balaustra scolpita in marmo, è ricca di gruppi marmorei e di dipinti della scuola di Antonio Gherardi.

Chiesa di San Michele Arcangelo a struttura romanica con pavimento originario e tre altari 


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il borgo è circondato da boschi di alloro. Il “Parco il Monte”, spazio verde attrezzato, è ricco di sentieri.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Francesco Cimini di Montasola, divenuto ricco per la scoperta di verghe d’oro nella bottega dove lavorava come falegname, fece costruire un ospedale al quale nel 1712 lasciò i suoi beni.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Luglio: Apertura delle Cantine

Agosto: Eventi teatrali- Festa di Sant’Antonio Abate 

Settembre: Festa della Madonna Addolorata - Festa di S. Michele


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Funghi Tartufi, Cacciagione, Prodotti caseari.


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.montasola.ri.it/ 


"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗮𝘀𝗼𝗹𝗮 

Antica città dei Lauri


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Curtis de Lauri, poi Castellum de Lori prende infine il nome antico del monte che occupa: il Monte Asola


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 604 s.l.m.

Area 12,75 km²

Abitanti: 391


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova sul Monte San Pietro, propaggine del Monte Tancia, da cui domina la Valle del Torrente Aia, affluente del Tevere.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Epigrafi e reperti archeologici attestano l’esistenza di insediamenti in epoca romana. Il borgo è sorto sulle strutture di una villa rustica romana, la Curtis de Lauri, distrutta nel 489 dai Goti. Su quelle rovine l’Abbazia di Farfa fece edificare un nuovo abitato. All’inizio del 900 la Santa Sede sottrasse all’Abbazia la Curtis, edificò il Castellum de Lori e nel 1191 trasferì la popolazione di queto al Castrum di Montasola appena fondato. Il borgo fu feudo degli Orsini, dei Savelli, dei Della Valle e dei Rustici. Ulteriori destinazioni ebbe con il riordino amministrativo francese del 1789 e con la riforma attuata dalla Restaurazione nel 1816. Dopo l’Unità d’Italia il Comune fece parte della provincia di Perugia, nel 1923 della provincia di Roma, nel 1927 di quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di Santa Maria Murella costruita nel 1100 con i resti della città di Laurum 

Piazza Simone con un maestoso albero sempreverde.

Pesa del grano antica vasca in pietra locale per la pesa del grano che il Monte Frumentario destinava ai poveri.

Fonte Vecchia antichissima, conserva la forma architettonica originaria.

Chiesa SS. Pietro e Tommaso ospita una epigrafe storica, sei altari, affreschi, un’acquasantiera del 1300 e il soffitto a cassettoni del 1500.

Chiesa dell’Oratorio con balaustra scolpita in marmo, è ricca di gruppi marmorei e di dipinti della scuola di Antonio Gherardi.

Chiesa di San Michele Arcangelo a struttura romanica con pavimento originario e tre altari 


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il borgo è circondato da boschi di alloro. Il “Parco il Monte”, spazio verde attrezzato, è ricco di sentieri.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Francesco Cimini di Montasola, divenuto ricco per la scoperta di verghe d’oro nella bottega dove lavorava come falegname, fece costruire un ospedale al quale nel 1712 lasciò i suoi beni.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Luglio: Apertura delle Cantine

Agosto: Eventi teatrali- Festa di Sant’Antonio Abate 

Settembre: Festa della Madonna Addolorata - Festa di S. Michele


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Funghi Tartufi, Cacciagione, Prodotti caseari.


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.montasola.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗦𝗮𝗻 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

Il borgo costruito su terrazzamenti


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

È composto da Monte abbinato al nome del Santo Patrono San Giovanni; nel 1882 è stato aggiunto “in Sabina”


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 728 s.l.m.

Area 30,76 km²

Abitanti 643


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo è situato su uno sperone del Monte Tancia, la cima più alta della catena dei Monti Sabini. 


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Si ipotizza che il borgo sia stato fondato tra il 900 e il 1000. Oggi una piccola torre e un possente mastio testimoniano la presenza di un antico castello appartenente alla famiglia Camponeschi. La sua esistenza è documentata da un contratto del 1240 con il quale l’ultima erede dei Camponeschi vendette Monte San Giovanni a Napoleone Orsini. Nel 1600 Il castello passò alla Camera Apostolica che nella seconda metà del 1700 lo concesse alla famiglia Tomassi e poi ai Flavi. Con l’Unità d’Italia divenne Comune, nel 1923 passò dalla provincia di Perugia alla Provincia di Roma e nel 1927 alla provincia di Rieti. 


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Santuario di San Michele luogo di culto della dea Vacuna in epoca preromana, nel medioevo consacrato all’Arcangelo San Michele.

Chiesa di San Sebastiano risale al 1182; conserva numerosi affreschi del 1400 e del 1500.

Torre antistante La Chiesa a pianta quadrangolare, divenuta monumento ai caduti.

Palazzo Comunale ospita tredici tele di Giulio Bianchi, pittore locale del 1600.

San Giovanni Evangelista costruita sui resti di una fortificazione medievale. Presenta un dipinto del 1500 e un monumento sepolcrale opera del romano Tadolini.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

I Monti Tancia e Pizzuto offrono una rigogliosa vegetazione di lecci, faggi, cerri con itinerari naturalistici. 


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Dal 1890 è attiva la Società Filarmonica che partecipa, con il suo ampio e originale repertorio a concerti, feste, raduni. 

Monte San Giovanni è stato teatro di un gravissimo eccidio ad opera dei repubblichini e nazisti il Venerdì Santo del 1944.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio Festa di San Sebastiano

Maggio Festa dell’Immaginetta

Agosto Sagra dei Maccheroni a Fezze, Festa di San Generoso

Dicembre Festa del patrono San Giovanni 


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Tartufi, Funghi e Prodotti caseari


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.montesangiovannicampano.fr.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗯𝘂𝗼𝗻𝗼

Il borgo dalle mille sfumature di verde


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Il Monte San Benedetto protegge il borgo dai venti freddi assicurando una temperatura mite. Da qui il nome di Montebuono


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 325 s.l.m.

Area km² 19,68

Abitanti 811


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova alle pendici di Monte San Benedetto, cima della catena Monte Cosce e Monte San Pancrazio, sui monti Sabini. Parte del territorio comunale si estende sui terrazzi fluviali della Valle del Tevere.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Antico castrum sabino e poi romano. Nel borgo sono presenti imponenti resti della Villa Romana delle Terme di Agrippa, console e genero di Augusto. La Villa passò alla famiglia dei Licini, e divenne il Fundus Licinianus citato nei documenti farfensi del 998. La Chiesa di San Pietro ai Muricenti , edificata nel 1105, divenne parte integrante della villa e punto di aggregazione della popolazione rurale fino alla fondazione del castello di Montebuono verso la fine del 1200. Luca Savelli occupò il borgo, che poi fu feudo degli Orsini. Nel 1580 fu incamerato dalla Santa Sede. La destinazione amministrativa di Montebuono subì forti mutamenti nel decennio francese 1806-1815 e nel 1817, con il riassetto territoriale della Restaurazione. Nel 1927 Montebuono entrò nella provincia di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di San Pietro denominata ad Centum muros, costruita sui resti di una villa romana. Di struttura romanica, con facciata a capanna, due navate ed un’abside semicircolare, con affreschi del 1400.

Chiesa di S. Maria Assunta della seconda metà del 1600 costruita su una struttura preesistente tardoromanica, conserva la cripta, i capitelli, una cattedra marmorea e affreschi del 1600.

Borgo di Fianello conserva eccezionali ritrovamenti di statue, busti, lucerne di epoca romana.

Santuario di San Benedetto sul monte omonimo, è meta di un pellegrinaggio.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Paesaggio collinare con filari di viti, oliveti. Boschi di querce, scure associazioni di lecci, colorano l’agro del borgo di mille sfumature di verde. 


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel 1950 a Fianello, durante i lavori stradali, vennero rinvenute importanti sculture in marmo, di epoca romana, oggi custodite nei musei di Roma.


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio

Aprile Festa della Magnalonga

Aprile Festa di San Vincenzo Ferreri con il concerto di Primavera

Giugno Festa di San Benedetto


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio d’oliva dop 


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.montebuono.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗹𝗲𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗼

L’antica città Trebula Mutuesca


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Il nome deriva dalla copiosa presenza in zona di sculture raffiguranti leoni o dal lungo dominio dei Brancaleoni di Romania


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 496 s.l.m.

Area kmq² 19,04

Abitanti 1.169


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Occupa una collina tra i Monti Sabini e la Valle del Farfa. Si affaccia sulla via Salaria.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nella zona prosperò Trebula Mutuesca, città di epoca preromana e centro di scambi commerciali tra Sabini, Equi e in seguito Romani. Il Castellum de Trebula fu fondato nell’Alto Medioevo per difesa dalle invasioni barbariche e l’Abbazia di Farfa la utilizzò come rifugio durante le invasioni saracene. l’Abbazia farfense restò proprietaria di Trebula fino al 1285, quando compare nei documenti come proprietà dei Savelli. Nel 1300 fu feudo del Brancaleoni, poi dei Cesarini e dal 1480 degli Orsini. Nel 1600 tornò sotto la Santa Sede. Nel decennio del dominio francese (1806-1815) il borgo subì molti passaggi amministrativi. Nel 1816 con la Restaurazione fu destinato alla provincia Sabina. Con l’Unità d’Italia entrò nella Provincia di Perugia, fino al 1923 in quella di Roma e successivamente nel 1927 in quella di Rieti. La data del 24 Aprile 1944 resta memorabile per l’eccidio compiuto dall’esercito nazista.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di Santa Vittoria, in stille romanico, a tre navate e con torre campanaria. Presenta un portale decorato con motivi zoomorfi e fregi del periodo romano.

Chiesa di San Giovanni del 1400 con struttura rinascimentale. Conserva una tela raffigurante San Giovanni attribuita a Vincenzo Manenti 

Museo Civico custodisce reperti architettonici, ceramiche e lapidi dall’ età preromana all’Alto Medioevo

Porta Pica sulla cinta muraria, presenta due torri a base quadrata e il maschio del 900

Area Archeologica di Trebula Mutuesca, con i resti dell’anfiteatro romano restaurato nel 115 d.C. da Traiano.



𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio è caratterizzato dall’alternanza di campi coltivati, filari di viti. oliveti e leccete. È possibile una escursione naturalistica alla Grotta Grande di Muro Pizzo.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nella Sagra della Bruschetta si assiste alla preparazione di un filone di pane di venti metri abbrustolito e condito con olio. 


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Marzo/Aprile Festa di Sant’Antonio Abate

Aprile Sagra dei Montuni

Maggio Festa di Santa Vittoria

Agosto: Sagra delle fettuccine alla trebulana aglio e persa

Novembre: Sagra della bruschetta


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP, Ricetta dei Montuni (frittelle)


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.monteleonesabino.ri.it/

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Il borgo a spina di pesce


𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Da mons nigrus per la presenza del fogliame scuro dei boschi di lecci oppure per la presenza di cave di pietra focaia scura di cui gli abitanti facevano commercio


𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 450 m s.l.m.

Area km² 22,59

Abitanti 276


𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Montenero si allunga su uno sperone roccioso dei Monti Sabini, nell’ alta Valle del torrente Canera, tra la Piana di Rieti e la valle del Tevere, sulla via Tancia.


𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Resti murari, ceramiche, monete, ex voto in località Leone, testimoniano l’esistenza in età preromana del culto della dea sabina Vacuna e la presenza di un popolamento dall’ età repubblicana all’età augustea. Fondato nel 1000 durante la fase dell’incastellamento, Monte Nirum è citato nel Regesto farfense nel 1023 come proprietà dell’Abbazia e appare in altri documenti con il nome Castrum montis nigri. Alla fine del 1300 fu assoggettato dagli Orsini e in seguito conobbe l’avvicendarsi di nobili famiglie quali i Mareri, i Savelli, I Mattei sotto i quali divenne ducato per volere del Papato. Nel 1755 Montenero fu venduto ai marchesi Vincentini di Rieti, ai quali rimase fino alla soppressione dei diritti feudali. Nel 1923 passò dalla provincia di Perugia alla provincia di Roma e nel 1927 a quella di Rieti.


𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Castello Orsini fu trasformato da fortezza militare a dimora signorile dagli Orsini con l’aggiunta di merlature, una doppia scala monumentale, un portale, due torri circolari e strutture residenziali. In Agosto ospita le Giornate Medievali.

Chiesa di San Cataldo Vescovo patrono del borgo. Ristrutturata nel 1735, ha mantenuto affreschi del periodo barocco e una serie di sculture lignee.


𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Sono presenti fitti boschi di lecci, corsi d’acqua e cascatelle come il Fosso di Montenero. La Comunità Montana gestisce un’azienda faunistica per l’allevamento di cervi e daini.


𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Il borgo presenta una pianta a spina di pesce formata da una lunga strada che collega il Castello Orsini alla Chiesa di San Cataldo. Questa speciale conformazione risale al fenomeno dell’incastellamento dell’anno Mille. Montenero Sabino è stato il set di alcune scene dei film La Corrispondenza (Tornatore, 2016) e Mata Hari (R.P.Siclari, 2016).


𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio Festa della Madonna

Giugno Infiorata del Corpus Domini

Giugno: Chitarre e Cantine

Luglio/Agosto: Estate a Montenero


𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP, Prodotti derivanti dall’allevamento degli ovini


𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.montenerosabino.com/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

Il borgo dei corsari tra il Farfa e il Tevere

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Il nome attuale deriva da Mons Pollionis che indica una proprietà, poi modificato in Mons Operis riferito all’operosità degli abitanti, e infine in Montis Opuli per la ricchezza della terra.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 331m s.l.m.

Area: 37,94km²

Abitanti: 4.084

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Tra la Valle del Tevere e quella del Farfa, il territorio di Montopoli, è caratterizzato da estese coltivazioni di olivi e vigneti. Il Comune si trova sulla cresta di una collina dalla quale sono visibili la Valle del Tevere, il Monte Soratte e i Monti Reatini  

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

L’insediamento più antico del territorio è nella zona di Granica, dove è stato rinvenuto uno scheletro umano fossile di età preistorica, l’Uomo di Granica, conservato al Museo Pigorini di Roma. L’area attuale di Montopoli era popolata da villaggi di Sabini, dediti alla pastorizia e all’agricoltura intorno alla città di Cures la capitale. Grazie alla vicinanza con il Tevere essi entrarono in contatto con Etruschi, Falisci, Veienti, dando vita a una civiltà che generò due Re di Roma Numa Pompilio e Anco Marzio. Con la romanizzazione le terre dei Sabini furono distribuite ai cittadini romani che nel II secolo aC vi costruirono numerose villae rusticae chiamate poi Casoni incentrate sull’agricoltura e la produzione di vino olio e grano. Nella frazione di Bocchignano è stata rinvenuta la Villa dei Casoni di età rebubblicana e considerata proprietà dello storico Terenzio Varrone. La caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche indussero la popolazione a incastellare i loro centri abitati. Alla fine del 900 compare la denominazione Montis Operis nel Chronicon Farfense e intorno all’anno Mille il borgo risulta tra i possedimenti di Farfa. Fu prima borgo poi elevato a libero comune. Nel 1243 Montopoli fu distrutta per ordine del Papa Gregorio IX, ma con la sua ricostruzione fu elevato a rango di Signoria. Nasce nel borgo una zona chiamata Campo dei Fiori, che inizialmente era un campo incolto all’interno del Castello utilizzato dall’Abate di Farfa per la celebrazione dei processi all’aperto secondo la tradizione longobarda. Con il passare del tempo in quel luogo si trasferirono Signorotti di campagna in cerca di protezione e dove furono anche costruite le abitazioni per i servi della gleba, alcuni dei quali furono emancipati e riconvertiti a soldati per la difesa del Castello.  Nel periodo delle Signorie Montopoli fu dato alla famiglia Colonna poi passò agli Orsini e ai Felici. Con l’occupazione francese il territorio entrò nel distretto di Clitunno, poi nel distretto di Roma e vi rimase anche nel periodo della Restaurazione. Con l’Unità d’Italia entra nella Provincia di Perugia poi di Roma fino al 1927, anno dell’istituzione della Provincia di Rieti. 

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Santa Maria degli Angeli, ex convento francescano del 1500. La facciata è divisa in tre corpi con profilo a capanna e unico ingresso. Il portale in pietra è sormontato da timpano spezzato con l’immagine mariana in una cornice in pietra. L’interno a unica navata, dotata di due coppie di cappelle con affreschi del 1600 attribuiti al Manenti e con decorazioni in stile barocco.

Santa Maria delle Grazie del 1500, realizzata in stile barocco, si trova al di sotto del piano stradale e la porta di accesso è in una via laterale. L’Interno è a navata unica con una serie di colonne semicircolari con capitelli, addossate alle pareti. Conserva un pregevole dipinto del Bacciomei.

San Michele Arcangelo parrocchiale edificata nel 1100 a ridosso della cinta muraria. La facciata presenta un profilo a capanna. L’interno è a navata unica con tre coppie di nicchie laterali. Il controsoffitto è dipinto e le pareti sono decorate in finto marmo policromo.

San Giovanni Evangelista parrocchiale del 1400 a Bocchignano. La torre campanaria è in pietra calcarea e in stile romanico, con quattro ordini di bifore. La facciata presenta un profilo a capanna con timpano triangolare e un unico ingresso. L’interno completamente decorato, a navata unica con due coppie di nicchie con altari.

Torre Ugonesca del 900, a pianta quadrata priva di merlature, ha una porta a mezza altezza e una feritoia. 

Biblioteca Comunale è un recupero architettonico dell’ex chiesa di San Sebastiano in Pretoriolo chiamata La Chiesaccia, citata per la prima volta nel Registro Farfense nell’anno 817.

I Casoni, Villa degli Emili, Grottoni, Torrette Ville Romane sono aree archeologiche

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Montopoli fa parte del vasto territorio della Riserva Naturale Tevere Farfa, articolato in colline ricoperte da vigneti e uliveti, dove si trovano aree attrezzate per passeggiate lungo i fiumi. Sul Tevere si può partecipare a gite ecologiche in battello 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Montopoli è denominata paese dei corsari in quanto allevatori di cani corsi, una razza molossoide italiana molto antica. Veniva impiegata nel combattimento dai Romani e in epoca medievale dai Montopolesi per la difesa delle campagne 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Aprile: Sagra dell’Asparago Selvatico

Pentecoste: Processione SS. Martiri Compatroni

Giugno/Luglio: Festival Jazz a Bocchignano, Festa dello Statuto

Agosto: Festa di San Sebastiano a Bocchignano

Settembre: Ritrovarsi a Montopoli, Festa del Patrono San Michele Arcangelo, Sagra della Pizza Fritta

Dicembre: Eventi per Festività Natalizie, Sagra della Polenta

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina, Vino DOC “Colli della Sabina”, Formaggi e Miele

Fregnacce alla Sabinese, Pizza Fritta, Fettuccine con asparagi, Ciambelle di magro e Ciambelle al vino e anice.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.montopolidisabina.ri.it/

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Sentinella dello Stato Pontificio

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dalla voce preromana morro, che indica alture, rocce, cumuli di sassi.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 745 s.l.m.

Area km² 15,73

Abitanti 321

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Morro si trova nell’Alto Lazio, al confine con l’Umbria su uno sperone di roccia situato alle falde occidentali del Terminillo.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Ritrovamenti archeologici attestano l’esistenza nella zona del culto della antica dea sabina Vacuna e la presenza di un insediamento di epoca romana chiamato Marruvio. Notizie del borgo fortificato si hanno nel 1101 quando fu acquistato dai consoli del libero Comune di Rieti. Nel 1152 Morro risulta tra i beni che i Nobili di Labro donarono alla basilica di San Giovanni in Laterano in cambio di protezione contro i Normanni. Per tutto il Medioevo fino all’Unità d’Italia Morro rappresentò l’estremo avamposto di difesa dello Stato Pontificio al confine con il Regno di Napoli. Nel 1434 durante le sollevazioni ghibelline nell’Italia centrale, il borgo fu espugnato dal feudatario di Foligno. Durante la Repubblica Romana, Morro ospitò Garibaldi presso casa Poiani, per incontrare il patriota Bernardino Blasi. Nell’aprile del 1944 il territorio di Morro subì un rastrellamento in cui vennero trucidati 18 civili.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Castello conserva la Porta Castellana con arco a sesto pieno, resti delle mura con i merli a conci pieni, i torrioni circolari e quadrangolari.

Chiesa di San Lorenzo presenta una pianta a croce greca, un portale del 1638 con lo stemma del vescovo di Rieti Gianfrancesco Guidi di Bagno, grande mecenate. Ospita una tela del 1600 e un’urna cineraria riutilizzata come fonte battesimale.

Chiesa della Madonna della Torricella eretta come ringraziamento per due miracolosi eventi salvifici.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Antichi sentieri della transumanza tra fitti boschi sono ancora percorribili fino all’ Umbria. La parete di una falesia a Coste Lignano è stata attrezzata per arrampicate e ospita l’eremo di San Michele Arcangelo, 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Le numerose devastazioni subite nel 1400 hanno dato origine alla leggenda della Madonna di Mozzapiedi che avrebbe mozzato i piedi dei soldati nemici salvando la popolazione.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio 

Maggio: Festa di San Michele, Processione all’Eremo

Agosto: Festa della Madonna, Festa di San Lorenzo, Sagra della Pizzola Fritta

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Funghi, asparagi, tartufi

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.morroreatino.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗡𝗲𝘀𝗽𝗼𝗹𝗼 

Sulla strada dei tartufi e delle castagne

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Acqua di Nespolo antico nome di un bosco del luogo ricco di piante di nespoli

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 886 m s.l.m.

Area km² 8,64

Abitanti 194

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo è disteso su una dorsale collinare circondato da rilievi montuosi non elevati, ricoperti di castagneti. Fa parte della Riserva naturale dei Monti Navegna e Cervia.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nell’Alto Medio Evo nelle colline intorno a Nespolo erano presenti case rurali sparse. Nella fase dell’incastellamento la popolazione venne accentrandosi in un castrum a scopo difensivo. Il borgo è citato per la prima volta nel 1024, con il nome Aquam Nespoli in un documento dell’Abbazia di Farfa che possedette la chiesa di San Sebastiano fino al 1252. Il feudo fu a lungo sotto la baronia di Collalto, nell’orbita del Regno di Napoli. In seguito passò ad altre famiglie illustri Mareri, Savelli, Soderini, e nel 1641 fu acquistata da Francesco Barberini, passando così dal controllo politico-amministrativo del Regno di Napoli a quello dello Stato Pontificio. Nespolo cambiò distretti di appartenenza in base alle riforme amministrative attuate dal dominio napoleonico e dalla Restaurazione. Con l’annessione al Regno d’Italia nel 1860, Nespolo fece parte della provincia di Perugia, nel 1923 della Provincia di Roma, nel 1927 di quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di San Sebastiano Martire costruita nel 1357, conserva un antico fonte battesimale e un dipinto di scuola fiamminga del 1500.

Cappella di Sant’Antonio piccolo tempietto in pietra all’ingresso del paese.

Cappella di San Rocco chiesetta in pietra.

Mulino ad acqua su un torrente, presenta una mola di legno a ruota orizzontale e un vascone di pietra per l’accumulo dell’acqua.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paese immerso nei boschi di querce e castagni, è meta di turismo culturale ed ecologico. Sono presenti: il Cammino di San Pietro Eremita, sentieri della Riserva per trekking e mountain bike, la località Ara del Monte Piano attrezzata per picnic e campeggi.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nella Festa della Madonna della Neve vengono portate in processione delle statuine della Vergine che sono affidate alla custodia delle famiglie del paese.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: San Sebastiano Martire, Spirito Santo, Madonna della Neve.

Agosto: San Rocco, Sagra dei Cecamariti

Settembre: Madonna della Grazie, San Vincenzo Ferreri

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Gnocchetti con fagioli, I cecamariti, Sagne strappate, Serpentone, Castagne, Tartufi

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comunedinespolo.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗢𝗿𝘃𝗶𝗻𝗶𝗼

Perla incastonata sui Monti Lucretili

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Orvinium da urbs. Dal 900 fino al 1863 prese il nome di Canemortum, dall’epiteto attribuito ai nemici saraceni.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza m 840 s.l.m.

Area 24,69 km² 

Abitanti 396

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Borgo incastonato nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, propaggini meridionali dei Monti Sabini. Si affaccia sulla Sabina, l’Agro Romano e l’Agro Tiburtino. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Orvinium, in epoca protostorica era un importante centro e luogo di culto della dea Minerva abitato da Siculi e Aborigeni. La città perse il suo ruolo egemone quando i Sabini fondarono Cures ed Eretum, nuovi e attivi centri urbani. Nell’817 Carlo Magno sconfisse i Saraceni presso l’antico Orvinium, e il luogo prese nome di Canemorto. Nel 1100 fu fondato il Castello di Canemorto dagli ultimi discendenti dei Conti dei Marsi, presso l’ Abbazia benedettina di Santa Maria del Piano. Il dominio del feudo fu poi dei signori di Canemorto, ai quali subentrarono gli Orsini, gli Estouteville e altre famiglie nobiliari. Dopo l’Unità d’Italia, Canemorto diventò Orvinio, fu assegnato alla provincia di Perugia poi alla Provincia di Roma e nel 1927 a quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Abbazia di Santa Maria del Piano fatta costruire da Carlo Magno, nell’ 817. Resta la facciata con il rosone e la torre campanaria.

Parrocchiale di San Nicola consacrata nel 1536 e restaurata nel 1842. 

Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati del 1582, arricchita da affreschi di Vincenzo Manenti.

Castello Malvezzi-Campeggi dell’anno 1000, conserva le mura di cinta, il maschio cilindrico, un portale con decorazioni a bugne, affreschi del Manenti.

Chiesa di San Giacomo costruita nel 1612 su progetto del Bernini, conserva una statua lignea e dipinti del Manenti 

Santuario di Vallebona del 1643, a navata unica, tetto a capriate e due altari. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Sfoggia un paesaggio di rara bellezza, offre belvederi, escursioni e percorsi naturalistici tra rovi di rosa canina, ginepri, sambuchi. Sull’altopiano delle Pratarelle fioriscono molte specie di orchidee selvatiche.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

È diffusa l’arte viminale, che consiste nella realizzazione a mano di cesti e oggetti di vimini con ginestre, salici, olmi, lentischi.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Sagra del Polentone

Giugno Sagra dei Cecamariti 

Luglio Sagra della patata

Agosto: Sagra delle sagne all’aglione, Sagra della Polenta,Carnevale estivo, Fiera del Borgo, Festa di San Nicola

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Pizzillu, Polentone, Pizza Leveta, Cecamariti, Farro, Miele.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.orvinio.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗮𝗴𝗮𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗼

Il borgo dove respira la macchia mediterranea

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Ipotesi: Dal latino pagus =villaggio paganicus =che è del pagus. Paganicum borgho che sorge su rovine di un villaggio rimano Luogo soggetto alle scorrerie dei saraceni pagani.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 720 m s.l.m.

Area 9,31 km² 

Abitanti 156

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Paganico è addossato a una ripida fiancata dei Monti Carseolani dominante sul Lago del Turano. È inserito nella Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia e nella Rete dei Borghi del Respiro.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Frammenti di statuette votive rinvenuti sul Monte Cervia fanno ipotizzare l’esistenza nella zona di un’area di culto e di un popolamento organizzato fin dal 200 a.C. che poi si è sviluppato in un abitato di tipo rurale, in epoca romana. Ciò è attestato dalla Pietra Scritta, un documento funerario romano del primo secolo a.C. Scarse le fonti sul periodo medievale: nell’852 il Regesto di Farfa menziona il borgo tra i beni appartenenti all’Abbazia. Dal 1300 Paganico è stato annesso ai domini della potente baronia di Collalto, fino all’annessione di tutta la zona reatina all’Italia Unita.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa di San Nicola del1300, con un’unica navata e due altari abbelliti da tele del 1800. Sul soffitto è stata realizzata nel1935 un’opera pittorica da Carlo Cavallari

Sale di San Nicola ospitano una esposizione di arredi liturgici antichi e arnesi della civiltà contadina.

Chiesa di Santa Maria dell’Annunciazione risale al 1398. Nel corso di un restauro promosso dall’ UE sono stati scoperti altri cicli pittorici.

La Pietra Scritta enorme lapide romana del primo secolo a.C., scolpita su un masso erratico. L’epigrafe funeraria porta il nome del defunto Publio Muttino.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio è caratterizzato da boschi di querce, castagni e faggi e da interssanti mete naturalistiche: le Gole dell’Obito, dirupo scavato dalle acque del fosso omonimo, Antica Mola, rudere di una antica macina, il Rencricchittu, sperone roccioso a strapiombo sulla valle, e la sorgente Fonte della Signora. Le cime dei monti ospitano esemplari del falco pellegrino. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Moresca rappresentazione storica in versi dell’aspra contesa tra cristiani e musulmani nell’ Italia centro-meridionale. Promuove i valori dell’accettazione reciproca tra diverse culture e tradizioni.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio La Moresca

Maggio Rito delle Calendimaggio, Sagra dei Vertuti

Luglio: Sagra delle Sagne Strasciate

Agosto Fiera di San Giovanni, Festa di Maria Santissima Ballo delle Pantasime

Novembre La castagnata

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Cicerchie-Lenticchie, Funghi porcini, Sagne strasciate

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

http://www.comune.paganicosabino.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗲𝘀𝗰𝗼𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗻𝗼

Il borgo degli Equicoli fieri e bellicosi

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Nome derivante dal latino: Pesculum=luogo posto in alto, Peschio voce regionale dell’Italia centrale per indicare una sporgenza, rocchiano termine medioevale, fatto di roccia.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 806 ms.l.m.

Area 94,77 km² 

Abitanti 1872

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo è arroccato su uno sperone roccioso tra i monti del Cicolano e i Monti Carseolani, nella media Valle del Salto.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Pescorocchiano è sorto sull’antica Nersae, insediamento protostorico degli Equicoli, divenuto municipium romano e Res publica Aequicolorum di grande prosperità in epoca romana. Nella stessa zona durante la fase dell’incastellamento si formò la fortezza del Peschio intorno alla quale si sviluppò il borgo medievale citato nel 1161 come Castrum Pescli. Nel 1183 risulta sotto la giurisdizione dei Normanni come possedimento di Gentile Vetulo e poi dei Collalto. Nel 1418 pervenne ai Mareri, nel 1500 ai Colonna, ai Savelli e ai Barberini. Nel 1810 il Secondo Abruzzo Ulteriore fu diviso in tre distretti, Pescorocchiano venne aggregato a quello di Cittaducale e vi rimase anche dopo la Restaurazione borbonica. Con l’unità d’Italia rimase nella provincia aquilana, nel 1927 passò alla Provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Parrocchia di Sant’Andrea antica pieve a tre navate del 1100.

Santuario della Santissima Trinità di Vallececa meta di pellegrinaggi nella ricorrenza della festività

Sette Colonnette di confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie testimoniano che il luogo è stato zona di frontiera tra i due Stati preunitari

Chiesa di Santa Maria della Neve del 1100 custodisce bellissimi affreschi.

Mura poligonali o ciclopiche di tipo miceneo edificate presso Alzano da una popolazione pelagica giunta nel 2000 a.C. 

Grotte di Val de’ Varri sito archeologico dell’Età del Bronzo tutelato dal Ministero dei Beni Culturali per la presenza di eccezionali esemplari di fauna e flora, di grotte con graffiti e resti di manufatti.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il Cammino dei Briganti, il Cammino Naturale dei Parchi, il Cammino di Francesco e Tommaso, si richiamano a temi culturali, antropologici, paesaggistici.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Compagnia degli Zanni affiliata alla Federazione Italiana Tradizioni Popolari si impegna in una continua ricerca della cultura popolare locale.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbbraio Carnevale degli Zanni

Luglio Incontro Internazionale del folclore del Cicolano

Agosto Panorama e Gusto, Il Cammino del gusto, Tra Vicoli e Vedute 

Novembre Festa di Sant’Andrea, Sagra della Castagna

Dicembre: Veglia per Santa Lucia

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Castagna rossa, Funghi, Tartufi, Cicerchia.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.pescorocchiano.rieti.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗕𝘂𝘀𝘁𝗼𝗻𝗲

Sulle tracce della predicazione di San Francesco

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal termine latino podium e dal nome medievale di persona Busto-Bustonis. Nel passato il borgo era chiamato

Podio Bistonis.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 756 m slm

Area 22,38 km² 

Abitanti 1.959

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Comune di montagna arroccato sul fianco del Monte Rosato, alle falde occidentali del massiccio del Terminillo, con vista sulla conca reatina.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il castrum e il podium di Poggio Bustone è citato in un documento del 1117, dove si certifica che Berardo Berardi donò il feudo all’Abbazia di Farfa. In seguito esso fece parte del Regno Normanno, alla fine del 1100 fu incluso nei territori di Rieti e rimase nello Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia. San Francesco iniziò a predicare nel 1208 nella Valle Reatina prendendo dimora a Poggio Bustone. Nel 1817 il borgo fu sede di un governatorato che aveva alle sue dipendenze Labro, Morro e Rivodutri.

 Nell’Aprile del 1944 Poggio Bustone fu invaso da truppe nazi-fasciste che portarono morte e distruzione. Per il coraggio dimostrato dalla popolazione, il Comune fu insignito del valor militare.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Torre del Cassero rimangono resti della parte inferiore, a pianta pentagonale.

Porta del Buon Giorno ingresso medievale con arco gotico attraverso il quale passò San Francesco salutando gli abitanti con la frase “Buongiorno, buona gente”.

Chiesa di San Giovanni Battista custodisce le reliquie di San Felice e affreschi del 1400 che rappresentano San Francesco mentre riceve le stimmate

Sacro Speco piccola chiesa sul luogo dove il Santo riceveva le Rivelazioni

Santuario di Poggio Bustone costruito sul romitorio che ospitò Francesco nel 1208.

Convento di San Giacomo del 1400 , Il cui chiostro presenta una serie di lunette affrescate con episodi della vita del Santo.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Nelle propaggini del Monte Rosato, si hanno le condizioni aerologiche per praticare il parapendio. Parte del territorio del borgo è inserito nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, un’area paludosa che ospita numerose specie di uccelli migratori.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel Parco Giardini di Marzo è stata posta la statua in bronzo di Lucio Battisti, nato nel borgo e diventato compositore, polistrumentista e popolare cantautore italiano.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio

Settembre Poggio Bustone Cup Parapendio

Agosto: Festa dell’Immacolata Concezione a San Pietro di Poggio Bustone

Settembre: Festa di San Felice

Ottobre Sagra della Porchetta

Dicembre: Valle Santa in Cammino, Il Paese diventa Presepe

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Porchetta di Poggio Bustone.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.poggiobustone.ri.it/   

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗖𝗮𝘁𝗶𝗻𝗼

Vedetta longobarda

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dai termini latini: podium=rialto, catinum=dolina carsica.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 387 m s.l.m.

Area 14,98 km² 

Abitanti 1.269

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo sorge sulle propaggini dei monti Sabini, alla base del Monte Tancia e affaccia sulla valle del Tevere.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il paese sorge su un territorio già abitato in epoca romana I Longobardi del Ducato di Spoleto nel 600 fondarono il castrum Catino come avamposto strategico al confine con il Ducato Romano. Poiché la posizione geomorfologica non consentiva lo sviluppo del borgo, fu creato il Podium de Catini sul vicino colle Moricone. Alla fine delle invasioni barbariche il castello divenne notevole centro economico e amministrativo. Nel 1000 appartenne all’Abbazia di Farfa, nel 1100 fu Libero Comune, ma nel corso della sua storia è sempre stato dominato da famiglie potenti e dalla Chiesa. Nella parentesi francese del 1898-99 e nel 1816, con la riforma della Restaurazione, ebbe molte destinazioni amministrative. Dopo l’annessione al Regno d’Italia il Borgo entrò nella Provincia di Perugia, nel 1923 in quella di Roma e nel 1927 fu incluso nella Provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Torre Longobarda del 600 alta venti metri, a pianta pentagonale

Porta Posterla serviva per accedere al percorso della ronda intorno alla fortificazione muraria

Palazzo Olgiati di particolare valore, è sulla sommità del colle Moricone e sede de Comune

Chiesa di San Nicola del 1621 conserva un’urna cineraria di epoca romana e il fonte battesimale rinascimentale.

Chiesa di San Rocco del 1300, facciata con orologio, a navata unica e abside con affreschi del 1400.

Terme di Silla sito archeologico di epoca romano-repubblicana con i resti di un acquedotto sotterraneo.

Eremo di San Michele Arcangelo piccolo santuario rupestre

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il territorio è ricco di boschi. La parete rocciosa a strapiombo presso l’Eremo di San Michele Arcangelo è attrezzata per il free climbing. Dal Belvedere del Borgo, nelle giornate limpide si può scorgere la Cupola di San Pietro.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel 1933 a Palazzo Olgiati è stato ritrovato lo scheletro di Poggio Catino intorno al quale sono sorte fantasiose e numerose leggende.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Agosto: Sagra della Panzanella – Festa di Maria SS.ma Assunta e San Rocco.

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Porchetta, Panzanella.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.poggiocatino.ri.it/    

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗠𝗶𝗿𝘁𝗲𝘁𝗼

Il borgo tra tesori paesaggistici e monumenti storici

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal Latino podium, luogo elevato e myrtetum, aggettivo che si riferisce alla abbondante presenza del mirto.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 246 m s.l.m.

Area: 26,39 km²

Abitanti: 6.140

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Dalle propaggini dei Monti Sabini il territorio declina verso il fiume Tevere. Poggio Mirteto sorge in una zona collinare, alle falde del Monte Cosimo in posizione panoramica che domina tutta la vallata.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il documento più antico che menziona Poggio Mirteto risale al 1294. Si ipotizza che l’antico castrum sia stato fondato tra 1285 e il 1290 da una famiglia aristocratica di origine romana con rilevanti interessi nella Sabina. Con il passaggio all’Abbazia di Farfa il castello fece parte del sistema difensivo del monastero. Poggio Mirteto si arricchì dal punto di vista demografico ed economico nel 1400 quando divenne sede degli Abati commendatari i quali provenivano da famiglie nobili come gli Orsini e i Farnese. Essi provvidero ad ampliare il castello a costruire nuove mura e nuovi spazi urbani. Nel 1600 la ricca città commissiona opere d’arte a famosi artisti dell’epoca e fonda un’Accademia umanistica Durante l’occupazione francese conservò la sua centralità divenendo capoluogo del suo Distretto. Tornata sotto lo Stato Pontificio, all’inizio del 1800 Poggio Mirteto fu sede della prima vetreria industriale, la Fajella, che produceva lastre di vetro e grazie alla quale il borgo divenne una città industriale dove arrivarono operai specializzati dall’Italia del nord portando nuove idee politiche, religiose e di costume. Nel 1841 dal Pontefice fu elevata a Diocesi, a metà del 1800 fu inaugurata la stazione ferroviaria. Poggio Mirteto partecipò attivamente al Risorgimento; la popolazione festeggia ancora oggi la liberazione dallo Stato Pontificio con la festa del Carnevalone Liberato. Nel 1861, il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, Commissario Generale dell’Umbria, decretò l’annessione di Poggio Mirteto al nascituro Regno d’Italia. Con l’annessione allo Stato Italiano rimase capoluogo del territorio fino all’ingresso nella provincia di Rieti

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Bagni di Lucilla resti di un complesso termale in località San Valentino, fu costruito nel primo secolo aC. dall’Imperatrice Lucilla, figlia di Marco Aurelio.

Porta Farnese presenta un architrave con l’incisione del nome del Cardinale Alessandro Farnese e la data di costruzione, 1577.

San Paolo la chiesa più antica di Poggio Mirteto. Inizialmente chiesa cimiteriale annessa al camposanto che oggi è il Parco San Paolo. La facciata intonacata presenta un profilo a campana, un unico portone con architrave in pietra, sormontato da un rosone. L’interno a navata unica con cappelle laterali, interamente affrescato con opere del 1300-1500. Il campanile è a base quadrata, diviso in cinque ordini di cui il terzo e il quarto presentano bifore, nella parte campanaria è visibile una monofora.

Palazzo Vescovile. Nel centro storico, dotato di una corte interna, è composto da quattro piani ed era parte del vecchio castello.

Alla Chiesa di San Rocco si accede da una gradinata che rende il luogo una terrazza aperta sulla piazza principale del borgo. La facciata presenta un grande profilo centrale a campana con timpano. L’interno è a navata unica con due coppie di cappelle laterali.

San Giovanni Battista del 1660 ha la facciata intonacata con profilo a campana e timpano triangolare, presenta due ingressi. L’interno è a navata unica, con due coppie di nicchie ai lati abbellite da decori in finto marmo. Le decorazioni e gli stucchi dorati sono del 1700 più volte restauri.

Cattedrale di Santa Maria Assunta della metà del 1600. La facciata è in cotto, a tre fornici e attico con finestrone centrale. L’interno è a tre navate e presenta vari elementi decorativi in marmo rosso di Cottanello. Nel presbiterio, sull’altare principale, è esposta una pala di Giovanni Baglione che raffigura la Madonna Assunta, ai lati ci sono le statue di San Pietro e Paolo. Nelle navate sono presenti tre coppie di cappelle decorate con stucchi. Conserva un organo di pregio della metà del 1800.

Torre dell’Orologio vicino a Porta Farnese, custodisce le antiche campane di San Paolo con incisa la data di fusione risalente alla fine del 1200. Fu costruita come torre difensiva, rialzata successivamente con la creazione dello spazio per le campane. L’orologio a pesi non è funzionante

Castello di Montorso di cui rimangono solo le rovine risale all’800 e fu costruito sui resti di una villa romana e proprietà degli Orsini. 

Castel San Pietro risale al Mille, nei pressi della villa romana dei Casoni legato per motivi politici e geografici all’Abbazia di Farfa, fu feudo di nobili famiglie. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Le colline sono ricche di oliveti e vigneti e tra la vegetazione abbonda il mirto che ha dato il nome al borgo. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nel corso del 1600 Poggio Mirteto fu sede dell’Accademia dei Raminghi che mise il borgo in contatto con uomini di cultura del tempo. 

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Febbraio: Carnevalone Poggiano, Sagra della Bruschetta

I di Quaresima: Carnevalone liberato

Maggio: Settimana Musicale Mirtense, 

Giugno: Rassegna Cinematografica, Giornata del Musicante

Agosto: Festa del Patrono San Gaetano da Thiene

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

Formaggio Cacio Magno

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.poggiomirteto.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗶𝗮𝗻𝗼

Il Borgo dell’InfioratA

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal latino podium che significa luogo alto, e Mellius nome proprio o Mollios. Oppure deriva dal termine dialettale moiano cioè terreno friabile. Da alcuni documenti farfensi del 773 sappiamo che la zona dove sorgerà il paese veniva denominato in vari modi: Modiano-Medianula-Loco Moiano-Manula-Gualdo Moiano.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza: 520 m s.l.m.

Area: 26,95 km²

Abitanti: 2.808

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Paese all’interno del Parco Regionale dei Monti Lucretili, alle falde dell’altura Mura Miano. Dal centro abitato inizia una zona collinare, traversata dal Rio Romeano, che arriva fino ad Osteria Nuova, frazione del Comune lungo la Salaria. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Le notizie sulle origini di Poggio Moiano sono frammentarie, tuttavia si ipotizza che fosse un baraccamento di boscaioli tra il 600 e il 1000 che rifornivano Roma di carbone. Un documento del 1084 menziona il borgo come feudo dell’Imperatore Enrico IV. Nel 1118 un attestato ne conferma il possedimento con l’aggiunta della chiesa di Santa Margherita. In una bolla papale del 1262 viene definito castrum e attribuito all’Abbazia di Farfa. Nel 1300 diviene Comune e nel 1334 per la prima volta compare nei documenti pubblici il nome di un Sindaco: Pardano, nativo di Cerdomare. Durante il 1400 appartenne ai Savelli fino al 1462 quando il Pontefice sottrasse alla nobile famiglia il feudo perché nella guerra con il Regno di Napoli si era schierata dalla parte degli Angioini nella guerra con gli Aragonesi sostenuti invece dal Papato. Poggio Moiano fu per molto tempo oggetto di compravendita tra potentati e casate: venduto dalla Camera Apostolica ai Cesarini e ai Rustici, poi fu requisito nuovamente dal Papa destinato agli Orsini e poi di nuovo ai Savelli, nel 1633 fu venduto ai Borghese e successivamente ai Torlonia. Nel 1861 Poggio Miano Passò dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia venne inserito nella provincia di Perugia e nel 1927 in quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Edicola di Santa Liberata contiene l’immagine della Santa protettrice dei bambini affetti da gravi malattie.

Santa Maria della Concezione e San Giovanni Battista chiesa parrocchiale situata nel centro storico. Presenta una pianta a croce latina, un’unica navata con abside semicircolare. La facciata è intonacata strutturata a fronte piano che nasconde il tetto a due falde. L’ingresso è unico. All’interno conserva affreschi del 1500 che raffigurano una Madonna in Trono e la Madonna del Rosario. 

San Martino del 900 è una chiesa rurale fuori dell’abitato con annesso il dormitorio. È realizzata in pietra locale, con materiali di reimpiego con motivi ornamentali. La facciata ha un profilo a capanna, lo spiovente sinistro è occupato da un campanile a vela a due luci con archi a sesto pieno e coronamento a due spioventi. L’unico ingresso ha un portale in pietra sovrastato da un rosone. L’interno a navata unica, presenta un’abside semicircolare con affreschi del 1500 raffiguranti San Martino e Sant’Antonio Abate. 

Santissima Trinità lungo la Licinese, fuori dell’abitato, chiesa rurale dei primi del 1900

San Sebastiano chiesa rurale del 1500. La facciata ha un profilo a capanna completamente intonacato, lo spiovente sinistro è occupato da un campanile a vela con coronamento a due spioventi. Sopra l’unico portale in ferro è presente un oculo incorniciato in pietra. L’interno a navata unica, presenta varie decorazioni sulle pareti intonacate e nell’abside semicircolare è esposta una tela che raffigura San Sebastiano. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio comprende il Parco regionale naturale dai Monti Lucretili, dei quali la parte settentrionale è sicuramente la più selvaggia e solitaria, ricca di flora e fauna. Si può costeggiare il Rio Romeano, raggiungere la Cascata del Fosso della Mola che prende nome dalla presenza di un mulino, i cui resti si incontrano lungo il tragitto che porta alla Cascata del Rio, oppure si può salire sulla vetta della Cima Casarese. In vetta al Monte Pennino è possibile ammirare tutto il territorio comunale e buona parte della Bassa Sabina. 

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Banda Musicale di Poggio Moiano, le cui origini risalgono al 1868 vanta una proficua attivittà interrotta solo nel periodo delle Due Guerre. Dal 1973 Don Antonio Santini organizza corsi di musica per formare il Gruppo Folkloristico, noto e apprezzato in tutto il territorio. Oggi la Banda Musicale che ha preso il nome del Sacerdote, continua le sue esibizioni in eventi civili e religiosi con grande successo.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa del Patrono San Sebastiano

Febbraio: Festa di Carnevale

Maggio. Sagra dell’Asparago Selvatico

Giugno: Infiorata del Sacro Cuore

Agosto: Percorso Gastronomico Da Piazzetta a Piazzetta

Dicembre: Festività Natalizie

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

Fettuccine

Ciambelle di San Sebastiano

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.poggiomoiano.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗡𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼

La valle delle ville romane

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Deriva dall’espressione podium donum Dei che indica sia la posizione ben protetta del paese, sia il ringraziamento alla Divina Provvidenza. Passaggi linguistici: Podium Donadei-Podio Donadeo-Poggio Donadio-Poggio Nadio-Poggio Nativo. Oppure potrebbe derivare dalla denominazione Podium de Donadei , e Donadeo sarebbe il nome del potente signorotto ritenuto fondatore del borgo

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza:415 m s.l.m.

Area: 16,50 km²

Abitanti: 2.592

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Su uno sperone del rilievo collinare, detto dei Massacci, alle propaggini meridionali dei Monti Sabini, il borgo si allunga come un fuso tra le valli del Farfa e del suo affluente Fosso Riana. 

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Il territorio di Poggio Nativo risulta abitato durante l’Età del Bronzo; infatti lungo il fosso di Riana, dove si trova il costone di Battifratta, si aprono piccole grotti che durante scavi archeologici hanno restituito frammenti ceramici e reperti pertinenti a una sepoltura dell’Età del Bronzo. In epoca romana sembra che la zona di Poggio Nativo fosse frequentata dai Romani che costruivano le loro ville rustiche in quel territorio fertile e collegato all’Urbe dal Fiume Tevere. La valle costituisce un bacino archeologico comune tra Poggio Nativo, Poggio Moiano e Scandriglia dove sono stati rinvenuti importanti ruderi attribuiti alla villa di Caio Crasso e della famiglia Terenzia. Si ipotizza che il primo nucleo abitativo nell’Altomedioevo si sia formato nella parte più alta del colle e durante le invasioni barbariche sia stato un potente signorotto chiamato Donadeo a curare la fondazione del castello e a dargli il nome, concedendo protezione alle famiglie sopravvissute alle distruzioni dei barbari. Quando avvenne la nuova aggressione dei Saraceni e le popolazioni delle zone vicine trovarono di nuovo rifugio nel colle Donum Dei, furono edificate delle solide mura di difesa. Nel 1159 il Podium Donadei apparteneva a Reinaldo di Sinibaldo che donò il feudo al Papato. Nel corso del 1300 Poggio Nativo ebbe diversi proprietari per finire sotto l’Abbazia di Farfa. Durante il 1400 in due periodi distinti fu prima dominio dei Savelli e dei Borghese che esercitarono i loro diritti fino all’abolizione della feudalità nel 1816. Durante l’occupazione francese rientrò nel dipartimento del Clitunno. Con la Restaurazione Poggio Nativo entra nella Provincia Sabina. Con l’Unità d’Italia fece parte della Provincia di Perugia e nel 1927 di quella di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

La Rocca/Palazzo Baronale distrutto completamente dal terremoto del 1915, dell’edificio rimangono visibili un bastione poligonale e due livelli di finestre del 1400.

Monastero di San Paolo del 1200, sede delle Benedettine per volere dell’Abbazia di Farfa. Fu ingrandito e ristrutturato dai Francescani. L’attuale edificio è corredato di un Coro con magnifici scanni di legno intarsiato. All’interno presenta una unica navata articolata in sei cappelle; l’altare maggiore e una preziosa tela del 1600 affiancata dalle statue di San Giacomo e San Filippo. Nel vecchio refettorio, trasformato in magazzino, sono stati rinvenuti pregevoli affreschi.

Chiesa della Santissima Annunziata edificio del 1500, presenta una facciata intonacata, con profilo a capanna e timpano. L’ingresso unico con cornice in travertino e lunetta cieca è sormontato da un oculo. Il campanile è a vela. All’interno, a navata unica, si trovano tre coppie di altari barocchi, con stucchi dorati e un altare maggiore dello stesso stile, con al centro un dipinto. 

Chiesa di San Rocco chiesa rurale presente dai primi del 1700. La facciata, costruita in pietra di cava, presenta un profilo a capanna, con unico portone. La pianta è rettangolare e all’interno si trova un altare in stile barocco con un dipinto raffigurante il Santo con la Madonna e San Sebastiano.

Chiesa della Madonna della Neve o dei Peschi è una chiesetta rurale, appena fuori l’abitato. L’ingresso è protetto da una griglia in legno. L’interno è interamente affrescato e vi si trova iscritta la data del 1736.

Santacittarama Monastero Buddhista in località Brulla, fondato nel 1990.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

La morfologia collinare e la natura del suolo favoriscono prevalentemente la coltivazione della vite e dell’ulivo, mentre nella parte più pianeggiante, resa fertile dalla presenza delle acque del Farfa, predomina il grano.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Poggio Nativo ha dato i natali a Pietro Pisauri, che nel 1592 fondò il Monte di Pietà e il Monte Frumentario. L’istituto del Monte di Pietà aveva solo funzione di deposito del denaro mentre il Monte Frumentario aveva lo scopo di assicurare ai contadini più poveri la distribuzione dei cereali per la semina in caso di scarso raccolto.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio Abate

Luglio: Pizza sotto le Stelle

Agosto: Estate a Poggio Nativo, Sagra della Ciambella, Festa dell’Assunta

Settembre: Festa del Patrono San Michele Arcangelo 

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

La Ciambella

Prodotti dell’antico Forno Comunale

Falloni di Pasqua

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.poggionativo.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗦𝗮𝗻 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝗼

Il borgo con il leggio più grande d’Europa

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dal latino podium (poggio/luogo elevato) seguito dal nome del santo patrono del paese San Lorenzo

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 494 m s.l.m.

Area 8,67 km² 

Abitanti 547

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il borgo si trova nell’alto bacino del fiume Farfa, su un colle domina a ovest la nuova Salaria, a est l’antica via del sale.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Vi sono testimonianze della presenza di un centro abitato da Pelasgi. Dopo la fusione tra Sabini e Romani il piccolo villaggio diventò un castrum romanum che controllava il traffico sulla via del sale, e che in epoca imperiale fu chiamato Vicus Nervae. Nella fase dell’incastellamento, sul castrum venne edificato Castel di Picte, che poi prese nome Poggio San Lorenzo. Nel 1198 era parte dei possedimenti di Farfa, e pur subendo l’egemonia di varie famiglie baronali romane, restò sempre sotto l’amministrazione farfense. Subì cambiamenti amministrativi dovuti alla dominazione napoleonica e alla Restaurazione con la riforma amministrativa del 1817. Dopo l’Unità d’Italia il Comune fu inserito nella Provincia di Perugia, nel 1923 passò alla Provincia di Roma, nel 1927 alla Provincia di Rieti

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Chiesa della Madonna dei Penitenti costruita sui resti di un tempio dedicato alla dea sabina Vacuna.

Frantoio di Capofarfa struttura del 1600, conserva la base di un torchio per le olive di epoca romana, e una macina a pietra

Mura dell’antico castrum costruite in opus reticolatum, con ampie arcate a tutto sesto e alte venti metri

Oppidum preromano a forma poligonale, centro di aggregazione sociale.

Chiesa di San Lorenzo Martire del 580, e ristrutturata nel 1780. Dell’edificio originario resta un portale in travertino e due pregevoli tele del 1500.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il paesaggio presenta terrazze di olivo, corsi d’acqua, e zone ricoperte da lecci, ornelli, cerri e aceri. È presente Il Leccio secolare di 400 anni, una circonferenza di 4,55 metri, altezza di 16 metri, accanto ai resti delle cosidette Terme dell’Imperatore Tito

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Piano dell’Abatino è un giardino faunistico che accoglie animali colpiti da abbandoni, incidenti, maltrattamenti. Poggio San Lorenzo è l’unico paese del Cammino di Francesco che ha attrezzato La casa del Pellegrino, per una sosta lungo il percorso.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Marzo: Sagra del Frittello

Lunedì di Pasqua: Madonna dei Penitenti 

Giugno/Luglio: Sagra del Pesce

Agosto: Festa del Patrono 

Settembre: Festa della Madonna Addolorata di Capo Farfa

Ottobre: Madonna del Rosario e San Sebastiano.

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Olio della Sabina DOP

Tartufi e funghi 

Frittelli e fritti vari

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.poggiosanlorenzo.ri.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝘀𝘁𝗮 

Il borgo medievale come stazione di servizio

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Distrutto il castello di Machilone, luogo di sosta sulla via Salaria destinato alla riscossione di pedaggi e dazi, sorse un nuovo abitato denominato L’apPOSTA cioè il borgo che stava al posto del castello. 

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 721 m s.l.m.

Area 66,01 km² 

Abitanti 557

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Il Comune si trova sul tratto della via Salaria che attraversa l’Alta Valle del Velino, a metà strada tra i due Mari Tirreno e Adriatico, tra Roma e Ascoli Piceno.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Una iscrizione nella Chiesa di Santa Maria (frazione di Bacugno) testimonia che nella zona era attivo il Forum Decii, mercato sabino che in epoca romana divenne un crocevia di scambi lungo la via Salaria. Il centro, decaduto nella fase delle invasioni barbariche, fu sostituito da un nuovo mercato: il Foro del castello di Machilone, in posizione strategica per il passaggio di merci e persone, fondato dai Normanni nel 900 su due colli antistanti all’attuale abitato di Posta. Nel 1299 gli Aquilani incendiarono il castello, i villaggi e si impadronirono del feudo. Gli sfollati chiesero di fondare un nuovo nucleo abitativo e dettero origine a Posta, nel contado de l’Aquila. Nel 1572 il borgo passò nei possedimenti di Margherita d’Austria, fu poi inserito nell’Abruzzo Ultra II (del Regno di Napoli). Dopo l’Unità d’Italia rimase nella provincia de l’Aquila e nel 1927 ceduto alla provincia di Rieti.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Itinerario archeologico ripercorre l’antica Salaria nei punti in cui si trovano i reperti delle ardite soluzioni ingegneristiche adottate dai Romani nel tracciare la Salaria sulle strette Gole del Velino.

Palazzo della Gabella sede del dazio. Sulla Porta Gabella sono riportate le cifre da versare per ogni singola merce. Ricevette funzione e titolo nobiliare da Margherita d’Austria e ne divenne la residenza.

Chiesa di San Francesco della prima metà del 1200, fu dedicata a San Matteo per volontà di San Francesco.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Le vette intorno al borgo superano i 1500 metri, sono meta di escursionismo e trekking grazie a numerosi sentieri segnalati dal CAI.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

A Bacugno in onore di S.Maria della Neve si celebra un rito di origine pagana. Gli elementi rituali presenti nella celebrazione sono: il toro ossequioso, il solco, il mannocchio e i ciammelletti

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Gennaio: Festa di Sant’Antonio Abate

Luglio: Sagra del Fritto Misto

Agosto: Mostra d’Arte “Posta Contemporanea”, Festa di Santa Maria della Neve a Bacugno

Dicembre: Fiera di Santa Lucia.

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Zampitti

Pecora allu cotturo

La Panonta

Ciammariche al sugo

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.posta.rieti.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗣𝗼𝘇𝘇𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮

Un presepe protetto da boschi verdeggianti

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Sull’origine del nome due ipotesi puteum gallorum-Pozzo dei galli/franchi pozzo termine laziale per indicare un luogo acquitrinoso.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza 878 m s.l.m.

Area24,98 km² 

Abitanti 301

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Pozzaglia è un piccolo centro di montagna della Sabina, a Nord Est del Lazio, nei pressi del Lago di Turano.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nella Grotta Pila sono stati rinvenuti vasi e sepolture che attestano il popolamento della zona fin dal Neolitico e dall’Età del Rame. Il borgo sarebbe stato fondato dalle truppe di Carlo Magno nel luogo dove avevano sconfitto i saraceni. Nel corso dell’800 il feudo fu dell’Abbazia di Farfa e nel 1200 della famiglia Colonna. Per i contrasti politici tra i Colonna e diversi Pontefici, nel 1360 l’abitato fu distrutto dalle milizie pontificie. Nel 1401 divenne feudo degli Orsini, dopo vari passaggi, nel 1632 passò ai Borghese fino all’abolizione dei diritti feudali. Compiuta l’Unità nazionale, il territorio sabino fece parte di varie provincie, finché fu istituito il mandamento di Rieti del quale Pozzaglia è parte.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Arco di ingresso all’ex castello a sesto acuto, risale al 1500 

Porta di accesso al Borgo dell’inizio del 1600 in pietre calcaree

Chiesa di Sant’Antonio del 1655, con navata unica, soffitto a capriate e altare barocco.

Abbazia Benedettina S. Maria del Piano restano la facciata e il campanile.

Chiesa di S. Stefano Protomartire del 1252, restaurata nel 1600 dai feudatari Santacroce. Presenta un soffitto a cassettoni e tre altari con trabeazioni barocche.

Chiesa di S. Nicola di Bari del 1400, custodisce le spoglie di Santa Ulpia Candidia Martire, un affresco del 1500 e diversi mosaici.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Luogo ideale per itinerari in verdeggianti prati e boschi e per la possibilità di escursioni alla Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo o al Lago del Turano. Vi è inoltre Grotta Pila, cavità carsica lunga 40m., con stalattiti, stalagmiti, sito archeologico, e rifugio di fauna chiroptera.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Una leggenda racconta che i corpi dei Franchi caduti valorosamente in una storica battaglia di Carlo Magno contro i Saraceni presso Pozzaglia, furono tumulati in un pozzo chiamato puteum gallorum.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Maggio/Giugno: Pentecoste festa di Santa Ulpia Candida Martire

Settembre: Festa di Santa Agostina Pietrantoni

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Castagna Rossa del Cicolano

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.pozzagliasabina.ri.it/ 

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"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗥𝗶𝗲𝘁𝗶

Rieti una città d’acqua

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Antica Reate, dalla divinità Rhea madre di tutti gli Dei.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altezza:405 m s.l.m.

Area: 206,46 km²

Abitanti: 45.276

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

E’ pianura ma fu lago, acquitrino e palude. La conca di Rieti è incoronata dalla cerchia dei Monti Sabini e Reatini, è solcata dal fiume Velino e dal suo affluente Turano.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

La città sabina fu conquistata nel 290 a.C. dal console romano Curio Dentato. Manten-ne il diritto al proprio culto e usanze; fu prefettura ed ebbe cittadinanza romana senza diritto di suffragio. Molti cittadini illustri di Roma provenivano da Rieti: Marco Terenzio Varrone, il generale Publio Vitinio, alcune famiglie imperiali come i Claudii, i Publii e i Flavii. Con la decadenza dell’Impero Romano, durante il regno dei Goti, Rieti fu ammi-nistrata da un priore; con i Longobardi fu un importante gastaldato, facente parte del Ducato di Spoleto. Dall’800 al 900 si intensificarono le razzie dei Saraceni. I Longobardi nel 900 restituirono al Papa la Sabina Tiberina, per cui il contado di Rieti venne ridi-mensionato rimanendo nell’orbita del Ducato di Spoleto e della Santa Sede fino al 1100. Nell’ambito delle lotte per le investiture tra Impero e Papato, nel 1151 la città fu assediata, presa per fame e gravemente danneggiate da Ruggero II il Normanno. Rieti venne ricostruita e divenne libero comune di parte guelfa nel 1171, quindi esercitò le sue autonomie amministrative sotto la protezione papale. Con il trasferimento della sede papale ad Avignone, la città fu conquistata dal Re di Napoli. Seguì un periodo di lotte fra guelfi e ghibellini, alle quali si aggiunsero le rivalità tra potenti famiglie baronali romane che misero in atto una aggressiva politica di espansione e si impossessarono di castelli e paesi della Sabina. Quando la sede papale rientrò a Roma, intorno alla metà del 1300, la Santa Sede riportò sotto il suo controllo Rieti, che fu retta da un governa-tore pontificio. Il 1400, il 1500 e il 1600 furono secoli di lotte intestine tra Rieti e le au-tonomie limitrofe, avamposti del regno napoletano. Le idee della Rivoluzione Francese conquistarono una parte del patriziato e della borghesia della città che sostenne la Re-pubblica di Gioacchino Murat, proclamata nel 1799. Quando Ferdinando IV riprese il possesso di Napoli, occupò e saccheggiò Rieti per punirla dell’appoggio dato ai France-si. Nei primi del 1800 la Sabina fu annessa all’Impero francese, inserita nel Dipartimen-to del Tevere, con Rieti capoluogo e Sottoprefettura. Nella fase della Restaurazione lo Stato Pontificio ricostituì la Provincia Sabina come Delegazione Apostolica, con Rieti capoluogo, suddivisa in diversi Governi distrettuali. In seguito all’Unità d’Italia, nel 1860, la città fece parte dell’Umbria; nel 1923 fu aggregata alla provincia di Roma per diventare provincia autonoma nel 1927.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

(Architettura religiosa)

Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al XII secolo, si compone di quattro edifi-ci: la Torre campanaria, il Battistero, la Cattedrale e la Cripta. La Torre campanaria mo-stra due ordini di bifore. Il portico è costituito da ampie volte sostenute da piloni otta-gonali. Il Battistero di San Giovanni in Fonte, realizzato nel 1200, conserva il  fonte marmoreo. La Cattedrale (basilica superiore), realizzata in un sontuoso stile barocco, presenta tre navate, un’abside con cupola e pregiate cappelle. Custodisce inoltre statue marmoree, affreschi, decori ad opera di artisti come Manenti, Calcagnadoro, Valadier e altri che hanno lavorato su progetti del Bernini e del Canova. La Cripta (basilica infe-riore) è divisa da sedici colonne, con capitelli medievali, disposte su due file.

Sant’Agostino risale al 1252. La facciata di stile romanico è arricchita da un rosone, da un portale, sormontato da un architrave con lunetta affrescata e sovrastata dal timpa-no. È dotata di un campanile romanico con due ordini di bifore. L’interno a  navata uni-ca sormontata da capriate di legno termina in tre absidi, le pareti sono abbellite da affreschi realizzati tra il 1200 e il 1700.

San Domenico, fondata nel 1268. La facciata è realizzata in conci di travertino e pre-senta un profilo a capanna. Al suo interno custodisce l’organo denominato Dom Bedos-Roubo. La chiesa con navata unica è sormontata da volte a crociera. Nel 1862 chiostro e convento compreso l’oratorio di San Pietro Martire, vennero annessi alla caserma Verdirosi.

San Francesco, realizzata in stile gotico-romanico, dopo la morte del Santo, ha il porta-le sormontato da una lunetta dipinta e un rosone. A navata unica è arricchita a sinistra da tre cappelle e a destra da tre altari. L’abside è a pianta quadrata e la  copertura li-gnea è a capriate. Sono presenti affreschi a tema biblico e storie di Santi.

Sant’Antonio Abate, il complesso era adibito a ospedale. In attesa di restauro, presen-ta una facciata eseguita su disegno del Vignola.

Convento di Sant’Antonio al Monte, fu fondato nel 1474, sul colle di San Biagio, dai Frati Minori. Nella chiesa, a navata unica, furono costruite nel 1692 sei cappelle latera-li. In una delle cappelle affrescata dal Manenti spicca un crocefisso ligneo.

San Rufo al centro della città, fu restaurata nel 1748 su progetto del Passalacqua. La facciata è neoclassica con un semplice portale. La chiesa a navata unica è arricchita da decori in stile rococò. Conserva la tela de L’Angelo Custode di scuola caravaggesca e una tela del Settecento che raffigura l’estasi di San Camillo de Lellis.

Santa Chiara, chiesa delle Suore Francescane, nasce nel 1400, viene ampliata e intito-lata alla Santa nella seconda metà del 1500. Il campanile presenta due ordini, ciascuno con quattro bifore.

Santa Lucia, chiesa edificata nel 1237, subì nel tempo vari interventi. Nei primi del Settecento viene ristrutturata e l’interno arricchito da un soffitto ligneo, un sontuoso altare in stile barocco e statue della scuola del Bernini. Il monastero attiguo fu soppres-so nel 1886 e oggi ospita la Biblioteca Paroniana.

San Pietro Martire, fondata nel 1266. La lineare facciata presenta un portale in pietra del 1546. L’interno, a navata unica, stupisce per la ricchezza dei decori dell’altare mag-giore sormontato da una tela del Manenti, e per il prezioso soffitto ligneo opera dell’ebanista Masini. 

Sant’Agnese, monastero delle Domenicane edificato nel 1499 e rinnovato nel 1748. Emanuele Alfani ha affrescato il soffitto. L’altare maggiore, sormontato da una tela del 1750, è affiancato da colonne tortili con capitelli corinzi decorati. 

Santa Scolastica, nasce nel 1334 come chiesa del convento femminile benedettino. Un piccolo portico introduce all’interno che conserva una tela del 1753 di Gerolamo Pesci, e tre pale d’altare del 1903 di Antonino Calcagnadoro e una terza della scuola del Car-racci. Sotto il governo napoleonico il convento fu convertito in carcere, oggi ospita l’Auditorium Varrone.

A pochi chilometri dal centro cittadino, il Santuario di Santa Maria de La Foresta,  im-merso nel verde, accolse San Francesco che vi soggiornò nel 1225, ospite della vicina chiesetta rurale di San Fabiano. 

Fontecolombo, il complesso religioso si trova sul Monte Raniero. La chiesa principale è dedicata ai Santi Francesco e Bernardino ed è stata consacrata nel 1450; la cappella della Maddalena, vicino al Romitorio, risale invece alla prima metà del 1200. Intorno al Chiostro sono presenti due porticati. Il Sacro Speco, la cappella di San Michele e la grotta, ricovero del Santo, si trovano ai margini del complesso conventuale.

(Architettura civile)

Palazzo Comunale, il cui nucleo originario è stato eretto nella seconda metà del 1200 nello stesso luogo del Foro della città antica. Un primo ampliamento, su progetto del Vignola, risale al 1563. Nel corso del 1700 è l’architetto Brioni a disegnare la facciata che culmina in un piccolo campanile a vela. Il portico è stato ristrutturato nel 1900 dall’architetto Bazzani, ideatore anche dell’atrio e della scala. Tra il 1939 e il 1956 viene costruita la torre civica adiacente all’edificio. Attraverso una grande porta di noce scol-pita si accede alla Sala Consiliare, affrescata nel 1909 dal Calcagnadoro.

Palazzo Dosi Delfini, iniziato nel 1600 con il piano terreno in bugnato di pietra calca-rea, presenta un portale di accesso tra due colonne che sostengono una piccola loggia. Si accede quindi, a un chiostro ellittico in cui si affacciano le balconate dei due piani del palazzo. 

Palazzo Crispolti, costruito nei primi del settecento, si eleva su tre ordini di stile rina-scimentale. Al primo livello, realizzato in bugnato con un grande portone d’ingresso, segue un secondo livello con balcone e finestre sormontate da timpani. Conserva all’interno affreschi e pitture di Arduino Angelucci.

Palazzo Potenziani Fabri, l’edificio nasce nel 1298. La famiglia Pasimelli iniziò i lavori che proseguirono con la famiglia Fabri, dal 1500 al 1600. Alla fine del 1700 la proprietà fu acquistata dai principi Potenziani. Conserva all’interno decorazioni pittoriche realiz-zate nell’arco di cinque secoli per cui il loro stile corrisponde all’estetica che va dal pe-riodo angioino alla metà del 1600. Attualmente è sede della Fondazione Varrone.

Palazzo Papale, dal XII secolo fu sede dei pontefici che soggiornavano spesso a Rieti. Il palazzo è completato dall’Arco del Vescovo, fatto costruire da Bonifacio VIII. Lavori di restauro furono commissionati dal vescovo Massimo Rinaldi fra il 1925 al 1935.Il più importante intervento è stato realizzato sul portico del piano terra sormontato dalla Loggia delle Benedizioni. I saloni interni sono stati affrescati dal Manenti.

Palazzo Vincentini fù progettato da un seguace del Vignola. La facciata presenta un portale decorato sul quale si apre un finestrone sormontato da un timpano spezzato in cui è inserito lo stemma del casato. Il lato rivolto verso la Cattedrale è ornato da una loggia con due ordini di tre arcate sostenute da pilastri. All’interno oltre ai preziosi ar-redi, conserva affreschi del Manenti e opere del Calcagnadoro e di Arduino Angelucci. Nel 1927 il palazzo fu donato alla Provincia di Rieti che nel dopoguerra cedette i locali alla Prefettura. 

Palazzo Vecchiarelli, la facciata del palazzo cinquecentesco è arricchita da un portale in travertino abbellito con bugnati ottagonali, sormontato da una loggia con finestrone e timpano spezzato che accoglie lo stemma della famiglia. La corte interna contiene ar-redi distintivi delle case nobiliari dell’epoca.

Teatro Flavio Vespasiano, la costruzione fu realizzata nella seconda metà del 1800 su progetto dell’architetto Achille Sfondrini.  La volta della cupola fu ornata a tempera con un’opera di Giulio Rolland e celebra il Trionfo di Tito e Vespasiano. La platea è divisa in due settori e presenta tre ordini di palchi con eleganti stucchi. Da sottolineare la straordinaria acustica tra le migliori in Italia. 

Museo civico, è diviso in due settori: uno storico-artistico ubicato nel Palazzo Comuna-le dove tra le tante opere si può ammirare il Gesso dell’Ebe di Canova. Nella sezione ar-cheologica ubicata nell’ex Monastero di Santa Lucia sono conservati i reperti prove-nienti dalla Sabina.

Museo Diocesiano comprende la Pinacoteca nel Palazzo Vescovile, le Sagrestie nella Basilica, il Museo del Tesoro del Duomo nel Battistero di San Giovanni. I beni artistici custoditi sono opere d’arte e arredi liturgici che provengono da donazioni e diocesi soppresse. Nel Palazzo Vescovile l’Archivio Diocesano nasce con l’obbligo di conserva-zione archivistica imposto da Papa Sisto V nel 1588; la Biblioteca Diocesana, custodisce molteplici donazioni, tra le quali notevole è quella che il Vescovo Giovanni De Vita donò nel 1767.

Biblioteca Paroniana, fondata nel 1831 da Ms. Giovanni Filippo Paroni, noto bibliofilo. La preziosa Sezione Antica è formata da 23.000 libri, codici, incunaboli, atlanti e altri testi che vanno dal 1400 al 1700. La Biblioteca comunale si è costituita subito dopo l’Unità d’Italia quando nel 1862 fu imposto ai Comuni di acquisire le biblioteche degli Enti ecclesiastici. Attualmente si trova nell’ex Monastero di Santa Lucia.

Cinta Muraria, fu costruita nel 1200 con diversi tipi di pietra. E’ formata da un’alta cortina, lunga di circa 1800 metri, con torri semicilindriche e quadrate. Le porte di ac-cesso sono Porta d’Arci, Porta Conca, Porta San Giovanni e Porta Cintia. Porta Romana a meridione, si trova invece, isolata dalla cinta muraria.

Ponte Romano, fu costruito in epoca romana, utilizzando grandi blocchi di travertino. Restano visibili, adagiate sul letto del fiume, i resti di tre arcate affiancate dal nuovo ponte costruito negli anni trenta.

Rieti Sotterranea, fruibile con visite guidate, nasce dal collegamento di un viadotto di epoca romana con i sotterranei di alcune nobili dimore reatine. 

Fontana dei Delfini, fu progettata nel 1600 e arricchita nella metà del 1800 con scultu-re di satiri e delfini. Rimossa e collocata in una zona periferica negli anni trenta, nel 1988 è stata restaurata e riportata nella Piazza del Comune.

Organo Pontificio Dom Bedos-Roubo Commissionato a Barthelemy Formentelli nel 2004 e ultimato nel 2009. Il lavoro del maestro si è basato su testi enciclopedici della seconda metà del 1700. Lo strumento, opera unica nel suo genere, consiste quindi in un organo in stile francese classico, connubio dei trattati dell’organaro F. Dom Bedos de Celles e dell’ebanista Mr Roubo Le Fils ma costruito in tempi moderni. 

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Il Velino è parte integrante del paesaggio urbano. Il suo corso di acque fredde e limpide divide in due la città. Riceve sulla Piana le acque del fiume Turano e lascia il territorio reatino per giungere in Umbria e formare la cascata delle Marmore

La Piana Reatina è luogo di interesse storico-rurale per la bonifica, compiuta in epoca romana, per contenere gli allagamenti del Velino. Il problema venne risolto agli inizi del 1900 con la realizzazione delle dighe del Salto e del Turano. Una pista ciclabile ad anel-lo di 25 chilometri permette di godere delle bellezze naturali e della biodiversità che la valle contiene e protegge.

I Laghi Lungo e Ripasottile sono specchi d’acqua residuali del preistorico lago Velinus. I due bacini sono circondati da coltivazioni agricole e insediamenti rurali. La Riserva che nasce nel 1985, protegge l’avifauna stanziale e migratoria che vive nel bosco igrofilo e nei canneti che contornano i laghi.

Il Monte Terminillo è il più alto dei Monti Reatini. A 1620 metri si trova il paese di Pian de Valli, centro delle attività ricettive e commerciali della stazione turistica del Terminil-lo e partenza degli impianti di risalita e delle piste di sci di fondo. In estate è possibile effettuare passeggiate a piedi e a cavallo, escursioni in alta montagna e itinerari in bici-cletta.

Cammino di San Francesco e di San Benedetto: il primo collega i più importanti luoghi francescani e il secondo ripercorre le tappe dei pellegrinaggi benedettini.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

Nei primi del Novecento l’agronomo Nazareno Strampelli sceglie la Piana Reatina come luogo ideale per le sue sperimentazioni e fonda la Stazione Sperimentale di Cerealicol-tura. Le colture avevano lo scopo di selezionare frumenti più resistenti agli agenti at-mosferici, alle malattie e sementi che avessero un maggiore rendimento. Le numerose varietà di grano che lo studioso riuscì a selezionare, partendo dall’originario grano Rie-ti, diedero ottimi risultati. Le sementi non vennero mai brevettate ma messe a disposi-zioni di tutti i paesi del mondo e studiate ed apprezzate dai maggiori genetisti come base della Rivoluzione Verde.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Giugno/Luglio: Processione dei Ceri di Sant’Antonio da Padova,

Luglio: Festa del Sole, Rieti Danza Estate

Agosto/Settembre: Fiera Mondiale Campionaria del Peperoncino

4 Dicembre: Festa della Patrona Santa Barbara

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Fregnacce alla Reatina

Pizzicotti Reatini

Terzetti

La Mimosa

La Genziana

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.rieti.it/

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗥𝗶𝘃𝗼𝗱𝘂𝘁𝗿𝗶

Il borgo con una storia alle spalle

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Dai termini latini rivus=ruscello, utrinque=su entrambi i lati oppure da velumbri nome degli antichi umbri nell’ agro reatino.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 560 m s.l.m.

Area 26.79 km² 

Abitanti 1.149

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Rivodutri si trova su una collina che degrada con filari di viti e oliveti verso la conca reatina. Sul versante dei Monti Reatini presenta querce, cerri, aceri e faggi.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Presso le sorgenti di Santa Susanna è stato individuato un abitato perilacustre dell’Età del Bronzo e frammenti che fanno pensare a un contesto abitativo di Aborigeni. Il borgo medievale ebbe origine tra il 1100 e il 1200 con l’unificazione di insediamenti rurali sparsi. Le prime notizie del castrum sono del 1375, quando a Rivodutri si rifugiarono i guelfi reatini fedeli alla politica papale espulsi dai ghibellini favorevoli invece alla lega antipapale. La violenta lotta terminò quando Rieti riconquistò Rivodutri,  che ne seguì le vicende storiche.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Porta Alchemica arco secentesco, situato all’ingresso di un giardino, ricco di riferimenti simbolici alle scienze.

Chiesa della Madonna della Valle edificata nel 1700 nel luogo di apparizione della Vergine.

Chiesa di San Michele Arcangelo del 1400, conserva una cappella secentesca affrescata.

Radici Auree tre sculture in bronzo forgiate come espansioni delle radici del Faggio di San Francesco.

Chiesa di San Francesco al Faggio deriva dalla Casetta dei Cerchiari un antico casale del 1700, ad uso dei pastori, e ristrutturato per il Giubileo del 2000, decorato con formelle in ceramica del pittore Franco Bellardi.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Si snodano percorsi naturalistici da fare a piedi o in mountain bike; al Parco alle Noci è praticabile la pesca sportiva.

Sorgenti di Santa Susanna ricche di microfauna fluviale. Per la temperatura, la corrente costante e i fondali favoriscono la riproduzione delle trote.

Faggio di San Francesco caratterizzato da rami che si piegano verso il basso.

Laghi Lungo e Ripasottile circondati da canneti e luogo di ritrovo di uccelli migratori e animali selvatici

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

31 Marzo 1944, grave eccidio nazi-fascista. Caratteristica di Rivodutri è la più antica maschera della provincia, Zanno nel carnevale che viene usata nella Moresca.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Carnevale con lo Zanno. 

Agosto: Sagra della trota e gambero di fiume – Festa di Santa Susanna a Piedicolle – Festa della Madonna del Buon Consiglio a Rivodutri e all’Apoleggia

Dicembre: Presepe alle Sorgenti di Santa Susanna

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Trote e gamberi di fiume

Prodotti di allevamenti ovicoli

Tartufo

Ciambella di Sant’Antonio

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://comune.rivodutri.ri.it/ 

"𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗼𝗿𝗴𝗼" 𝗱𝗶... 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗦𝗶𝗻𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗮

Il castello delle Metamorfosi

𝗧𝗼𝗽𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 

Il nome ha origine dal conte Senebaldo che cedette il castello all’Abbazia di Farfa.

𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Altitudine 552 ms.l.m.

Area 49,56 km² 

Abitanti 791

𝗧𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

Rocca Sinibalda è situata nella Sabina orientale lungo la Valle del Turano, sulle propaggini del monte Pelato.

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Nel 986 Teudino, figlio del conte Berardo, ricevette il castrum dall’Abate di Farfa. La denominazione attuale si deve al nobile longobardo Sinibaldo, rettore della Sabina dal 1058 al 1065; dal 1084 il nome del borgo è menzionato nei documenti. A metà del 1300 il controllo della rocca passò ai Mareri. Questi subirono le pressioni di Clemente VII de’ Medici che nel 1539 riuscì ad assegnare il feudo al Cardinale Alessandro Cesarini. Questi, in seguito al Sacco di Roma,  data l’importanza strategica del feudo, ebbe l’idea di trasformare la rocca medievale in possente struttura fortificata e in un palazzo rinascimentale. Nel 1600 Cesarini vendette il feudo ai Mattei ai quali seguirono numerosi feudatari. Dopo l’occupazione napoleonica, Rocca Sinibalda fu concessa allo Stato Pontificio, con la Restaurazione, nel 1816 fu assegnata alla Sabina sotto i Curti Lepri. Con l’Unità d’Italia, passò dalla provincia di Perugia a quella di Rieti nel 1927.

𝗠𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲

Santa Maria della Neve custodisce una croce processionale in argento sbalzato del 1500.

Chiesa di Sant’Agapito, di antica fondazione conserva opere di artisti locali. 

Castello progettato nel 1530 da Baldassarre Peruzzi. È costituito dal maschio e dal palazzo residenziale collegati da un sistema di muraglie e torrioni, con appartamenti impreziositi da affreschi e da pitture ispirate alle Metamorfosi di Ovidio.

Ponte Romanico in tempi remoti vide il passaggio di Beatrice Cenci in fuga dai suoi familiari.

𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮

Territorio di percorsi di transumanza, è caratterizzato da sentieri segnalati che attraversano la Riserva naturale dei Monti Navegna e Cervia, tra faggete, castagni e querce. Le fioriture del sottobosco in primavera sono ricche di anemoni e ciclamini.

𝐂𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚' 𝐞 𝐟𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐞 

La Biblioteca Casa Museo di Angelo Di Mario, poeta, etruscologo, scultore, con un patrimonio librario di circa 6000 volumi.

Il Museo Agapito Miniucchi, ospita una mostra permanente delle opere dell’artista.

𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 

Manifestazioni

Estate: Castello dei Destini Inventati, Festival del Teatro Politico

Agosto: Festa dei SS. Patroni Agapito e Giustino, Sagra dei Maccheroni a Fezze

Dicembre: Rocca in Musica

𝐓𝐢𝐩𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚'

Maccheroni a fezze

Pecorino di Vallecupola

Vertuti (misto di legumi)

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮'

https://www.comune.roccasinibalda.ri.it/

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